L’Onu ha pubblicato il World Ocean Assessment, corposo rapporto sullo stato di salute degli oceani, che costituisce di fatto un appello per salvarli.
Una lettera scritta a più mani per chiedere all’Ue di preferire la salute dei cittadini piuttosto che gli interessi dell’industria automobilistica.
Dopo la decisione dello scorso febbraio da parte dei parlamentari europei – tra cui molti italiani – di alzare i limiti di emissioni per tutti i nuovi modelli, gli Euro 6, arriva in questi giorni la risposta corale di 20 sindaci delle maggiori città europee. Con la nuova direttiva, i modelli circolanti potranno emettere il 110 per cento in più (da 60 a 126 mg/km per i benzina e 168 mg/km per i diesel) di quello che era permesso fino a oggi.
Come sindaci “di molte delle grandi città d’Europa, abbiamo il dovere di tutelare la salute dei nostri cittadini e di garantire loro un ambiente sano e una qualità di vita decente”, inizia così la lettera, firmata tra gli altri anche dal sindaco di Milano Giuliano Pisapia.
“Come possiamo proteggere la salute dei nostri concittadini quando l’Unione europea dà al trasporto su gomma il permesso di inquinare, a discapito della salute pubblica?”, recita un altro passo. “Cosa possiamo dire ai genitori i cui figli sono affetti da disturbi respiratori acuti, o alle persone anziane e ai più vulnerabili? Dobbiamo dire loro che il loro governo ha dato la priorità alla salute dell’industria automobilistica piuttosto che la loro?”.
Domanda lecita, anche di fronte ai numeri legati all’inquinamento atmosferico registrati negli ultimi mesi: in Italia sono 84.400 le morti premature causate dallo smog. Seguono Germania con 72 mila e Francia con 58.400. “Nonostante i miglioramenti continui degli ultimi decenni, l’inquinamento atmosferico incide ancora sulla salute degli europei, riducendo la qualità e l’aspettativa di vita”, dichiarava Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell’Aea.
“Crediamo che questa decisione sia ingiusta e sbagliata”, continua l’appello. “È inaccettabile introdurre soglie di emissioni, solo per consentire loro di violarle. Non può essere diritto di imporre un obbligo alle autorità pubbliche di rispettare gli standard di inquinamento atmosferico, mentre dare allo stesso tempo all’industria automobilistica il via libera per violarle”.
Certo molti sindaci hanno già intrapreso scelte lungimiranti per la riduzione degli inquinanti. Da Amburgo a Oslo, da Madrid a Londra. Ma all’appello c’è anche Milano, col potenziamento del servizio pubblico e della mobilità condivisa.
Cosa possiamo dire ai genitori i cui figli sono affetti da disturbi respiratori acuti, o alle persone anziane e ai più vulnerabili?
“Ci appelliamo ai governi di tutta Europa perché utilizzino tutti i mezzi legali e politici in loro potere per garantire che gli standard di inquinamento atmosferico in Europa vengano applicati in modo coerente in ogni settore. La salute dei nostri cittadini dipende da esso”, conclude la lettera.
I sindaci firmatari: Anne Hidalgo, sindaco di Parigi. Eberhard van der Laan, sindaco di Amsterdam. Yorgos Kaminis, sindaco di Atene. Ada Colau, sindaco di Barcellona. Yvan Mayeur, sindaco di Bruxelles. Ioan-Razvan Sava, sindaco di Bucarest. István Tarlós, sindaco di Budapest. Frank Jensen, sindaco di Copenhagen. Alexiei Dingli, sindaco di Valletta. Fernando Medina, sindaco di Lisbona. Manuela Carmena, sindaco di Madrid. Giuliano Pisapia, sindaco di Milano. Constantinos Yiorkadjis, sindaco di Nicosia. Raymond Johansen, sindaco di Oslo. Nils Ušakovs, sindaco di Riga. Ahmed Aboutaleb, sindaco di Rotterdam. Yordanka Fandakova, sindaco di Sofia. Karin Wanngård, sindaco di Stoccolma. Hanna Gronkiewicz-Waltz, sindaco di Varsavia. Michael Häupl, sindaco di Vienna.
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