White Milano: trionfano il riciclo, il riuso e l’innovazione tessile

Riuso, riciclo, risparmio di risorse e tessuti eco-compatibili. White Milano promuove nuovi approcci e processi virtuosi per la moda.

Si è concluso ieri White Milano 2020 che, già da qualche edizione, sta puntando sulla promozione di una moda consapevole e made in Italy. Tra gli oltre trecento marchi di abbigliamento e accessori che hanno presentato le loro collezioni, non sono mancati espositori attenti alle tematiche ambientali e iniziative, come il Wsm fashion reboot, volte a sensibilizzare i visitatori della fiera sull’importanza di fare moda in maniera più responsabile.

White Milano 2020, riflettori puntati su riciclo e riuso

Tra i marchi green che hanno preso parte a questa edizione di White Milano 2020, spiccano alcuni processi creativi che cercano di recuperare i materiali provenienti da prodotti post-consumo, stock di magazzino e scarti di produzione.

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L’upcycling secondo la designer Yekaterina Ivankova © White Milano

“Noi non utilizziamo tessuti, e quando li utilizziamo sono comunque stoffe di scarto di collezioni vecchie”, ci ha spiegato Yekaterina Ivankova, ospite speciale della manifestazione. “Di solito recuperiamo capi già esistenti, facciamo una contaminazione tra di loro e li lavoriamo cercando di farli diventare fashion”.

Il concetto chiave è, dunque, dare seconda vita a tutti quei capi che giacciono nei magazzini o tra la merce rimasta invenduta. “È bello fare sostenibilità riciclando la fibra o la stoffa, ma non dimentichiamoci di quello che è già stato prodotto e che va riutilizzato”.

Dagli abiti al denim, i jeans vintage riacquistano nuova vita

Blue of a kind lo chiama revolution of existing (la rivoluzione dell’esistente), il recupero di un prodotto giunto a fine ciclo di vita. “Partiamo da capi esistenti, li scuciamo completamente rendendoli tessuto e da qui creiamo modelli nuovi che sono differenti dagli originali”, ci ha raccontato Fabrizio Consoli, fondatore dell’azienda. Il risultato sono dei jeans che mettono in risalto i segni del tempo come elemento decorativo. “L’associazione che facciamo è tra un capo che fuori è rock n’ roll perché rovinato, mentre dentro è fatto in maniera sartoriale con impreziosimenti che sono tipicamente italiani”.

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Blue of a kind parte da un jeans vintage per crearne di nuovi © White Milano

Non solo recupero di capi, ma anche di tessuti già esistenti. “Nel nuovo progetto che stiamo portando avanti adesso, partiamo dal tessuto fallato, piuttosto che dal tessuto avanzato a fine produzione, e creiamo dei capi che poi tingiamo con delle colorazioni provenienti anch’esse da capi esistenti ridotti in polvere”.

Quando l’upcycling diventa lusso

Il recupero creativo di tessuti e abiti può diventare il punto di partenza per creazioni di alto livello sartoriale. Sono un esempio i pezzi della collezione disegnata da Gilberto Calzolari, designer con una lunga esperienza nel settore della moda tradizionale e vincitore del Green carpet fashion award 2018.

La sua collezione, dal nome “Tilt system”, è un chiaro invito a tornare indietro a una moda più lenta che utilizza le risorse in modo intelligente: “richiama il climate change, il clima che è in tilt, ma anche i social perché rendono visibili nell’immediato le collezioni creando un appeal che nel giro di poche settimane svanisce. Il nostro sistema impiega mesi per la produzione dei tessuti e altrettanti per la confezione degli abiti. Prima che le collezioni arrivino in negozio, la visibilità è già calata. Ecco perché c’è stato l’avvento del fast fashion che brucia i tempi, copiando le collezioni a discapito della qualità dei prodotti e dell’etica dei processi”.

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Gilberto Calzolari presenta una collezione annuale frutto di ricerca dei materiali e recupero creativo © White Milano

Tessuti ecologici, filati realizzati con plastica proveniente dal mare, lana rigenerata e stoffa recuperata dagli stock. “In questa collezione ho curato molto l’elemento patchwork perché ho recuperato vari tessuti, mettendoli insieme in chiave lusso. Ho creato un mix nel mio stile dando valore al patchwork e trasformandolo in upcycling”.

“La mia moda è season less e totalmente made in Italy. I colori, le stampe, la moda gioiosa e colorata ce l’ho nel sangue”. L’estro e la maestria di Gilberto gli hanno permesso di dare glamour alla moda sostenibile rompendo la credenza comune per cui estetica e rispetto per l’ambiente non possono andare d’accordo.

Via libera a riciclo e recupero anche negli accessori

Entrando a far parte di un processo creativo guidato da Regenesi in collaborazione con l’icona di moda Michela Gattermayer, le bottigliette di plastiche tornano a vivere sotto forma di borse, zaini e accessori alla moda.

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Le borse e gli zaini di Regenesi prodotti con un filato fatto con bottiglie di plastica ©White Milano

Durante White Milano 2020, la fondatrice del marchio Maria Silvia Pazzi ci ha mostrato la nuova collezione Reflag. “Il nome l’abbiamo scelto perché per noi è un po’ la bandiera della moda sostenibile in quanto racchiude un po’ tutti i suoi principi, come il riciclo, la riciclabilità e il recupero. Il tessuto, certificato Global research standard, è fatto totalmente da bottigliette di plastica, infatti su ogni borsa è possibile leggere il numero di bottiglie che sono servite per produrla”.

“Oltre ai tessuti, la particolarità è che i nastri sono stati recuperati da un magazzino di un brand di alta moda che stava chiudendo e quindi li stava portando allo smaltimento. Anche in questo caso, abbiamo reso nuova risorsa quello che sarebbe stato un rifiuto, che è un po’ il nostro mantra dal 2008”.

Nuovi approcci alla sostenibilità con la moda modulare

“Io non disegno un abito standard, ma disegno dei moduli intercambiabili con delle zip nascoste che possono essere smontati e rimontati creando un guardaroba senza fine, e sempre rinnovabile a seconda del gusto della persona che va a comprare i moduli”.

Questa è l’idea di moda sostenibile secondo Flavia La Rocca, fondatrice dell’omonimo marchio e vincitrice del Green carpet fashion award 2019. “Il riassunto del mio concetto sono tre moduli che stanno in una piccola borsa insieme a due bretelle creando fino a dieci outfit diversi, quindi l’idea è quella di avere un risparmio di acqua, energia e materie prime in fase di produzione con un impatto ambientale minore perché stai producendo tre pezzi diversi invece di dieci outfit diversi”.

Le sue creazioni sono sostenibili in ogni dettaglio, anche nella scelta dei tessuti e delle tinture. “Cerco di essere responsabile in tutto, dal concetto alla realizzazione, e la produzione la faccio in collaborazione con una cooperativa sociale che si occupa di reinserire persone che sono rimaste senza lavoro. Per me non è solo vendere un prodotto, per me è passare un messaggio, uno stile di vita”.

Wsm fashion reboot e la mostra sui tessuti antibatterici

In questa edizione, Wsm fashion reboot ha rivisto il suo asset proponendo un ricco calendario di talk e un percorso che si apre con il tour virtuale della mostra “Sustainable thinking” del museo Salvatore Ferragamo, e prosegue con l’esposizione di dieci outfit creati da designer sostenibili.

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La mostra di tessuti che proteggono dalla proliferazione batterica e virale ©White Milano

Il fulcro di questa iniziativa è, però, la mostra “Health in fashion” dedicata ai tessuti ecologici e innovativi capaci di fare da scudo contro batteri e virus. “Qui in esposizione abbiamo 41 esempi di fibre, tessuti e trattamenti che, con diverse modalità, assolvono a questa funzione” – ci ha spiegato Matteo Ward, curatore di Wsm fashion reboot e direttore artistico dell’hub sostenibile di White, Give a fokus. “C’è Technow che lavora con il grafene, perché il grafene ha dei principi attivi biocidi capaci di uccidere i microrganismi. Abbiamo Maeko tessuti o Tessile Eco Bio che lavorano per restituire valore a fibre naturali, tra le cui caratteristiche ci sono la capacità di eliminare la proliferazione batterica e di assorbire l’umidità contrastando la formazione di ambienti funzionali alla proliferazione di microrganismi.”

Una vetrina che ospita sempre più moda sostenibile

Lontano dall’essere una mera tendenza, la sostenibilità si riconferma tra le tematiche centrali di White Milano 2020. Dalla tracciabilità ai materiali bio, dal riuso alla circolarità, la moda responsabile sta acquistando sempre più visibilità all’interno del salone di moda famoso in tutto il mondo.

Perché l’estetica e lo stile tipici della moda tradizionale possono coniugarsi perfettamente anche con principi come la salvaguardia del Pianeta e di tutti gli esseri viventi che lo popolano. Un messaggio che White Milano ha ben compreso e a cui intende dare sempre più voce.

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