Vaia, dagli alberi abbattuti una cassa in legno per smartphone

L’idea di una startup che ha voluto dare valore anche a quel legno che altrimenti non avrebbe trovato spazio. Creando un oggetto unico che aiuterà gli artigiani locali colpiti dalla tempesta.

Nuova vita per gli alberi abbattuti dalla tempesta che ha colpito le Alpi ormai un anno fa. Molti infatti son ancora a terra, e non troveranno altra via se non diventare cippato o legna da ardere. Perché allora non creare un oggetto nuovo, unico, col legno di larici e abeti rossi? C’hanno pensato i ragazzi di Vaia, la startup nata a pochi mesi da quell’evento che ha cambiamento per molti anni a venire i versanti del Triveneto.

vaia
Giuseppe, Federico e Paolo, i tre ideatori di Vaia

Quando il design racconta il cambiamento climatico

“Quando la tempesta ha colpito le montagne sono rientrato a casa e sono rimasto colpito dal fatto che tutt’intorno non c’era più un solo albero”, racconta Federico Stafani, tra i fondatori di Vaia e originario della Valsugana. “Ma più importante è stata l’immediata risposta degli abitanti che si son dati subito da fare. Volevamo quindi partecipare anche noi”.

Nasce così l’idea di recuperare quel legno e trasformarlo in oggetti unici in un’ottica di economia circolare: un cubo che permette di amplificare musica e suoni inserendo al suo interno il proprio smartphone. Una cassa passiva che amplifica suoni e musica senza bisogno di consumare ulteriore energia.

“In questo modo recuperariamo le materie prime dai luoghi dove ci sono stati dei disastri naturali, per creare oggetti iconici”, continua Federico. “Ogni cubo ha una spaccatura unica realizzata da un boscaiolo locale. Noi scegliamo dove farla ma è il legno che sceglierà come spaccarsi”. Il legno usato è di tipo massello, ciò conferisce notevole pregio e qualità a Vaia, ed ognuna di esse presenta una spaccatura realizzata dal falegname con un’ascia che segue la venatura naturale del legno ormai rotto.

Riforestare le Alpi

La cassa è realizzata utilizzando uno dei diversi legni proveniente ad esempio dall’abete della Val di Fassa, un pregiato tipo di abete rosso usato da sempre per costruire i violini, in quanto ha una struttura particolare che permette di amplificare il suono.  “Inoltre per ogni oggetto venduto abbiamo deciso di piantare un albero nell’area dolomitica colpita dalla tempesta”, spiega Federico. La startup collabora infatti con Etifor, lo spinoff dell’università di Padova già impegnato nella riforestazione di parte delle aree colpite, con il progetto Wowalps.

Un progetto molto sentito, fortemente voluto da questo gruppo di ragazzi giovanissimi che sono certo il futuro di queste montagne e di queste valli. La parte migliore, impegnata, creativa e solidale.

Articoli correlati