40 cani avvelenati a Sciacca con insetticida nelle salsicce. Cosa sta succedendo in Sicilia

Basta con il randagismo in Sicilia! Basta con istituzioni immobili e incapaci. Questa politica da terzo mondo non è più tollerabile.

Si stringe il cerchio delle indagini sul caso dei quaranta cani randagi uccisi a Sciacca in Sicilia, provincia di Agrigento, avvelenati con un potente pesticida nelle salsicce. Insieme a chissà quanti animali selvatici. E tantissimi altri animali (gatti compresi) ogni giorno stanno morendo vittime della grave realtà del randagismo.

Nel caso della strage di Sciacca è stato accertato che il veleno impiegato lo si può acquistare solo per uso agricolo ed esclusivamente se si è in possesso di un apposito patentino. Le salsicce di carne sarebbero state tenute in ammollo in questo veleno e poi lasciate in giro nell’area della strage – in contrada Muciare – causando la morte di almeno quaranta cani randagi, per non parlare di chissà quanti altri animali selvatici.

Nell’area di capannoni dismessi, i volontari hanno trovato rifiuti, materiale di risulta e altre esche avvelenate. L’area è stata posta sotto sequestro dai carabinieri tuttavia poco o nulla è dato sapere sia sull'inizo delle operazioni di bonifica previste per legge sia sugli interventi di recupero dei randagi sopravvissuti.
Nell’area di capannoni dismessi, i volontari hanno trovato rifiuti, materiale di risulta e altre esche avvelenate. L’area è stata posta sotto sequestro dai carabinieri tuttavia poco o nulla è dato sapere sia sull’inizo delle operazioni di bonifica previste per legge sia sugli interventi di recupero dei randagi sopravvissuti.

L’assassino non l’hanno ancora trovato, ma sul responsabile dello sterminio, come dicono in Procura, si indaga con la stessa tecnica di un omicidio, anche se le vittime sono cani randagi. Perquisizioni in capannoni e casolari, interrogatori, esami clinici e una autopsia si susseguono da dieci giorni, compresa una riunione del Comitato per l’odine e la sicurezza pubblica, mentre c’è chi ha lanciato l’idea di una taglia da 50 mila euro per trovare il killer.

Il sostituto procuratore della Repubblica Michele Marrone è al lavoro con i Carabinieri e assicura che, a breve, gli assassini dei cani saranno individuati. Si va avanti muovendosi sulla base dei risultati delle autopsie effettuate dal direttore dell’Istituto zooprofilattico di Palermo, Santo Caracappa.

L’assassino non l’hanno ancora trovato, ma sul responsabile dello sterminio, come dicono in Procura, si indaga con la stessa tecnica di un omicidio, anche se le vittime sono inermi bestiole: 27 cani randagi avvelenati con un paio di chili di salsicce imbevute in un potente pesticida. Perquisizioni in capannoni e casolari, interrogatori, esami clinici e una autopsia si susseguono da dieci giorni, compresa una riunione del Comitato per l’odine e la sicurezza pubblica, mentre c’è chi lancia l’idea di una taglia da 50 mila euro per trovare il killer.

Infine il governatore siciliano Nello Musumeci insieme al presidente dell’Assemblea regionale Gianfranco Miccichè hanno deciso di istituire una commissione d’inchiesta sul randagismo dell’isola. Territorio difficile e complesso dove la piaga degli abbandoni e delle mancate sterilizzazioni ha provocato una situazione ormai fuori controllo.

Basta con il randagismo in Sicilia

Basta con istituzioni immobili e incapaci! Questa politica da terzo mondo non è più tollerabile!

Occorre stanziare fondi e puntare sulla sterilizzazione impedendo cucciolate che, lasciate miseramente a se stesse, aumenterebbero la solitudine di un randagismo senza speranza.

Occorre coinvolgere sistematicamente i medici veterinari liberi professionisti, le associazioni ed i volontari effettuando anche campagne di sensibilizzazione affinché questo fenomeno abbia fine.

La petizione indetta su Change.org sta sfiorando le 200.000 firme. Evidentemente è un tema molto sentito da parte di tantissime persone.

Le manifestazioni a Sciacca e in tutta Italia, gli appelli per l’adozione

Centinaia di attivisti si sono ritrovati a fine febbraio nel comune siciliano provenienti da tutta l’isola ma non solo. In città era stato predisposto un piano sicurezza ma la manifestazione è stata tranquilla e ordinata, esattamente come avevano annunciato gli organizzatori. Il massimo della contrapposizione si è registrato con i fischi che hanno accolto quanti si sono affacciati alle finestre al passaggio degli animalisti.

Da settimane, soprattutto sulla scorta dei nuovi episodi di maltrattamento degli animali e violenze, si susseguono appelli all’adozione e altre manifestazioni, flash mob, sit in e iniziative varie in diverse città italiane, Roma compresa, nonostante il maltempo e il freddo. A Venezia si è tenuto un flash mob con l’esposizione di un grande striscione sul Ponte degli Scalzi con la scritta: “Cura e rispetto per gli animali” e il logo unitario (candela e lutto), poi i manifestanti si sono spostati alla manifestazione organizzata a Treviso.

Aggiornamenti sulle indagini e nuovi casi di crudeltà

Qualche giorno fa abbiamo saputo che forse il cerchio sta stringendosi, e sono due le persone sospettate per la strage di cani. La locale Procura della Repubblica avrebbe raccolto significativi elementi circa un loro possibile coinvolgimento nella vicenda. Le indagini sono ovviamente avvolte nel più stretto riserbo. Non è chiaro se i due siano stati già iscritti nel registro degli indagati.

Ma ora anche a Licata, sempre in provincia di Agrigento, gli animalisti hanno raccolto più di 50 esche e salvato due cani, e stanno mancando all’appello tantissimi randagi. Il teatro degli macabri ritrovamenti è il piazzale di corso Argentina dove solitamente staziona un nutrito gruppo di randagi e dove sono state rinvenute tre carcasse, ma si teme che altri randagi si siano allontanati dopo aver consumato il mortale pasto trovando la morte a centinaia di metri di distanza.

E infine due cuccioli di cane meticcio di 40 giorni sono stati invece trovati impiccati a Canicattì in via Torres. I cuccioli, di cui si stava prendendo cura un ragazzino che era pure riuscito a darli in adozione e che sarebbero dovuti partire per destinazione nel nord Italia a giorni, sono stati trovati impiccati ad una staccionata. Un caso simile non s’era mai verificato a Canicattì. Dell’accaduto è stato informato pure il sindaco di Canicattì, Ettore Di Ventura, che ha condannato il crudele gesto.

L’impressione è che i tentativi di avvelenamento stiano però avvenendo in maniera più capillare sul territorio. Le esche velenose sono state infatti ritrovate in più punti del perimetro urbano e si teme che dietro possa esserci più di una mano criminale. Continuano ad arrivare segnalazioni su corpi devastati dal veleno. È un’emergenza senza precedenti. Non lasciamo soli i volontari siciliani, sono un esempi di coraggio e di grandi valori. Sono la speranza per educare alla legalità.

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