Annunciati i vincitori dei Right livelihood awards 2019, il Premio Nobel alternativo

Da Greta Thunberg al “Dalai Lama della foresta”, chi sono i quattro vincitori del premio assegnato alle persone che lottano per un mondo giusto, pacifico e sostenibile.

“Onoriamo e sosteniamo persone coraggiose che risolvono problematiche mondiali”, questo è lo spirito con cui vengono conferiti i Right livelihood awards, onorificenza istituita nel 1980 che premia le persone che lottano per un mondo giusto, pacifico e sostenibile. Il riconoscimento, giunto alla quarantesima edizione, è noto come “Premio Nobel alternativo” ed è uno dei premi più prestigiosi in materia di sostenibilità e giustizia sociale. I quattro vincitori di quest’anno sono Aminatou Haidar, che si batte per i diritti umani nel Sahara Occidentale, Guo Jianmei, avvocato che difende i diritti delle donne in Cina, Davi Kopenawa, sciamano yanomami da anni alla guida del suo popolo per proteggere la propria terra ancestrale, e non poteva mancare Greta Thunberg, la giovane attivista svedese che ha dato vita al più grande movimento per il clima della storia.

Un esempio per il pianeta

“Con i Right livelihood awards 2019 onoriamo quattro visionari, la cui leadership ha spinto milioni di persone a difendere i loro diritti inalienabili e a lottare per un futuro sostenibile per tutti sul pianeta Terra”, ha dichiarato Ole von Uexkull, direttore esecutivo della Right livelihood foundation in occasione dell’annuncio dei vincitori, svoltosi a Stoccolma il 25 settembre. I quattro vincitori sono stati selezionati da una giuria internazionale che ha vagliato 142 candidature da 59 paesi. Riceveranno un premio in denaro di circa 94mila euro destinato a sostenerne le attività che gli sono valse il premio e, caratteristica unica di questo riconoscimento, un supporto a lungo termine che include la protezione per i vincitori in pericolo.

Il difensore dei diritti civili Aminatou Haidar
“Sono molto onorata di ricevere il Right livelihood award – ha dichiarato Aminatou Haidar. – È un riconoscimento alla mia lotta non violenta e alla giusta causa del popolo sahrawi. I sahrawi meritano di essere sostenuti da tutti affinché un giorno raggiungano l’indipendenza e la libertà” © Right livelihood awards

Aminatou Haidar

Premiata “per la sua ferma azione non violenta, nonostante la reclusione e la tortura, nella ricerca della giustizia e dell’autodeterminazione per il popolo del Sahara occidentale”, Aminatou Haidar è impegnata da oltre trenta anni in campagne pacifiche per l’indipendenza della sua terra, ex colonia spagnola ora annessa al Marocco, che le sono valse il soprannome di “Sahrawi Gandhi”. Aminatou Haidar ha iniziato il suo attivismo da adolescente ed è una delle fondatrici del movimento per i diritti umani del popolo Sahrawi, il Collective of Sahrawi human rights defenders. Ha organizzato manifestazioni, documentato casi di tortura e condotto numerosi scioperi della fame per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle violenze subite dalla sua gente da parte delle autorità marocchine, richiamando l’attenzione internazionale sulla questione irrisolta del Sahara occidentale.

L'avvocato cinese Guo Jianmei
Il lavoro di Guo Jianmei accende i riflettori sullo stato precario dei diritti delle donne in Cina, dove una donna sposata su quattro ha subito una qualche forma di violenza domestica da parte del marito e la discriminazione di genere sul luogo di lavoro dilaga © Right livelihood awards

Guo Jianmei

Guo Jianmei è uno degli avvocati più illustri nel campo dei diritti delle donne in Cina e si batte quotidianamente contro la discriminazione di genere nel sistema giudiziario. Nel corso della sua carriera ha aiutato migliaia di donne svantaggiate ad ottenere l’accesso alla giustizia e ha introdotto in Cina il concetto di servizi legali pro bono publico, ovvero l’assistenza gratuita alle persone emarginate, non in grado di affrontare le spese legali. Dal 1995, Guo e la sua squadra hanno offerto consulenza legale gratuita a oltre 120mila donne. In Cina la discriminazione contro le donne è profondamente radicata, sia in ambito domestico che lavorativo. Guo svolge attività di patrocinio legale a livello nazionale su questioni come la disparità salariale, le molestie sessuali, i contratti di lavoro che vietano le gravidanze e il pensionamento forzato senza indennità. “Guo Jianmei è una pioniera dei diritti delle donne – ha commentato il direttore esecutivo della Right livelihood foundation. – Ha fornito supporto legale a migliaia di donne cinesi e ha dimostrato come la legge può essere utilizzata per combattere con successo la discriminazione di genere”.

Il leader indigeno yanomami Davi Kopenawa
“Davi Kopenawa è stato, e continua a essere, la voce più costante ed efficace che si sia mai levata in difesa dell’Amazzonia, e quindi del mondo intero. Nessun altro più di lui meritava oggi questo premio”, ha commentato Stephen Corry, direttore generale di Survival International © Right livelihood awards

Davi Kopenawa

Davi Kopenawa è soprannominato il “Dalai Lama della foresta” ed è uno dei leader della tribù amazzonica Yanomami. Il leader indigeno e la Hutukara Associação Yanomami, associazione brasiliana di cui Davi è presidente e che promuove la conservazione della foresta pluviale e i diritti dei nativi, ricevono congiuntamente il premio “per la loro coraggiosa determinazione a proteggere le foreste e la biodiversità dell’Amazzonia, nonché le terre e la cultura dei suoi popoli indigeni”. I territori yanomami di Brasile e Venezuela costituiscono oggi la più vasta area di foresta tropicale gestita al mondo da un popolo indigeno. Il futuro dei nativi è però minacciato dalla distruzione della foresta ad opera di minatori, allevatori, taglialegna e costruttori di strade, resi sempre più audaci dalla crescente pressione politica per sfruttare le risorse naturali dell’Amazzonia. Da più di venti anni Davi, che vive nella sua comunità nel villaggio Watoriki, “la montagna del vento”, praticando lo sciamanesimo, lotta per proteggere l’Amazzonia e la sua preziosa biodiversità dalla distruzione, coordinando le comunità indigene nella resistenza. “Il premio mi dà la forza di continuare a lottare per difendere l’anima dell’Amazzonia – ha affermato lo sciamano. – Noi, popoli del pianeta, dobbiamo proteggere il nostro patrimonio culturale, così come Omame [il Creatore] ci ha insegnato, per vivere bene e per prenderci cura della nostra terra affinché le future generazioni possano continuare a usufruirne”.

Greta Thunberg davanti al parlamento svedese
Anziché lasciarsi sopraffare dalla vastità della crisi climatica e continuare a vivere come niente fosse, come fa la maggior parte di noi, Greta Thunberg ha deciso di agire, perché “non sei mai troppo piccolo per fare la differenza” © Right livelihood awards

Greta Thunberg

Presentare la sedicenne svedese è quasi superfluo. Da circa un anno a questa parte, da quando ha iniziato il suo sciopero solitario davanti al parlamento svedese, Greta è diventata l’astro nascente del movimento ambientalista globale, ispirando centinaia di migliaia di studenti. La giovane attivista, proposta anche per il premio Nobel per la Pace 2019, è stata insignita del Right livelihood award proprio per essersi fatta portavoce di una giovane generazione che dovrà sopportare le conseguenze dell’attuale fallimento politico per arginare i cambiamenti climatici e per aver ispirato, con la sua determinazione, milioni di coetanei ad alzare la voce e chiedere azioni concrete contro la crisi climatica. “Con il premio a Greta Thunberg, onoriamo uno dei leader della società civile più efficaci del nostro tempo e celebriamo il potere di ogni essere umano di fare la differenza”, ha commentato Ole von Uexkull. Greta, grazie alla sua brutale schiettezza, è riuscita in qualche modo a scuotere le coscienze intorpidite, laddove molti avevano fallito prima di lei. “Sono solo un messaggero – ha detto. – Non sto dicendo nulla di nuovo, sto solo dicendo quello che gli scienziati hanno ripetutamente affermato per decenni. Se tutti ascoltassero gli scienziati e i fatti a cui faccio continuamente riferimento nessuno dovrebbe ridursi ad ascoltare me”.

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