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I dati di Coldiretti sul crollo della produzione di frutta danneggiata dal clima impazzito. Nel 2021 già solo le pere hanno registrato -69 per cento.
Quest’anno i raccolti di frutta italiana sono scesi al minimo da inizio secolo. Il crollo di oltre il 27 per cento della produzione è la conseguenza del clima impazzito caratterizzato da una media di sei eventi estremi al giorno come bombe d’acqua e grandinate. Lo fa sapere Coldiretti attraverso l’analisi “2021, l’anno nero della frutta Made in Italy” basata sulla banca dati dell’European severe weather database e diffusa in occasione del Macfrut di Rimini, il più grande salone della frutta e verdura italiana.
L’andamento climatico anomalo con l’inverno bollente, il gelo in primavera e un’estate divisa tra caldo africano, siccità e violenti temporali – sottolinea la Coldiretti – hanno prima danneggiato le fioriture e poi i frutti. Il risultato è un calo che riguarda tutti i prodotti con l’addio a un frutto su quattro. Rispetto alla media dei cinque anni precedenti, la produzione di pere è diminuita del 69 per cento, quella di pesche del 48 per cento, di albicocche del 37 per cento, di susine del 33 per cento. I kiwi segnano -29 per cento, le ciliegie -20 per cento, le mele -12 per cento.
Tutto questo si traduce in una grossa perdita economica per gli agricoltori e in un aumento dei prezzi al carrello per i consumatori. Il ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli, intervenendo al Macfrut ha affermato: “In ottica di sfide attuali per sostenere il settore ortofrutticolo oggi dobbiamo ragionare su tre elementi: in primo luogo si deve affrontare la gestione del rischio. In secondo luogo, vanno sostenute le nostre imprese con interventi pubblici e soluzioni assicurative volte a sostenere il reddito agricolo. Infine è necessario affrontare una riforma fiscale: non possiamo non iniziare dal costo del lavoro in agricoltura. Siamo tutti consapevoli che non dobbiamo uscire dalla crisi tornando dove eravamo, ma approfittare di questa ondata di ripresa, in netta e continua crescita per il futuro, per implementare il comparto”.
Non a caso Coldiretti parla della produzione agricola come patrimonio nazionale da difendere. Con l’emergenza Covid-19 il cibo è diventato la prima ricchezza dell’Italia per un valore pari al 25 per cento del Pil con 538 miliardi di euro lungo l’intera filiera agroalimentare dal campo alla tavola e quattro milioni di lavoratori impegnati in 740mila aziende agricole, 70mila industrie alimentari, oltre 330mila realtà della ristorazione e 230mila punti vendita al dettaglio. E, come ha rivelato uno studio presentato sempre da Coldiretti in occasione di Cibus, il Salone internazionale dell’alimentazione, l’Italia ha raggiunto per la prima volta nella storia recente l’autosufficienza nella bilancia alimentare con le esportazioni di cibi e bevande nazionali che hanno superato in valore le importazioni dall’estero. All’estero le vendite del made in Italy sono sostenute soprattutto dai prodotti base della dieta mediterranea come il vino, la frutta e verdura, fresca e trasformata, che l’Italia produce in quantità superiori al fabbisogno interno.
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