Un miliardo di dollari per salvare la foresta pluviale del Congo

La Repubblica Democratica del Congo chiede aiuto ai paesi industrializzati per proteggere una delle aree naturali più importanti del pianeta.

Un miliardo di dollari. È quanto servirebbe per salvaguardare nove milioni di ettari di foresta pluviale in Congo. L’appello è stato lanciato da Bavon N’sa Mputu Elima, ministro dell’Ambiente della Repubblica Democratica del Congo, in occasione della presentazione del piano di difesa delle foreste al parlamento.

 

Secondo il il ministro dell’Ambiente congolese, il Paese ha bisogno dell’aiuto di altri stati per difendere il proprio patrimonio verde. Per legittimare la richiesta Bavon N’sa Mputu Elima ha citato il precedente dell’Indonesia. «L’Indonesia ha iniziato a ridurre la deforestazione grazie ad un accordo con la Norvegia che prevede il contributo di un miliardo di dollari da parte del paese scandinavo nell’ambito dell’iniziativa internazionale sul clima e le foreste».

 

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Il bacino del Congo presenta un incredibile varietà di habitat e paesaggi, ospita circa 10mila specie di piante tropicali e una fauna ricca di endemismi. La Repubblica Democratica del Congo ha il dovere di difendere le sue foreste che rappresentano un patrimonio di tutta l’umanità, il Paese chiede però l’appoggio dei paesi industrializzati per ottenere il sostegno finanziario necessario per la realizzazione del programma di conservazione.

 

Wildlife Works, un’azienda di abbigliamento statunitense da anni schierata in difesa delle foreste e della biodiversità, ha collaborato con lo stato africano nella stesura del programma di tutela del polmone verde. L’obiettivo è quello di proteggere quasi nove milioni di ettari di foresta. L’area interessata ospita specie a rischio di estinzione come i gorilla di montagna (Gorilla beringei beringei), una rara specie di elefante, detta elefante della foresta (Loxodonta cyclotis), e il bonobo (Pan paniscus), una specie di scimpanzé che viene ritenuto l’animale più simile all’uomo e che vive solo nella Repubblica Democratica del Congo.

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