Grazie al progetto transfrontaliero MC0, tante PMI italiane e francesi hanno avviato un processo di decarbonizzazione. Anche per il settore agroalimentare.
È stata dimostrata la grande utilità dei ragni in agricoltura: impediscono infatti il proliferare dei parassiti che infestano le colture. Importanti applicazioni hanno anche il loro veleno e la loro tela.
Spesso per cambiare opinione basta guardare la cose da una prospettiva differente. Prendiamo il problema della conservazione della biodiversità. Certo, ci sono persone che lavorano duramente per proteggere specie animali e vegetali dall’estinzione, ma la maggior parte ha difficoltà a empatizzare con animali che rischiano di scomparire, siano essi orsi polari, rane tropicali o scimmie. Come detto, però, basta cambiare prospettiva. Se l’estinzione di una determinata specie causasse problemi direttamente agli esseri umani non passerebbe così in sordina.
È il caso del ragno, secondo Norman Platnick, studioso di aracnidi presso il Museo di storia naturale di New York. «Se i ragni scomparissero, dovremmo affrontare la fame – ha dichiarato Platnick – i ragni sono i principali controllori degli insetti. Senza ragni tutti i nostri raccolti sarebbero consumati dai parassiti». Lo scenario che si delineerebbe se non esistessero più i ragni non è ancora chiaro, tuttavia è innegabile la loro importanza per l’agricoltura. Oltre al controllo chimico e ai pesticidi, infatti, i predatori come i ragni sono l’unico sistema per limitare i parassiti che infestano le colture. L’importanza dei ragni è particolarmente significativa nell’agricoltura biologica che si basa molto sul controllo naturale dei parassiti.
La conservazione di queste strane creature, dotate di otto zampe e capaci di tessere meraviglie architettoniche con la loro tela, è importante per motivi che vanno oltre la protezione delle colture. Ad esempio le numerose possibilità offerte dai loro incredibili veleni. Il veleno di un ragno contiene centinaia, o addirittura migliaia, di diversi composti chimici. Sappiamo che esistono, ma non sappiamo ancora se potrebbero essere utili per l’uomo. In diversi centri e facoltà stanno testando questi veleni per fornire delle risposte. Gli scienziati di Yale, ad esempio, stanno esaminando le sostanze chimiche presenti nel veleno del ragno dei cunicoli australiano (Atrax robustus), per capire se potrebbero essere applicate ai farmaci per il controllo del dolore. Un fisiologo dell’Università di Buffalo sta cercando di guarire i pazienti che soffrono di distrofia muscolare con un composto ricavato dal veleno di un ragno sudamericano. Il veleno degli scorpioni, che appartengono alla stessa classe animale dei ragni, gli aracnidi, potrebbe addirittura aiutare a identificare i tumori cerebrali.
Oltre alle sostanze chimiche nel loro veleno, anche le ragnatele potrebbero avere importanti applicazioni. La seta ragno, in proporzione, è molto più resistente dell’acciaio. Scoprirne la composizione potrebbe consentire di utilizzarla un giorno per costruire aeroplani, giubbotti antiproiettile, fili chirurgici e protesi. «Gli scienziati hanno identificato quasi 45mila diverse specie di ragno – ha affermato Platnick – e nella migliore delle ipotesi sono solo la metà di quelle che realmente esistono. Quando perdiamo una specie di ragno, potremmo perdere un composto che potrebbe aver curato l’epilessia. Possiamo perdere una seta che potrebbe aver prodotto un materiale resistente e leggero».
Le principali minacce per la sopravvivenza dei ragni sono la perdita e la frammentazione dell’habitat, le popolazioni diventano sempre più esigue esponendosi maggiormente alle minacce e al rischio di scomparire per sempre. Gli aracnidi abitano il pianeta da molto tempo prima di noi, furono i primi animali che colonizzarono le terre emerse. Se per tutelarli non bastano le loro origini antiche, facciamolo almeno per noi stessi.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Grazie al progetto transfrontaliero MC0, tante PMI italiane e francesi hanno avviato un processo di decarbonizzazione. Anche per il settore agroalimentare.
L’Onu ha pubblicato il World Ocean Assessment, corposo rapporto sullo stato di salute degli oceani, che costituisce di fatto un appello per salvarli.
Primo ok alle legge delega, ma i primi reattori modulari di piccole dimensioni arriveranno tra 10 anni. E per la fusione se ne parla dopo il 2040.
Nata a Padova, Finapp utilizza i raggi cosmici per misurare l’umidità del suolo e la neve in tempo reale, prevenendo siccità, alluvioni e sprechi.
Lo scatto di Oreste Caroppo vince Obiettivo Terra 2026 raccontando biodiversità, metamorfosi e natura nelle aree protette italiane.
Uno studio osservazionale condotto su oltre 10mila anziani ha associato la preparazione dei pasti in casa a un minor rischio di demenza, specialmente per chi è meno abile in cucina.
La nuova legge parla di “gestione” della fauna selvatica, estende la stagione venatoria e le specie cacciabili: la Ue ha già detto che non va bene.
Uno studio spagnolo innovativo mostra un legame tra il pesticida picloram e l’insorgenza di tumori al colon-retto nella popolazione under-50.
Il mare era al centro dell’attività accademica e del lavoro sul campo di Monica Montefalcone, morta durante un’immersione alle Maldive.
