
Per la prima volta nel 2025 si celebrano le più grandi fonti di acqua dolce del pianeta, che fronteggiano la sfida dei cambiamenti climatici.
A rivelarlo è uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Plos One di questo mese: gli squali bianchi, considerati il “terrore dei mari”, tanto da ispirare una serie di famosissimi film-thriller, starebbero tornando a popolare il nord-ovest dell’Atlantico. Tobey Curtis, uno degli scienziati che hanno partecipato alla ricerca, specifica che si tratta solo dell’”individuazione di
A rivelarlo è uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Plos One di questo mese: gli squali bianchi, considerati il “terrore dei mari”, tanto da ispirare una serie di famosissimi film-thriller, starebbero tornando a popolare il nord-ovest dell’Atlantico.
Tobey Curtis, uno degli scienziati che hanno partecipato alla ricerca, specifica che si tratta solo dell'”individuazione di un trend”, dato che le analisi sono state svolte in un’area molto ristretta, e non in tutto l’Atlantico. I risultati sono basati su 200 anni di dati, che comprendono registri dei pescatori, avvistamenti, persino ritagli di giornale.
Curtis è ottimista: mentre tra il 1970 e il 1980 si registravano il 70 per cento di squali in meno rispetto al 1961 (anno di riferimento della ricerca), le ultime rilevazioni risalenti al 2009 segnalano “solo” un 31 per cento in meno rispetto a quel periodo.
I motivi del calo della popolazione di squali bianchi vanno ricercati nella pesca commerciale: le pinne e le mascelle degli esemplari venivano infatti utilizzate a scopo alimentare oppure come ingredienti della medicina popolare.
Nella stessa pubblicazione su Plos One, gli studiosi hanno allegato un documento secondo cui anche nell’oceano Pacifico la popolazione di squali bianchi starebbe crescendo, avendo riscontrato oltre 2.000 esemplari lungo la costa, in aumento.
La tendenza è cambiata a partire dal 1990, quando sono state introdotte misure di conservazione della specie: tra queste, c’è anche una legge federale statunitense del 1997 che vieta espressamente la caccia dei grandi squali bianchi.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Per la prima volta nel 2025 si celebrano le più grandi fonti di acqua dolce del pianeta, che fronteggiano la sfida dei cambiamenti climatici.
Un tribunale condanna Greenpeace a pagare 660 milioni di dollari. L’accusa? Aver difeso ambiente e diritti dei popoli nativi dal mega-oleodotto Dakota Access Pipeline.
In Italia sono 265 gli impianti ormai disuso perché non nevica più: rimangono scheletri e mostri di cemento. E l’esigenza di ripensare la montagna e il turismo.
Temendo la presenza di rifiuti tossici, la Groenlandia ha interrotto l’estrazione dell’uranio. Ora potrebbe essere costretta a ricominciare. O a pagare 11 miliardi di dollari.
L’organizzazione della Cop30 nella foresta amazzonica porta con sé varie opere infrastrutturali, tra cui una nuova – contestatissima – autostrada.
Incidente nel mare del Nord tra una petroliera e una nave cargo: fiamme e fumo a bordo, si teme lo sversamento di combustibile in mare.
Saudi Aramco, ExxonMobil, Shell, Eni: sono alcune delle “solite” responsabili delle emissioni di CO2 a livello globale.
A23a, l’iceberg più grande del mondo, si è fermato a 80 km dalla Georgia del Sud, dove ha iniziato a disgregarsi.
Una causa intimidatoria per fermare chi lotta per la difesa delle risorse naturali e contro le giganti del petrolio. È quanto sta vivendo Greenpeace per le proteste contro il Dakota access pipeline.