Claudia Strasserra, Bureau Veritas. Il nostro metodo per valutare i claim etici delle aziende

Come valutare se un’azienda fa dichiarazioni attendibili in materia di sostenibilità? Risponde Bureau Veritas, ente certificatore di FinDynamic.

La sostenibilità si sta affermando sempre più come un fattore competitivo per le imprese. Un valore che fa guadagnare punti agli occhi dei clienti e, in senso più allargato, dei vari stakeholder: partner, fornitori, istituzioni. Grazie a un’intuizione di FinDynamic, il primo player in Italia a introdurre il dynamic discounting, i comportamenti virtuosi possono essere legati a doppio filo al sostegno finanziario. Aderendo al servizio, infatti, una grande azienda può concedere alla sua rete di fornitori il pagamento anticipato delle fatture a fronte di un piccolo sconto. Grazie a questo meccanismo, la grande azienda può quindi sostenere finanziariamente i propri fornitori più piccoli o più responsabili nei confronti dell’ambiente e della società, offrendo loro il pagamento anticipato delle fatture a tassi di sconto agevolati rispetto alla media di mercato.

Dopodiché può dichiarare pubblicamente il proprio impegno nei confronti della filiera tramite un claim etico, reso solido e credibile grazie alla validazione e alla verifica di Bureau Veritas, leader mondiale nei servizi di ispezione, verifica di conformità e certificazione. Claudia Strasserra, Sustainability Sector Manager di Bureau Veritas Italia, ci racconta com’è nata questa collaborazione e come funziona il processo di validazione e verifica delle affermazioni fatte dalle aziende.

Quando e come avete incontrato FinDynamic?
Il contatto è nato per caso, a margine di una lezione che ho tenuto presso l’università Bicocca. All’epoca FinDynamic era alla ricerca di un modo per valorizzare il suo servizio di supporto alle aziende che hanno bisogno di liquidità. Dopo un primo confronto, abbiamo pensato che lo strumento giusto fosse la validazione del claim etico. Se infatti le certificazioni tradizionali valorizzano dei modelli predefiniti (è il caso della ISO 14001 sul sistema di gestione ambientale), FinDynamic è un’azienda con una vocazione particolarissima a cui ben si adatta una norma duttile come la ISO/TS 17033.

Da subito i nostri interlocutori di FinDynamic hanno apprezzato la proposta e si sono messi all’opera, entrando in sintonia con lo spirito della norma. Bisogna tenere conto del fatto che la validazione ISO/TS 17033 presuppone un grande lavoro da parte dell’azienda, che deve predisporre un disciplinare in cui descrive per filo e per segno il suo servizio e processo, gli elementi di sostenibilità che vi sono contenuti, il claim che vuole valorizzare e i modi per verificare la sua correttezza.

Bureau Veritas è uno dei primi soggetti in Italia ad applicare la specifica tecnica ISO/TS 17033, uno standard molto recente e ancora poco noto al di fuori degli addetti ai lavori. Di cosa si tratta?
La norma ISO/TS 17033 sui claim etici è stata pubblicata nel 2019 e stiamo cercando di farla conoscere il più possibile, perché crediamo che abbia un enorme potenziale. Con il termine claim si intende qualsiasi dichiarazione divulgata da un’organizzazione sotto forma di slogan, logo o icona. Il concetto di etico abbraccia una gamma molto ampia di ambiti, come la sostenibilità, la giustizia sociale e il benessere animale.

Questa norma parte da un presupposto: in Europa il 51 per cento dei consumatori è disposto a pagare di più per un brand sostenibile, percentuale che sale fino al 66 per cento su scala mondiale. In considerazione di questo dato, è giusto che un’azienda possa comunicare i suoi investimenti in sostenibilità, usandoli come leva di marketing. Il greenwashing però è una minaccia incombente perché basta uno slogan un po’ azzardato, superficiale o addirittura millantatore per confondere il consumatore.

Proprio per evitare il proliferare di messaggi pubblicitari slegati dalla realtà dei fatti, questa norma ci insegna a fare dichiarazioni accurate, rilevanti, non fuorvianti, trasparenti ed eque, coinvolgendo tutte le parti interessate. La prova del nove è la verificabilità: è possibile produrre elementi oggettivi o documenti che provino ciò che l’azienda ha affermato? La norma ovviamente si rivolge sia all’impresa (nel nostro caso FinDynamic) sia alla parte terza incaricata di validare o verificare le sue affermazioni (Bureau Veritas, appunto).

Il cliente di FinDynamic sostiene i fornitori più piccoli o quelli più sostenibili © Ingimage

È importante cogliere questa distinzione. Con la validazione, l’ente di parte terza va a vedere se l’impegno dell’azienda è plausibile sulla base dei suoi strumenti e del suo piano d’azione. Nel caso di FinDynamic noi abbiamo validato il claim perché effettivamente, grazie alla piattaforma, i clienti possono aiutare la loro rete di fornitori a ottenere credito a condizioni più vantaggiose rispetto ai tassi di mercato. In una seconda fase procederemo anche alla verifica. Ciò significa che andremo a esaminare i dati storici di ciascun cliente per accertare se nei fatti c’è stato questo supporto alla catena di fornitura. In sintesi, la validazione guarda al futuro mentre la verifica guarda a ciò che è già successo.

FinDynamic fa riferimento alla norma ISO/TS 17033 perché ha un claim di giustizia sociale. Da un lato sostiene i fornitori più piccoli, che vivono una fase di forte difficoltà e hanno bisogno di liquidità. Dall’altro lato, sostiene i fornitori più sostenibili. Ogni grande azienda stila un rating dei propri fornitori, ma nella maggior parte dei casi esso si basa su aspetti come la solidità finanziaria e la qualità del prodotto. Se invece un cliente di FinDynamic introduce nel rating alcuni aspetti di sostenibilità, come stanno facendo ultimamente alcune imprese illuminate, può premiare i fornitori più virtuosi applicando queste condizioni particolarmente vantaggiose. A Bureau Veritas spetterà poi il compito di accedere ai dati della piattaforma e verificare che le promesse del claim siano state rispettate.

Può fare qualche esempio dei dati che esaminate per validare e verificare il claim etico?
I dati che esaminiamo variano a seconda del claim. Nel caso di FinDynamic controlliamo le fatture che sono state scontate e i tassi d’interesse applicati. Cambiando completamente scenario, immaginiamo invece che un produttore di passata di pomodoro ci chieda di validare un claim relativo alla tutela dei lavoratori. In questo caso andiamo a verificare se ha mappato tutti i suoi fornitori (non solo quelli diretti, ma anche quelli di secondo e di terzo livello), quali dati possiede su ciascuno di essi, se fa ispezioni nelle campagne per monitorare le condizioni di lavoro dei braccianti e così via. Se invece un’azienda propone un claim legato al benessere animale, controlliamo le condizioni degli allevamenti. In sintesi, in funzione del claim costruiamo una mappa delle osservazioni e dei documenti da raccogliere per sincerarci del fatto che sia valido e vero.

È importante chiarire che noi non possiamo accettare qualsiasi claim. Non rientrano nel perimetro di claim etico le affermazioni relative al puro e semplice rispetto della legge, né tanto meno i payoff emozionali.

Vitelli segregati in un allevamento intensivo
Se un’azienda richiede un claim sul benessere animale, Bureau Veritas ispeziona gli allevamenti © Animal Equality Italia/Flickr

Quanto è richiesto questo servizio di validazione e verifica dei claim etici?
In rapporto al nostro business, l’attività legata ai claim etici al momento è una nicchia piccola ma estremamente promettente. Per ora ci stiamo occupando soprattutto di divulgazione, webinar e incontri con i clienti, riscontrando un notevole interesse soprattutto da parte del mondo finanziario e da quello del food.

Nel loro complesso i servizi di sostenibilità rappresentano una quota crescente e apprezzabile della nostra attività. Copriamo una gamma di attività molto ampia, che va dalla certificazione SA 8000 sulla tutela dei lavoratori, alla certificazione ISO 50001 sui sistemi di gestione dell’energia, alle verifiche EU ETS sull’emission trading, al monitoraggio sulle catene di fornitura e così via.

Ritiene che l’attenzione a questi temi sia destinata ad aumentare o diminuire, in un’ottica di ripresa post-coronavirus?
Io credo che la sostenibilità sia un must per chi vuole restare e prosperare sul mercato. Per quanto abbiamo subito tutti uno shock e abbiamo sofferto, la sostenibilità ormai è entrata a far parte della cultura delle aziende e dell’agenda istituzionale e continuerà a crescere, crisi o meno – sia perché esistono innumerevoli opportunità, finanziamenti e agevolazioni, sia perché è il consumatore a volerlo. Anzi, sono convinta che la crisi evidenzierà ancora di più la resilienza delle aziende che hanno la tutela dell’ambiente e delle persone nel loro dna.

 

Articolo sponsorizzato
Articoli correlati