La data di produzione conta, le gomme migliori vanno sempre davanti, gonfiare meno aumenta il comfort: sono convinzioni diffuse. Ma tutte sbagliate. Ecco cosa dicono gli esperti.
Peggio di noi solo i Paesi Bassi. L’Italia è al secondo posto tra i paesi europei in cui si spende di più per guidare un’auto di proprietà. Il primato negativo spetta ai Paesi Bassi, mentre Repubblica Ceca e Germania sono i paesi più virtuosi. A dirlo un recente studio sui costi di proprietà e di
Peggio di noi solo i Paesi Bassi. L’Italia è al secondo posto tra i paesi europei in cui si spende di più per guidare un’auto di proprietà. Il primato negativo spetta ai Paesi Bassi, mentre Repubblica Ceca e Germania sono i paesi più virtuosi. A dirlo un recente studio sui costi di proprietà e di utilizzo dei veicoli a motore condotto in 11 paesi europei. Costi che cominciano a far riflettere visto che oltre 600.000 italiani hanno già scelto di utilizzare il car sharing, una possibile alternativa al possesso di un’auto, almeno per chi abita nelle aree metropolitane.
La ricerca mette in luce gli aspetti più critici: l’elevato costo medio di un’auto in proprietà sarebbe infatti conseguenza non solo del costo del carburante, appesantito da Iva e accise molto elevate, ma anche dei costi dell’assicurazione e delle tasse di proprietà, tra i più alti in Europa. Oltre al costo d’acquisto iniziale, c’è poi la perdita di valore del veicolo, i costi di riparazione e manutenzione, le tasse e i costi per il carburante. A cui si aggiungono parcheggi a pagamento e ztl, sempre più diffusi.
Così capita che anche in Italia il car sharing stia diventando una possibile alternativa al possesso di un’auto, almeno nelle grandi città. A guidare la sharing revolution è Milano, dove malgrado l’auto di proprietà sia ancora molto diffusa (57 auto per 100 abitanti contro le 35 della più “evoluta” Berlino), la tendenza è quella di rinunciare almeno alla seconda auto, in favore di forme di mobilità alternative e più sostenibili.
Ma a chi potrebbe convenire rinunciare alla sua auto cittadina in favore di una delle varie forme di car sharing? Non a tutti e non ovunque, ovvio. Ma facciamo un esempio concreto: chi vive a Milano e possiede una city car con qualche anno sulle spalle e una percorrenza mensile di circa 500 km avrebbe convenienza ad optare per un servizio di car sharing elettrico a flusso libero (241 euro mensili vs 211). Qui si può scaricare una tabella che rende molto chiara la comparazione dei costi mensili di un’auto privata rispetto al car sharing.
Ma i vantaggi del car sharing non si limitano agli aspetti economici. L’auto condivisa riduce il numero di veicoli in circolazione, offre maggiore sicurezza (le auto più recenti sono tecnologicamente più sicure), se elettrica ha un minor impatto ambientale, assicura l’accesso gratuito alle ZTL, non paga il parcheggio, circola anche in periodi di limitazione del traffico e in genere aiuta la qualità della vita. E per tutti quelli che non hanno mai sperimentato il car sharing elettrico, Share’ngo (attivo a Milano, Firenze e Roma), offre tariffe molto competitive: 6 euro ora, 1 euro per la registrazione e 100 minuti gratis. Basta iscriversi qui.
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