Terre gratis e fattorie a un dollaro. Così l’Australia rurale si sta ripopolando

Dopo anni di declino della popolazione, l’Australia rurale ha fatto segnare un’inversione del trend. C’entra la pandemia, ma anche le iniziative di villaggi come Quilpie.

Nel 2021 la popolazione dell’Australia ha fatto segnare il primo declino dal 1916, un simbolico meno 0,02 per cento che ha interrotto una crescita ultracentenaria. In una fetta di paese però l’emorragia di popolazione non è una novità e fa parte di un trend che va avanti da anni. È l’Australia rurale, quella fuori dai circuiti turistici e mediatici, fatta di città e villaggi che di tanto in tanto sorgono in mezzo a distese di deserto o vegetazione.

Scarse opportunità di lavoro, assenza di investimenti nelle case, un isolamento sempre più difficile da digerire soprattutto per i più giovani, hanno indotto negli ultimi decenni a una fuga generale. Da qualche tempo però le cose sono cambiate, anche perché alcuni centri stanno mettendo in campo nuove strategie per attirare popolazione. I dati degli ultimi anni dicono che ci stanno riuscendo.

Un abitante dell'Australia rurale
Un abitante dell’Australia rurale © Getty Images

Lo spopolamento dell’Australia regionale

Nell’ultimo secolo la popolazione dell’Australia ha continuato ad aumentare. Solo nell’ultimo decennio, per esempio, il numero di abitanti è passato da circa 21 a 25 milioni, un incremento di quasi il 25 per cento. L’aumento demografico del paese è caratterizzato per la maggioranza da persone immigrate, che con le limitazioni del Covid-19 hanno ridotto i loro spostamenti e, quindi, si sono trasferite sull’isola in misura molto ridotta. Il tasso di natalità continua invece a scendere e dunque il cosiddetto incremento naturale, cioè il rapporto tra decessi e nascite, non riesce a incidere.

Se l’Australia ha vissuto nel suo complesso il primo decremento di popolazione in oltre un secolo, c’è una parte di paese che ha già imparato nel corso degli ultimi decenni a conoscere questi processi. Alcune aree della cosiddetta Australia regionale, quella fuori dalle grandi mete metropolitane come Perth, Sydney, Canberra, Melbourne e Brisbane, hanno dovuto affrontare un vero e proprio spopolamento. I villaggi più isolati, i distretti più interni e desertici, sono arrivati a perdere fino a un terzo dei loro abitanti. Tra il 2012 e il 2018, per esempio, è scomparso il 31 per cento della popolazione dell’area di Meekatharra, il 28 per cento di quella del golfo di Carpentaria e il 10,5 per cento di quella della regione di Gunnedah.

Sempre meno opportunità lavorative, soprattutto in campo agricolo e minerario, l’arretratezza tecnologica e le difficoltà di accesso all’istruzione più specializzata, hanno allontanato molte persone, in particolare i più giovani. Il primo minuscolo decremento demografico nazionale del 2021 sembra possa essere allora la conferma generale di un processo che a livello locale è già ben affermato. In realtà, soprattutto negli ultimi anni ampie fette dell’Australia rurale hanno invertito questo trend, ricominciando ad attrarre nuovi abitanti.

La pandemia e la riscoperta delle campagne

“Il declino della popolazione regionale australiana è un processo in corso a oggi in pochi luoghi, per lo più nell’entroterra e in aree remote”, rivela a LifeGate Kim Houghton, Chief economist al Regional australia institute (Rai).

I dati che ci mostra sottolineano che negli ultimi cinque anni le città dell’Australia rurale con una popolazione di oltre 50mila persone hanno fatto registrare un incremento demografico del 5,4 per cento, un dato di poco inferiore a quello delle grandi capitali (7,5 per cento). Anche il gruppo successivo di città, quelle da 5mila a 50mila abitanti, è cresciuto, ma più lentamente, con un tasso dell’1,7 per cento in cinque anni e solo pochi centri che hanno effettivamente perso popolazione. Le località che perdono popolazione sono invece i villaggi più piccoli, ma nel loro insieme anche questi sono cresciuti demograficamente, anche se di appena lo 0,3 per cento in cinque anni.

Resta comunque il fatto che su 476 aree di governo locale regionale, quelle cioè fuori dai circuiti delle capitali, il 41 per cento ha perso popolazione tra il 2016 e il 2020. Ma questo avviene sempre più in maniera irrisoria, e non è un caso.

“Una nostra ricerca recente ha mostrato che, contrariamente alla maggior parte dei paesi europei che mostrano una tendenza all’urbanizzazione, l’Australia è interessata da un processo contrario di ritorno alla campagna. Più persone si sono trasferite dalle capitali all’Australia regionale rispetto a quelle che si sono spostate dalle regioni alle città tra il 2006 e il 2016. I distretti regionali sono sempre stati popolari in Australia e questo trend ha avuto un’accelerazione negli ultimi 18 mesi con il Covid-19”, sottolinea Houghton. 

“Contrariamente alla maggior parte dei paesi europei che mostrano una tendenza all’urbanizzazione, l’Australia è interessata da un processo contrario di ritorno alla campagna”.

— Kim Houghton, Chief economist al Regional australia institute (Rai).

È un po’ quello di cui si sta parlando in Italia negli ultimi mesi, tra south working e riscoperta di alcuni luoghi finora dimenticati. La possibilità di lavorare da casa e le limitazioni soprattutto metropolitane dovute alla pandemia hanno spinto molte persone a una fuga dalla città e a trovare rifugio nel corrispettivo della provincia. “Nel settembre 2021 nell’Australia regionale c’è stato un record di 71.300 posti di lavoro vacanti pubblicizzati su internet, con la maggior parte relativa a professioni qualificate e ben pagate. L’Australia rurale non è stata colpita dalla pandemia in modo grave come in altre parti del paese, i blocchi sono stati più limitati. Con i confini internazionali a lungo chiusi, il turismo interno è rimasto molto attivo e questo ha aumentato la fiducia delle imprese regionali”, spiega Houghton.

Al fianco di questi processi automatici derivanti dalle contingenze nazionali e internazionali, la fibrillazione delle aree rurali australiane è venuta però anche da iniziative ad hoc messe in atto da alcuni distretti, volte ad attirare nuovi affari e abitanti.

Terra gratis per chi si trasferisce

Da qualche settimana il piccolo villaggio di Quilpie, nel Queensland, ha adottato una nuova strategia per favorire il real estate sul suo territorio e attrarre nuovi abitanti. Regalare un appezzamento di terra a chi si impegnerà a costruirci sopra una casa, per poi trasferirsi per almeno sei mesi

Quilpie è un pugno di case in mezzo alla terra rossa australiana, i canguri saltano per le vie del villaggio senza farsi troppi problemi, l’economia locale è basata su agricoltura e attività mineraria. D’estate la temperatura arriva a 45 gradi e se si vuole fare un giro in città, la più vicina è Brisbane a dieci ore di macchina. Quilpie è proprio il tipo di località dell’Australia remota che va scomparendo, quella che non ha beneficiato dell’inversione di tendenza demografica dovuta anche alla riscoperta delle campagne da parte della popolazione urbana durante la pandemia. Ma l’amministrazione locale non è rimasta a guardare e ha deciso di stimolare in modo attivo il ripopolamento. 

L’obiettivo dichiarato era di costruire una manciata di nuove case, ma in pochi giorni sono arrivate richieste da tutto il mondo. Per ora se ne contano 300 secondo quanto racconta il quotidiano statunitense New York Times, di queste diverse decine sarebbero a uno stato di trattativa avanzato. “Il nostro indice degli spostamenti regionali mostra che durante la pandemia la migrazione netta all’interno dell’Australia dalle città alle regioni è aumentata ed è ben al di sopra dei livelli pre-pandemia. Ovviamente sono poche le persone che si trasferiscono in piccoli luoghi remoti come Quilpie e questo è dovuto in gran parte alla mancanza di alloggi a causa degli scarsi investimenti nel settore nell’ultimo decennio. Oggi l’obiettivo di Quilpie con l’offerta di terreni gratuiti è quello di stimolare effettivamente nuove costruzioni prima ancora che l’arrivo di nuovi residenti”, spiega Houghton.

L’iniziativa del piccolo centro del Queensland è certamente la più originale, ma fa parte di un trend più diffuso. Qualche anno fa il villaggio di Trundle ha messo in affitto a un dollaro a settimana le sue fattorie così da attrarre nuovi abitanti. Altri centri in decadenza come Wirulla sono diventati il set di reality show e serie tv, con il preciso intento di suscitare l’interesse dei telespettatori a un eventuale trasferimento. E intanto anche gli istituti di ricerca e le istituzioni stanno facendo la loro parte per alimentare questi processi. Da poco il Regional australia institute (Rai) ha lanciato una campagna, Move To More, volta a promuovere la vita e il lavoro fuori dalle grandi metropoli. Inoltre, è stato creato il Liveability toolkit, uno strumento con cui guidare i governi locali nella costruzione di apposite strategie di attrazione di nuovi abitanti. 

Mentre in Italia prende largo l’iniziativa delle case a un euro per ripopolare villaggi fantasma e territori in decadenza, l’Australia rurale è impegnata in un processo simile che sta favorendo la riscoperta delle aree più remote e rurali.

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