In Basilicata è stata avviata una nuova estrazione di petrolio a Tempa Rossa

Mentre l’Italia dice di puntare sulla transizione, la Basilicata autorizza una nuova attività di estrazione di petrolio nel giacimento di Tempa Rossa

Mentre l’Italia si appresta, insieme al resto dell’Unione europea, a gestire i fondi di Next Generation Eu — il piano approvato dal Consiglio europeo al fine di sostenere gli stati membri colpiti dalla pandemia e che prevede, tra le altre cose, politiche di transizione energetica — in Basilicata si dà il via a una nuova ed ennesima attività estrattiva di petrolio. L’autorizzazione è arrivata il 9 dicembre 2020 dall’ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e le georisorse del ministero per lo Sviluppo economico e il giacimento interessato è quello di Tempa Rossa, gestito dalla compagnia francese Total.

Cos’è Tempa Rossa, un po’ di storia

Il progetto Tempa Rossa si estende nel territorio del comune di Corleto Perticara, in provincia di Potenza. A quattro chilometri da qui verrà costruito il futuro centro di trattamento. Siamo nella zona dell’alta valle del Sauro. Cinque pozzi si trovano a Corleto Perticara, mentre il sesto si trova nel comune di Gorgoglione. L’area dove verrà realizzato il centro di stoccaggio gpl (gas propano liquido) è sempre a Guardia Perticara.

Dall’impianto Tempa Rossa — “tra i più evoluti nel settore petrolifero”, scrive Total — sono già stati estratti 10 milioni di barili di petrolio in via sperimentale. A regime, avrà una capacità di 50mila barili di petrolio al giorno, 230mila metri cubi di gas naturale, 240 tonnellate di gpl e 80 tonnellate di zolfo. Bilancio che va ad aggiungersi a quello di una regione dalla quale oggi proviene già l’80 per cento del petrolio estratto in Italia.

L’app di Total e la posizione della regione Basilicata

Tempa Rossa ha scelto condividere i dati delle centraline del giacimento attraverso un’app con il fine dichiarato di aumentare la trasparenza verso il territorio, e data la preoccupazione crescente dei cittadini già manifestata negli anni passati. Total l’ha sviluppata in modo che gli utenti possano conoscere e rimanere aggiornati sulle attività del sito petrolifero lucano, con particolare attenzione al monitoraggio ambientale: con l’app, infatti, è possibile visualizzare in tempo reale i dati su qualità dell’aria, odori e rumori rilevati dalle quindici stazioni fisse di monitoraggio dislocate su tutto il territorio.

Ma proprio sul monitoraggio ambientale, la regione Basilicata ha diffidato la Total e chiesto una relazione tecnica in merito agli sforamenti nelle emissioni in atmosfera rilevati dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente Basilicata (Arpab). La regione aveva, nel febbraio scorso, sottoscritto l’intesa su Tempa Rossa con le compagnie petrolifere Total, Shell e Mitsui Italia. L’accordo prevede compensazioni per 25 milioni di euro, la fornitura gratuita di 40 milioni di metri cubi di gas all’anno per 30 anni e una royalty di 50 centesimi a barile estratto.

Un’occasione sprecata per la transizione energetica?

Oltre un terzo delle risorse del Next generation Eu (in Italia noto anche come Recovery fund) devono essere destinate alla transizione energetica e quindi alla conversione verso le fonti rinnovabili. L’autorizzazione di Tempa Rossa pare andare invece in direzione contraria. Inoltre, la legge di bilancio da 40 miliardi di euro approvata a fine anno non ha rimosso, né ridotto i sussidi ambientalmente dannosi, che ogni anno costano circa 20 miliardi di euro.

“Ciò che sta avvenendo ormai da diversi mesi a Tempa Rossa è l’ennesimo capitolo di una storia già ampiamente vista negli ultimi venti anni. E che pare aver insegnato davvero poco” spiega Antonio Lanorte, presidente di Legambiente Basilicata. “È necessario fare una riflessione seria ed articolata per stabilire quali siano le condizioni di sostenibilità, tenendo presente che già ora i danni di immagine sono gravi e conclamati e considerando che la filiera petrolifera si è dimostrata in questi venti anni un freno per lo sviluppo del territorio oltre che a forte rischio illegalità, come dimostrano le numerose indagini giudiziarie di questi anni”.

“Oltre le fiammate, i guasti, il rumore, gli odori sgradevoli, i parametri di qualità dell’aria che schizzano in alto oltre i limiti di legge, le diffide e le solite rassicurazioni di cui la regione Basilicata è succube, è venuto il momento di fare i conti con la realtà: chi parla di petrolio come risorsa e come ricchezza per la Basilicata, deve ammettere che in vent’anni il lavoro si è dequalificato e precarizzato e il territorio spopolato. La situazione che è sotto gli occhi di tutti dimostra che la Basilicata ha urgente bisogno di recuperare il tempo perduto” continua Lanorte.

La conversione degli impianti e la loro transizione verso la produzione di energia pulita può essere l’occasione di recupero di cui parla Legambiente? “Sì, però mentre per l’impianto di Viggiano (il giacimento petrolifero avviato nel 1998 e gestito da Eni, a 25 chilometri di distanza in linea d’aria da Tempa Rossa, nda) potrebbero esserci delle speranze una volta esauritosi, il progetto Tempa Rossa è appena iniziato. Tuttavia, la conversione produttiva oltre il petrolio è ineludibile. Per farlo, abbiamo bisogno di una grande iniziativa economica e culturale sotto la regia della regione Basilicata e il coinvolgimento dei portatori di interesse locali, comuni, imprese e mondo della ricerca” conclude il presidente di Legambiente Basilicata. Per l’associazione ambientalista, le compagnie petrolifere, quali Eni e Total, investono in energia green altrove. Per questo motivo, lo possono fare anche in Basilicata.

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