Raccolta differenziata

Capsule del caffè in alluminio, a Lecco ora si riciclano

Partita la sperimentazione per la raccolta differenziata delle capsule del caffè in alluminio, assieme a lattine e altri imballaggi. È il primo caso in Italia.

Da aprile le capsule del caffè in alluminio, quelle usa e getta, potranno essere riciclate grazie alla raccolta differenziata, avviata nella provincia di Lecco. I cittadini potranno raccogliere le capsule insieme a blister, lattine e scatolette, evitando che il rifiuto finisca nella frazione indifferenziata.

capsule del caffè in alluminio
L’utilizzo del capsule monouso ha visto una vera e propria esplosione in tutto il mondo, con la conseguente produzione di migliaia di tonnellate di rifiuti.

Il progetto, primo in Italia di questo tipo, nasce dalla collaborazione di Cial (Consorzio imballaggi alluminio) e Silea (Società intercomunale lecchese per l’ecologia e l’ambiente) e punta quindi ad avviare al riciclo la parte in alluminio delle capsule.

“Questo progetto si propone di incrementare la raccolta differenziata e ridurre la quantità dei rifiuti destinati allo smaltimento, intervenendo su una nuova tipologia di rifiuto in forte crescita”, ha detto in una nota stampa Mauro Colombo, presidente di Silea. “Attraverso la raccolta, il trattamento e il recupero di alluminio riusciremo a coniugare efficacemente lo sviluppo di nuovi mercati e l’economia circolare”.

Infografica che spiega ai cittadini come differenziare le capsule.
Infografica che spiega ai cittadini come differenziare le capsule.

Capsule del caffè in alluminio e il problema di rifiuti

Secondo il progetto europeo Life Pla4coffee, che sta studiando un modo per trovare un’alternativa biodegradabile alla produzione attuale, sono circa 10 miliardi le capsule di caffè vendute in tutto il mondo ogni anno. Quantità capace di generare almeno 120mila tonnellate di rifiuti, di cui circa 70mila prodotto solo in Europa. In Italia il progetto stima siano 12mila le tonnellate di capsule smaltiti nelle discariche o negli inceneritori. E ciò accade perché composte da materiali diversi, ovvero da plastica, alluminio e una parte organica, il residuo del caffè.

Ora però grazie al progetto sperimentale presso l’impianto di Seruso, la selezione avverrà anche per il sotto-vaglio, ovvero la componente di dimensione più piccola (come appunto le capsule), che sarà così recuperata. “Da alcuni anni Cial e Silea operano una forma di recupero ulteriore del sotto-vaglio, garantendo crescenti quantità di riciclo di alluminio da blister, coperchi, chiusure e altri piccoli oggetti e imballaggi che, da oggi, per compatibilità dimensionale e di valore potranno includere anche le capsule da caffè”, ha confermato Gino Schiona, direttore generale di Cial. “Si tratta di un grande progetto di tutela ambientale e di una risposta e soluzione efficace per una gestione ecocompatibile di una nuova tipologia di rifiuto che, così recuperata e riciclata, garantirà crescenti risparmi di materia e di energia.”

Dal 2011 il Consorzio, in collaborazione con Federambiente e il Cic (Consorzio italiano compostatori), e col supporto di Nespresso, ha avviato un progetto di raccolta e recupero delle famose capsule. La raccolta avviene presso i punti vendita, dove i clienti possono conferire le capsule usate. Da qui avviene il conferimento delle capsule raccolte ad un impianto di lavorazione dotato dell’opportuna tecnologia per il trattamento e la separazione dell’alluminio e del caffè con il successivo avvio a riciclo dell’alluminio in fonderia e della polvere di caffè presso un impianto di compostaggio.

Esempio che di fronte ad una nuova categoria di rifiuti nata da un mercato sempre più fiorente, è compito di produttori e della filiera del recupero trovare nuove soluzioni. Perché anche questa è economia circolare.

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