Editoriale

Arrivano le rondini e con loro la primavera

Le rondini sono da sempre le “messaggere alate” della primavera. Purtroppo, l’uomo e i cambiamenti climatici ne stanno seriamente minacciando l’esistenza.

Come ogni anno stanno arrivando le rondini ad annunciare l’inizio della stagione calda. Lo fanno immancabilmente, nonostante i cambiamenti climatici e le variazioni di temperatura che stanno mettendo alla prova, da anni ormai, la salute di uomini e animali. Con l’aiuto degli esperti, cerchiamo di saperne di più su questo uccellino migratore che segna l’arrivo della primavera con i suoi voli radenti fra tetti e case.

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Le rondini sono uccelli migratori che arrivano in Italia all’inizio della stagione primaverile © Ingimage

Una rondine non fa primavera

Anche questa volta ricorro all’aiuto degli esperti per conoscere le rondini e il loro mondo. “La rondine è una specie migratrice cosiddetta transahariana. Questo uccello sverna a sud del deserto del Sahara nelle aree di savana (formando in inverno grandi dormitori) e nidifica in tutta l’Europa sia meridionale (Italia compresa) che settentrionale, raggiungendo la Scandinavia.

I primi esemplari migratori arrivano sul suolo italiano nella seconda quindicina di marzo e ripartono verso l’Africa sub-sahariana dall’inizio di agosto. Alcuni contingenti possono svernare anche in Italia e Spagna, soprattutto nei pressi di zone umide”, spiega Marco Gustin, responsabile specie e ricerca Lipu-BirdLife Italia. Insomma, se è vero che “una rondine non fa primavera” (e quindi attenzione, come dicevano le nonne, a scoprirsi troppo e a indugiare nelle fresche serate primaverili) e che il clima è ormai “pazzo”, l’arrivo di questi uccelli è ancora sinonimo di stagione calda.

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Le migrazioni degli uccelli potrebbero essere influenzate dai cambiamenti climatici © Brian Yurasits/Unsplash

Le caratteristiche della specie

Cediamo ora la parola a Margherita Carretti, naturalista ed etologa di Selvatiche Armonie che più volte ci ha accompagnato in questi viaggi nella natura che ci circonda: “La rondine (Hirundo rustica) è presente maggiormente nelle campagne piuttosto che nelle città. La riconosciamo grazie alla sua caratteristica coda biforcuta e dalle piume rossicce della gola. Quando sfreccia nei cieli può sembrare completamente nera ma, in realtà, possiede un piumaggio con magnifici riflessi bluastri. Nidifica principalmente negli edifici rurali costruendo il nido di fango e paglia, oppure riparando e riutilizzando quello dell’anno precedente.

Il suo ruolo ecologico è molto importante perché è una formidabile cacciatrice di insetti e, negli ecosistemi in cui è presente, tiene sotto controllo il numero d’individui delle popolazioni predate, mantenendone il giusto equilibrio. La sua dieta è composta principalmente da mosche, zanzare, libellule e altri insetti volanti. Ma all’occasione si nutre anche di vermi e scarafaggi. Questo insettivoro, infatti, è in grado di mangiare 170 grammi al giorno di insetti, di cui ben il 90 per cento è costituito da mosche e zanzare. Si tratta, quindi, di un vero e proprio ‘insetticida naturale’. Si nutre mentre vola, e lo fa principalmente di giorno, a volte anche a livello del terreno. Dal punto di vista ecologico viene perciò definita specie ombrello perché, proteggendo gli habitat in cui vive, si proteggono allo stesso tempo anche altre specie meno note che ne condividono l’ambiente”.

La funzione di questo magico insetticida tutto naturale la ribadisce anche Marco Gustin che nota come “la dieta delle rondini è costituita esclusivamente da insetti che cattura in volo. Il suo ruolo nell’ecosistema, quindi, è quello di predatore di primo livello, risultando molto utile anche in ambito agricolo per eliminare milioni di insetti dannosi alle attività dell’uomo”. Anche per quanto riguarda le rondini, però, la minaccia alla loro esistenza arriva proprio dall’uomo.

La rondine
La rondine è un formidabile predatore di insetti © Luigi Sebastiani/Lipu

Le rondini e la perdita di habitat

L’uomo non crea, ma si limita purtroppo a distruggere. E lo sta facendo anche nel caso delle rondini sopprimendo, insieme a loro, un’importantissima funzione naturale. Lasciamo la parola a Margherita Carretti: “La rondine è una specie fortemente minacciata di estinzione. La sua popolazione europea si stima essere in calo di circa il 40 per cento. I numeri arrivano dalla BirdLife International; in Italia i dati Lipu stimano purtroppo una diminuzione compresa tra il 20 e il 50 per cento.

Fra le cause di questo declino concorrono diversi fattori, come l’abbandono delle pratiche tradizionali di allevamento, sostituite da metodologie più intensive che hanno causato la scomparsa delle zone di pascolo, e l’approccio agricolo moderno, con la diffusa pratica della monocoltura estensiva che ha ridotto i micro-habitat in cui le rondini attuano il loro foraggiamento. Non dimentichiamo l’uso massiccio di prodotti chimici (pesticidi, ecc.), che riduce il numero di insetti dei quali l’uccello si ciba abitualmente, e la caccia attiva da parte delle popolazioni locali nelle aree di svernamento”.

Aggiungono gli studiosi della Lipu: “I cambiamenti nelle pratiche agricole in Italia e in Europa stanno riducendo il numero di siti di nidificazione e la quantità di insetti volanti. Le rondini amano foraggiare nelle aree a pascolo, e la perdita sia di pascolo che di zootecnica ha influenzato negativamente questi uccelli migratori in alcune regioni d’Europa, compreso il nostro paese”.

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Il volo radente e velocissimo della rondine serve anche per catturare insetti come le zanzare © Pixabay

Vietata la distruzione dei nidi a Roma

Un’altra minaccia arriva purtroppo dalla distruzione dei nidi di rondine, una pratica illegale, ma purtroppo diffusa in tutto il territorio. In proposito però riporto una bella notizia. A Roma, fino al 30 novembre 2022, sarà vietato distruggere i nidi di rondini, balestrucci e specie affini, la cui presenza nelle città è sempre più minacciata e va tutelata. Ce lo avverte un recente comunicato stampa dell’Oipa (Organizzazione internazionale protezione animali). L’ordinanza prevede che i romani debbano garantire la protezione dei nidi “provvedendo alla loro tutela e protezione, anche nelle fasi iniziali della costruzione”.

Inoltre, “la tutela dei nidi si deve estendere anche al periodo migratorio (autunno e inverno), in quanto le rondini e i balestrucci tornano a nidificare e utilizzano gli stessi siti per più anni di seguito”. Molte persone, infatti, distruggono le nidificazioni di questi uccelli perché sporcano o sono antiestetici per palazzi e condomini. L’ordinanza avrebbe ora il compito di rafforzare la tutela già prevista dalla legge n.157/1992 che vieta l’uccisione di nidiacei e individui adulti, nonché la distruzione di nidificazioni e uova.

“È importante non realizzare opere di ristrutturazione di tetti e cornicioni quando la specie si riproduce. In alcuni casi, è utile installare nidi artificiali (ce ne sono ad hoc per la specie) soprattutto all’interno di stalle o altri edifici rurali che ospitano le rondini in periodo riproduttivo”, conclude a questo proposito Marco Gustin di Lipu.

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I nidi delle rondini vanno protetti e preservati © Pixabay

Le rondini e i cambiamenti climatici

Un ruolo di rilievo nelle cause che possono determinare problemi a questi volatili è giocato anche dal riscaldamento globale. “È decisamente possibile che i cambiamenti climatici stiano modificando la migrazione delle rondini in Italia e negli altri paesi europei, poiché si ritiene che stiano arrivando sempre prima a causa delle primavere più calde”, conferma Gustin.

La maggior parte delle rondini italiane passa l’inverno in Nigeria e in Repubblica Centrafricana e alcuni di questi uccelli migrano molto più a sud, attraversando anche la foresta equatoriale e arrivando in Botswana e Sudafrica. Negli ultimi quindici anni sono state raccolte molte osservazioni della prima rondine a livello nazionale. Mediamente il suo arrivo si osserva in Italia nell’ultima decade di febbraio. Su una serie di dati relativi a quindici anni consecutivi, sei sono gli anni in cui l’arrivo è stato più tardivo e sei più precoce. Non si nota, quindi, al momento nessuna tendenza specifica che potrebbe far supporre un cambiamento nelle strategie migratorie a causa della crisi climatica. “Ci vogliono più anni di raccolta dati per verificare se tali aspetti stanno modificando le strategie migratorie della specie e quindi capire realmente se in futuro la rondine riuscirà ad adattarsi alle variazioni climatiche. Il tutto sperando che non sia troppo tardi”.

Già, speriamo non sia troppo tardi per le rondini e confidiamo nel fatto che questi magnifici uccellini dal volo radente non diventeranno le ennesime vittime di un mondo che sta precipitando nel vuoto senza rimedi possibili. Se non ci saranno più loro ad annunciare la primavera, immersi come siamo in un clima impazzito e alienato dalle modifiche stagionali previste dalla natura, come festeggeremo la fine dell’inverno? E, senza queste deliziose messaggere, come ritroveremo la speranza nel risveglio della natura e dei nostri sensi? Festeggiamo con la rondine allora ancora per una volta. E che primavera sia.

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