Storico voto in Alabama, Montgomery ha eletto il primo sindaco di colore della sua storia

Il giudice Steven Reed è diventato sindaco della città del profondo Sud, culla del movimento per i diritti civili.

Steven Reed è stato eletto 57° sindaco di Montgomery, capitale dello stato americano dell’Alabama, diventando il primo sindaco afroamericano nei duecento anni di storia della città simbolo della lotta per i diritti civili. L’Alabama è uno stato di contrasti, situato nel profondo Sud, nel cuore retrogrado e conservatore dell’America. Teatro, fino alla seconda metà del Novecento, e talvolta ancora oggi, di reiterate violenze e discriminazioni contro gli afroamericani, in nome del suprematismo bianco.

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Montgomery è però diventata simbolo della lotta al razzismo, proprio lì infatti, nel 1955, Rosa Parks rifiutò di cedere il suo posto sull’autobus ad un bianco, finendo incarcerata. A Montgomery era inoltre diretta la storica marcia partita dalla cittadina di Selma il 7 marzo 1965, che cambiò per sempre il corso e la storia dei diritti civili negli Stati Uniti.

 

Chi è Steven Reed

Nonostante questi importanti precedenti e il fatto che la maggior parte della popolazione sia composta da afroamericani, Montgomery non aveva mai avuto un sindaco nero. Per questo nella storia entra di diritto anche l’elezione di Steven Reed, giudice di 55 anni, che lo scorso 8 ottobre ha sconfitto l’altro candidato, David Woods, con 32.918 voti contro 16.010. “Questo è quello che possiamo fare quando in questa città ci riuniamo e costruiamo attorno alla positività e a tutte le cose che ci uniscono, rispetto a quelle che ci tengono separati”, ha dichiarato il neosindaco. Non si tratta dell’unico “primato” per Reed, nel 2012 è infatti diventato il primo afroamericano a essere eletto giudice tutelare nella contea di Montgomery e nel 2015 è stato il primo giudice tutelare a rilasciare licenze di matrimonio omosessuale in Alabama.

Murales per i diritti civili a Selma, Alabama
A testimonianza del cambiamento in atto in Alabama, lo scorso anno a Montgomery è stato inaugurato il memoriale nazionale per la Pace e la giustizia, dedicato alle vittime afroamericane del razzismo © Justin Sullivan/Getty Images

Il segnale di un cambiamento

Potrebbe stupire che ancora oggi, al termine del 2019, si debba sottolineare un simile evento che non dovrebbe, in un mondo normale, rappresentare una notizia. Va però ricordato che, fino a pochi giorni fa, Montgomery era una delle tre sole città dei sei stati del profondo Sud con una popolazione di almeno 100mila persone a non aver mai eletto un afroamericano come sindaco. È dunque innegabile che l’elezione di Reed sia un importante segnale di cambiamento, reso possibile grazie ai precedenti decenni di lotta e impegno civile che sono costati la libertà, o la vita, a molte persone.

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Un’eredità di impegno

Tra queste persone, per rimanere a Montgomery e dintorni e senza citare Martin Luther King, l’uomo che sfidò la discriminazione razziale, ricordiamo Fred Gray, attivista e avvocato statunitense che ha discusso diversi importanti casi di diritti civili in Alabama, Rufus Lewis, attivista mosso, secondo Martin Luther King, “da un’inestinguibile passione per la giustizia sociale”, Johnnie Carr, leader del movimento per i diritti civili e presidentessa della Montgomery improvement association (Mia), Jo Ann Robinson, insegnante che nel dicembre del 1955 ha guidato il boicottaggio degli autobus di Montgomery e Claudette Colvin, arrestata a soli 15 anni per aver rifiutato di cedere il proprio posto sull’autobus a una persona bianca, proprio come Rosa Parks, ma alcuni mesi prima di lei.

Verso una nuova epoca

Il prossimo 12 novembre Steven Reed presterà giuramento, proprio a pochi isolati di distanza dal punto in cui il reverendo King, nel 1965, pronunciò il celebre discorso How Long, not long, in riferimento a quanto ancora gli afroamericani avrebbero dovuto attendere per potere vivere in una società equa. Reed ha affermato di voler essere giudicato solo per il suo operato, indipendentemente dal colore della sua pelle, la sua vittoria rappresenta tuttavia un ulteriore passo verso quel cambiamento agognato da King, quando ai neri, in piena segregazione razziale, non era neppure concesso di votare.

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