Se le donne tendono a sentire più freddo degli uomini, è tutta colpa di un retaggio di sessant’anni fa.
Intervista a Julia Butterfly Hill, conosciuta come “la paladina delle sequoie”, ha salvato una foresta millenaria dalla distruzione vivendo su un albero per 738 giorni. E il suo impegno continua.
Una donna bella, vivace, comunicativa con lo sguardo che esprime
grande maturità. Così abbiamo trovato la 29enne che
dopo un incidente con l’auto nel 1996 ha dato una svolta alla sua
vita, allora dedicata allo studio dell’economia. In Italia è
uscito da poco il suo nuovo libro “Ognuno può fare la
differenza”, dove analizza il rapporto tra la vita impostata da una
logica economica e la vita che segue un ordine naturale. Con un
linguaggio fresco e molto diretto affronta, in questo libro, i
diversi aspetti dello stile di vita odierno e suggerisce delle
soluzioni alternative per riuscire ad avere un impatto meno pesante
sull’ambiente. Per capire meglio il messaggio attuale di Julia,
abbiamo ripercorso insieme a lei i diversi momenti della sua
esperienza cruciale sull’albero.
Quale tipo di relazione hai avuto con Luna Tree, l’albero sul
quale hai vissuto per più di due anni?
Era diventato un grande maestro e l’amico migliore che abbia mai
avuto. Un maestro, perché ho imparato molto da lui. Avendo
vissuto le tempeste, reali, tra le sue fronde, ho imparato ad
affrontare anche le tempeste della vita. Mi ha insegnato a essere
come un albero, salda con le radici per terra ma flessibile con la
cima. Quando infuriano le tempeste della vita, quando ci sono le
tasse da pagare, quando la gente ride di me, o semplicemente quando
devo affrontare tutte le cose piccole e noiose di tutti i giorni,
rimango ben ferma per terra, ma mi mantengo anche elastica, aperta
agli eventi, e in questo modo ce lo faccio.
Ti ha insegnato altro?
Che la natura comunica. Non lo sapevo prima, nessuno me ne aveva
mai parlato. Non mi ponevo neanche il problema. Vivendo nell’albero
ho capito che è così, bisogna essere aperti e non
pensare che senza bocca o orecchie non ci sia comunicazione.
Momenti brutti, ce ne sono stati?
Sì, certo. Come quando ho realizzato veramente che sono solo
un essere umano, e mi sono sentita molto piccola immersa in una
realtà più grande di me. E’ stata una grandissima
esperienza che in alcuni momenti ha fatto sentire paura, in altri
tristezza. Ma ho sempre provato molto amore per l’albero, e per me
l’amore compensa la paura e la tristezza.
Cos’è per te la qualità della
vita?
Al college ho studiato economia e ho imparato il
punto di vista dell’economia, cioè che il valore è
quello che si percepisce e il valore percepito dalla gente è
il denaro. Quando nel 1996 ho avuto un incidente di auto, mi sono
accorta che mi avevano insegnato i valori percepiti e non quelli
reali. La qualità della vita quindi non è il denaro o
le cose che si possono acquistare, ma è la qualità
dell’acqua e dell’aria, il nostro cibo, il nostro ambiente.
Insomma, cose che non si comprano, ma sono per tutti. La
qualità della vita è anche la qualità della
vita sociale: una comunità è sana quando la gente si
parla e si conosce e non, come succede sempre più spesso,
quando non si sa neppure come si chiama il vicino di casa. Per me
la qualità della vita è un vero valore e non cambia
nel tempo o con le mode.
E l’amore?
L’amore è spiritualità in azione. Quando la gente mi
chiede qual’è la mia religione, io spiego che per me la
spiritualità è tutta la mia vita. La religione
è un modo per applicare la spiritualità e la mia
maniera di applicare la spiritualità è l’amore.
Quando il mio modo di pensare, di agire e di parlare è
basato sull’amore allora io sto vivendo la mia
spiritualità.
Cibo per il corpo e cibo per l’anima. Quali sono i tuoi?
(Ride…) Il cibo per il mio corpo è nell’azione del cibo
per l’anima, non c’è separazione. Sono vegana. Sapendo
com’è l’industria alimentare negli Stati Uniti e in Europa,
sapendo come inquina l’aria, l’acqua e la terra, e come tratta e fa
vivere gli animali, essere vegana è il migliore dono che
posso fare al mondo. Ghandi diceva: “Dobbiamo essere noi il
cambiamento che desideriamo per il mondo”.
Che messaggio vuoi dare agli adulti e quale ai bambini?
A tutti lo stesso: “You can make the difference”: tu puoi fare la
differenza!. Ogni giorno, ogni momento facciamo delle scelte e ogni
singola scelta cambia un po’ il mondo, anche se non ce ne
accorgiamo subito. Per questo, dico, non si tratta di “scegliere”
di fare la differenza, perché la facciamo comunque e sempre,
volendo o no.
Rita Imwinkelried
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