Azzorre, giardini in mezzo all’Atlantico

Nove isole sulle quali una vegetazione rigogliosa si alterna alle colate nere della lava. Sono le Azzorre.

“Monti di fuoco, vento e solitudine”: così, nel Cinquecento, uno dei primi viaggiatori portoghesi descrisse le Azzorre. Nove isole in mezzo all’Oceano Atlantico che affascinano e stupiscono per la loro bellezza selvatica, per i loro contrasti, per la loro natura rigogliosa. Comodamente raggiungibili da Lisbona e luogo ideale per fare dei facili trekking che consentono di vivere appieno la varietà e la ricchezza del loro paesaggio. Di origine vulcanica, l’arcipelago, che comprende numerosi isolotti disabitati, è anche il luogo adatto per avvistare i cetacei, alcuni stanziali ed altri migratori, tra cui la balenottera azzurra.

 

L’ideale punto di partenza è l’isola principale per estensione e per importanza economica, quella di Sao Miguel, dove vale la pena di fermarsi qualche giorno. Numerose infatti sono le sue attrazioni, molte delle quali strettamente collegate alla sua origine vulcanica. Tra queste, la Valle di Furnas. Qui l’attività geotermica si manifesta attraverso spettacolari fumarole, pozze fangose che ribollono e sorgenti di acqua sulfurea. Come la piscina termale di acque giallastre del Parco Terra Nostra, dove è possibile immergersi, circondati da un curatissimo giardino botanico ricco di fiori e piante delle più varie specie. Già, perché una delle caratteristiche delle Azzorre è proprio la natura rigogliosa, di un’incredibile ricchezza. Il clima particolare, dovuto alla posizione geografica, e il terreno lavico fanno sì che a una flora di tipo mediterraneo si sovrapponga una vegetazione tropicale.

 

Basta percorrere i sentieri che conducono alla Lagoa do Fogo (con la sua spiaggia bianca) o alla Caldeira das Sete Citades (una quindicina di laghetti vulcanici) per rendersene conto. In pochi chilometri si alternano verdi pascoli, coltivazioni di te, pini, banani, ananas, felci, fiori di tutti i colori, tra cui splendide ortensie (simbolo delle isole), le cui siepi dividono gli appezzamenti. Comodi percorsi pedonali consentono di fare il giro sulla cresta dei vulcani: da una parte l’infinito orizzonte oceanico, dall’altra le lagune con i loro violenti colori tra l’azzurro e il verde. Incredibile spettacolo di una natura che sa sempre stupire. E non smette di farlo cambiando isola. Anche a Sao Jeorge, lunga e sottile, l’altopiano interno è ricco di verdi prati, boschi di castagni, faggi ed eucalipti che nascondono ruscelli di acqua limpida con le loro rinfrescanti cascate, piante di caffè, azalee e calle selvatiche. Belli anche quei tratti di sentiero che costeggiano il mare, su coste spesso alte e rocciose, e che raggiungono villaggi dove le case, intonacate di bianco e decorate con pietra lavica nera, regalano un contrasto cromatico suggestivo.

 

Davvero magica l’atmosfera dell’isola Pico, dominata dall’omonimo vulcano, uno scosceso cono perfetto alto quasi 2500 metri. In molti punti la nera lava domina il paesaggio, come a Cachorro, dove si è consolidata proprio a contatto dell’acqua dell’oceano, creando archi, grotte, gallerie. E di lava sono fatti anche i muretti che ancorano al terreno le vigne e aiutano l’uva a maturare: questa pratica agricola è stata riconosciuta dall’Unesco Patrimonio mondiale dell’umanità. Tra questi piccoli fazzoletti di vigneti svettano, con le loro pale, dei rossi mulini a vento, degli alberi da frutto, soprattutto fichi, e dei contorti pini marittimi. I villaggi, quasi tutti lungo la spettacolare costa nera, hanno le caratteristiche case costruite di pietra lavica, imbiancate di calce. Anche nel pittoresco piccolo porticciolo di Madalena, da cui partono i traghetti per raggiungere l’isola Faial. Imperdibile l’escursione al vulcano Capelinhos con la sua colata di cenere che è arrivata fino al mare, seppellendo tutto quello che ha incontrato sulla sua strada, tra cui l’antico faro di cui ora emergono solo i piani alti. In un paesaggio spettrale si attraversano le dune nere, fino a giungere sulla vetta dove è posizionato un osservatorio per l’avvistamento dei cetacei. Mentre un vento impetuoso impedisce quasi di camminare, la memoria vola ai racconti di Tabucchi e di Melville, in cui si narrano le storie dei balenieri che da queste isole sono partiti o sono passati. E allora bisogna scendere ad Horta, cittadina cosmopolita dall’aspetto coloniale, e perdersi nel labirinto di casette cubiche di Porto Pim (“sicuro”), la baia che per lungo tempo fu il quartier generale dei cacciatori di balene. Il suo passato “glorioso” aleggia ancora nell’aria, così come, su tutte le Azzorre, aleggia il mito di Atlantide, perché proprio queste isole sarebbero le ultime terre emerse del leggendario continente che non c’è più.

Cosa ci piace 

Una visita al Museu dos Baleeiros a Lajes, sull’isola di Pico. Una collezione di 1500 pezzi di grande interesse etnografico. Oggetti lavorati e intagliati, fatti con ossa e denti di balene e capodogli. Il museo è in una vecchia casa di legno dove si tenevano le scialuppe baleniere.

 

Assistere alla Festa del Santu Spiritu su una delle nove isole. Un’esplosione di colori e suoni, tra processioni e benedizioni. Le chiese, le case e le strade addobbate con i petali dei fiori e con la riproduzione in miniatura delle barche dei pescatori locali.

 

Fermarsi in una malga locale ed assaggiare lo squisito formaggio fatto con il latte delle mucche che pascolano nei verdi prati con vista oceano Atlantico. Formaggette stagionate e fresche, leggermente salate, davvero gustose!
Bere un gin tonic al Cafè Sport da Peter, a Horta sull’isola di Faial. E’ un po’ annacquato, ma l’atmosfera è particolare. Locale storico, lo frequentano i balenieri e i navigatori solitari e non. Le pareti sono tappezzate dei loro bigliettini, bandierine e messaggi. Alcuni di molto, molto tempo fa.

 

Da non perdere

Una passeggiata sul molo del porto di Horta, meta dei navigatori di tutto il mondo, che qui lasciano un nome, una data, un dipinto, un disegno per testimoniare il loro passaggio. Anche perché, narra la leggenda, chi non lo fa avrà difficoltà sulla via del ritorno. Tra yacht, barche e velieri che battono bandiere di tutti i Paesi del mondo i graffiti più strani, compresi molti messaggi d’amore, per il mare e non.

Visitare le chiese del barocco azzorrano, semplice e lineare: facciata bianca di calce e decori di pietra lavica scura. All’interno decori di legno dorato di gusto ispano-americano. In molte di esse anche notevoli esempi di arte fiamminga, derivanti dai rapporti che le Azzorre hanno stretto con le Fiandre nel ‘500-‘600. Una testimonianza artistica importante, che si è salvata dalle distruzioni subite invece sul continente nel corso delle guerre di religione.

Un’escursione in barca per l’avvistamento dei cetacei. Accompagnati da skippers, vedette e biologi si parte dalle isole di Faial, Sao Miguel o Pico. Gli incontri più comuni sono con i delfini, coi capodogli, con le balene e, se si ha fortuna, con le orche. Da marzo a settembre è possibile avvistare anche la gigantesca balenottera azzurra, che può arrivare a 30 metri di lunghezza e ad un peso di 180 tonnellate.

 

Buono a sapersi

Le Azzorre sono una Regione Autonoma del Portogallo quindi la moneta è l’Euro. L’orologio è però un’ora indietro rispetto a Lisbona. Il clima è temperato tutto l’anno, ma molto mutevole. Nella stessa giornata si può passare dalla pioggia al sole. I mesi più piovosi sono ottobre e gennaio. Il periodo migliore per visitare le isole va da maggio a settembre quando le isole sono in piena fioritura. Da Lisbona ci sono collegamenti aerei per le isole maggiori in coincidenza con i voli provenienti da Milano e Roma. Sulle isole non ci sono serpenti; diffusa è invece la lucertola muraiola di Madeira, che è stata introdotta.

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