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Gli scienziati hanno registrato un elevato livello di inquinamento in mare provocato da microplastiche che costituiscono una minaccia per la vita marina.
Da un’analisi condotta nelle acque del porto di Sidney è emersa la presenza di una quantità preoccupante di plastica, proveniente perlopiù da capi di abbigliamento sintetici e da articoli da bagno. Questi materiali causano un impatto diffuso sul ecosistema marino, interessando tutta la catena alimentare fino ad arrivare all’uomo.
Lo studio condotto dal Sims, l’Istituto di scienze marine di Sidney, ha rinvenuto piccoli pezzi di plastica, di misura inferiore ai cinque millimetri, in ciascuno dei 27 siti analizzati nell’area del porto. Le analisi dei campioni prelevati da sedimenti del fondale del porto hanno evidenziato la presenza di un’elevata quantità di plastica, da 60 a 100 particelle di plastica per 100 ml di sedimento. Il risultato è particolarmente preoccupante se confrontato con un’analoga analisi effettuata in un porto svedese, nel quale sono state trovate 24 particelle di plastica per 100 ml di sedimento.
Nelle acque marine i materiali inquinanti più diffusi non sono bottiglie di plastica o simili, bensì fibre plastiche sottili, provenienti da abiti, come le felpe che perdono materiale quando vengono lavate, e da prodotti come gli scrub, saponi o dentifrici che possono contenere migliaia di particelle di microplastica di polyethylene. «L’attenzione è prevalentemente rivolta ai grandi pezzi di plastica, in grado di ferire tartarughe e uccelli – ha spiegato Emma Johnston, studiosa a capo della ricerca – ma è possibile che le microplastiche stiano provocando la maggior parte dei danni».
Materiali così piccoli, infatti, possono essere ingeriti dal 96 per cento degli animali di tutto il mondo, a partire dagli invertebrati, fino ad arrivare ai pesci e ai predatori più grandi. Le fibre di plastica sono estremamente dannose per l’organismo, oltre a bloccare l’intestino dell’animale possono rilasciare pericolose tossine assorbite in precedenza. Il progetto, iniziato 18 mesi fa, è alla ricerca di un finanziamento per un’ulteriore analisi di quattro anni. «L’impatto negativo delle materie plastiche è evidente – ha dichiarato Emma Johnston – ma non abbiamo ancora tutti i dati necessari per fare una valutazione completa del rischio».
Si stima che l’Australia produca 1,2 milioni di tonnellate di plastica ogni anno. Parte di questa plastica finisce in mare, dove viene mangiata dalle creature più piccole fino a quelle più grandi, compromettendo interi ecosistemi, per poi tornare, ironia della sorte, all’uomo sotto forma di pescato.
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