https://t.co/ZsAcdL5SHV #OurLandOurNature # DecolonizeConservation via @survivalfr
— Edgar Charles Mbanza (@mc_edgar) September 2, 2021
Se le donne tendono a sentire più freddo degli uomini, è tutta colpa di un retaggio di sessant’anni fa.
Un gruppo di ong ha organizzato a Marsiglia un contro-vertice rispetto al congresso Iucn sulla natura, denunciando il “colonialismo verde” dell’Occidente.
L’approccio alla tutela della natura deve cambiare, perché quello attuale è basato su una visione distorta della realtà, su una forma di “colonialismo verde” e su un latente razzismo. Che porta a cacciare le popolazioni autoctone dalle loro terre in nome della conservazione dei luoghi vulnerabili. L’accusa, durissima, arriva proprio mentre dirigenti e personalità del mondo intero sono riuniti a Marsiglia, fino all’11 settembre, per il Congresso mondiale dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn). Si tratta di una sorta di Cop (Conferenze delle parti, la cui ventiseiesima edizione si terrà a novembre a Glasgow) dedicata al tema della biodiversità.
Alla vigilia e nel giorno dell’apertura dell’evento, il 2 e 3 settembre, si è tenuto un altro summit. Un contro-congresso battezzato “La nostra terra, la nostra natura”, promosso dall’organizzazione non governativa Survival International e centrato, appunto, sul tema del “colonialismo verde”.
Secondo l’associazionel’associazione, il congresso della Iucn si basa infatti su una “percezione distorta della natura”, che affonda le sue radici in Occidente. Ad essa sono infatti associati i concetti di bellezza e di luoghi incontaminati: da ciò discende che l’unico modo per ripristinare la natura è allontanarla dagli esseri umani e dal loro impatto.
È da questo principio che partono, secondo Survival International, le proposte e le politiche immaginate dai decisori politici. A partire dalla campagna “30×30”, che punta ad aumentare le aree protette nel mondo. Al contro-congresso è stato sottolineato in questo senso come tali azioni puntino proprio a eliminare gli abitanti di numerose aree, in nome della necessità di “conservare la natura”. Un approccio considerato di matrice occidentale e “profondamente razzista”.
Per questo al contro-congresso è stata data la parola soprattutto ai rappresentanti delle popolazioni autoctone, provenienti da 18 nazioni. Ciò con l’obiettivo di mostrare, con prove e testimonianze, come in alcuni casi sotto la bandiera della protezione della natura siano state commesse “atrocità”.
Perfino violazioni dei diritti umani, torture e uccisioni hanno colpito, secondo Survival International, numerose persone cacciate dalle loro terre e che hanno tentato di riappropriarsene. O di tornarci per raccogliere piante medicinali o visitale luoghi per loro sacri.
Sono stati in questo senso citati casi che hanno riguardato il Congo, il Brasile, l’India, il Paraguay e la Guyana francese. Survival International – assieme a Minority rights Group, Rainforest foundation e Attac, propone invece un modello che coniughi da un lato la necessità di proteggere la natura con quella di proteggere i diritti delle popolazioni autoctone. Partendo dal presupposto proprio le comunità locali sono spesso fondamentali, ad esempio, nella difesa delle foreste e dunque nella tutela della biodiversità.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Se le donne tendono a sentire più freddo degli uomini, è tutta colpa di un retaggio di sessant’anni fa.
Anche il mondo accademico discute della possibilità di riformare lo Statuto di Roma per inserire tra i crimini contro l’umanità quelli ambientali.
Siamo stati in Albania insieme a Cesvi per raccontare la storia e il futuro del fiume Vjosa, uno degli ultimi fiumi liberi d’Europa. Il podcast è disponibile su tutte le piattaforme di streaming.
Grazie al progetto MC0 di Interreg-Alcotra, lo strumento LISE accompagna la filiera aromi e profumi verso la decarbonizzazione.
Dopo Milano, il progetto realizzato con LifeGate nell’ambito della Water Defenders Alliance arriva nel porto toscano. Obiettivo: prevenire l’inquinamento delle acque attraverso una tecnologia in grado di assorbire oli e idrocarburi.
La strategia di adattamento climatico che prevede di rimuovere asfalto e cemento per far spazio al verde sta diventando una priorità per le città italiane.
Quali sono i benefici dell’agricoltura rigenerativa? Ne parliamo in tre puntate speciali del podcast News dal pianeta Terra, registrate alla Nuvola Lavazza.
Doppio allarme delle associazioni ambientaliste: tagliati i fondi alle Regioni per il ripristino della natura, ritardi sulla giustizia climatica.
Con il progetto transfrontaliero MC0, tante PMI italiane e francesi del settore della meccatronica hanno avviato la decarbonizzazione.
