Diritti animali

Bruno Bozzetto racconta la sofferenza degli animali in gabbia con una vignetta

La vignetta del disegnatore italiano, realizzata per Animal Equality, ci ricorda la terribile sorte riservata agli animali rinchiusi in gabbia.

Bruno Bozzetto disegnatore, animatore e regista, “papà” del noto Signor Rossi, simbolo dell’italiano medio, ha realizzato per Animal Equality Italia una nuova vignetta, schierandosi apertamente contro il trattamento riservato agli animali rinchiusi in gabbia. La vignetta è essenziale, composta da poche “semplici” pennellate, ma tremendamente efficace e trasmette tutta l’angoscia provata dagli animali da allevamento che trascorrono l’intera (breve) esistenza segregati in minuscole gabbie. Questo è, d’altronde, uno dei poteri dell’arte: riuscire a veicolare un messaggio e, tramite un’immagine, contribuire alla formazione del pensiero.

Vignetta che raffigura un uomo bloccato in ascensore
In collaborazione e in esclusiva per Animal Equality, Bruno Bozzetto ha realizzato una vignetta contro il trattamento riservato agli animali rinchiusi in gabbia, ricordandoci che una vita intera senza potersi muovere non è accettabile © Bruno Bozzetto

Tu come ti sentiresti senza poterti muovere?

Bozzetto ha usato un meccanismo noto ma sempre efficace, quello dell’immedesimazione, impiegato per coinvolgere emotivamente lo spettatore e “costringerlo” a sospendere la sua esistenza per condurlo in una dimensione parallela, terribile e reale, quella degli allevamenti intensivi. La vignetta ritrae infatti un uomo bloccato per ore in ascensore, facendo il parallelismo con gli animali che in un analogo spazio angusto trascorrono tutta la vita, senza alcuna possibilità di muoversi.

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Un disegno contro l’indifferenza

“L’indifferenza e la crudeltà degli uomini verso poveri animali indifesi che chiedono solo di vivere mi fanno letteralmente star male – ha dichiarato Bruno Bozzetto. – Disegnare qualcosa in loro favore mi aiuta a sopportare questo dolore e mi fa sperare che, stimolando la gente a riflettere su questo tema, alla lunga si possa ottenere qualche risultato. Me lo auguro con tutto il cuore. Apprezzo fortemente Animal Equality perché aiuta me e tutti quelli che la pensano come me, a realizzare questo sogno: risvegliare in continuazione la coscienza di ogni persona su temi che vengono considerati marginali, ma che invece sono invece drammatici e sempre più terribili per la vita di milioni di esseri senzienti”.

Scrofa in una gabbia contenitiva in un allevamento italiano
La vita in gabbia è la norma per quasi 500mila scrofe allevate in Italia, costrette a passare la maternità tra le sbarre, in condizioni raccapriccianti © Animal Equality Italia/Flickr

Una vita in gabbia

In Europa oltre 300 milioni di animali vivono confinati in gabbia in attesa della macellazione, solo nel nostro Paese sono più di 45 milioni. I sistemi in gabbia, ricorda Animal Equality, organizzazione internazionale che lavora per porre fine alle vessazioni sugli animali allevati a scopo alimentare, “sono crudeli perché limitano e impediscono l’espressione degli istinti naturali degli animali”. Gli studiosi che si occupano di benessere animale concordano nel dire, non che ci fossero dubbi, che confinare gli animali in gabbia compromette notevolmente il loro benessere. L’impossibilità di movimento limita infatti la maggior parte dei comportamenti specie-specifici degli animali, facendogli condurre un’esistenza di dolore e frustrazione e riducendoli a mere macchine da carne (o da latte o da uova), privandoli della loro individualità e del loro status di creature viventi e senzienti.

Vitelli segregati in un allevamento intensivo
I vitelli vengono tenuti in box singoli per le prime 8 settimane di vita © Animal Equality Italia/Flickr

Non c’è vita senza movimento

Questo destino accomuna una grande varietà di animali da allevamento, dalle galline ovaiole ai conigli, dalle scrofe alle oche, dai vitelli alle quaglie. Il disegno di Bozzetto ci ricorda che, anche se tendiamo a dimenticarlo, siamo più simili agli altri animali di quanto non desideriamo ammettere e che nessuna vita che valga la pena di essere vissuta è possibile senza potersi muovere, a qualsiasi specie si appartenga.

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