Il governo della Spagna continua a distinguersi nell’approccio all’immigrazione, sposando la politica delle porte aperte. E le destre insorgono.
A causa dell’epidemia, numerosi macelli negli Stati Uniti hanno chiuso i battenti. E la carne è ormai contingentata nei supermercati.
La carne è un bene via via più difficile da trovare negli Stati Uniti. A causa del coronavirus, infatti sono stati temporaneamente chiusi numerosi macelli su tutto il territorio americano. Così, le catene di approvvigionamento di negozi e supermercati sono sempre più in difficoltà. Tanto che in molti casi le vendite di bistecche o salsicce sono state contingentate dalla grande distribuzione organizzata: ciascun cliente ha un tetto massimo di acquisti possibili.
U.S. faces meat shortage while its pork exports to China soar: Braun https://t.co/yQXNr3SC9q pic.twitter.com/7pKvV4GeiO
— Reuters (@Reuters) May 6, 2020
Ad esempio, il gruppo Costco – diffuso in tutti gli Stati Uniti con 400 punti vendita – ha imposto restrizioni alla vendita di manzo, maiale e volatili: massimo tre articoli a testa, ha precisato l’azienda. Scelte simili sono state effettuate dalla catene Kroger e Wegmans.
Inoltre, alcune catene di fast food non servono più hamburger in numerosi dei loro ristoranti, secondo quanto riferito dalla stampa internazionale. È il caso della Wendy’s, tra le prime a subire il contraccolpo della chiusura dei macelli in ragione del fatto che nelle proprie cucine usa carne fresca e non surgelata.
Così, nelle diete dell’americano medio cominciano ad aumentare verdure e prodotti a base vegetale. Una buona notizia e una speranza per il futuro, anche in considerazione del pesantissimo impatto del consumo di carne in termini di emissioni di gas ad effetto serra e dunque di cambiamenti climatici? Dipende. Ad incidere infatti sono anche le scelte governative.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha infatti di recente firmato un decreto con il quale si chiede alle strutture nelle quali sono abbattuti gli animali e lavorata la carne di rimanere aperte. Mantenere la produzione resta tuttavia complicato per le imprese: dopo aver chiuso cinque siti, il colosso della carne Tyson Foods ha fatto sapere lunedì di prevedere nuovi stop in altre fabbriche. Ciò per via del notevole numero di dipendenti risultati positivi al Covid-19: in alcuni casi oltre la metà dei lavoratori di ciascuna struttura.
Ok, I’m not a vegetarian. But I don’t see eating meat as being necessary to stay alive. I’d be willing to go meat-free as long as necessary to protect people who do this work. This is just appalling. A #meatshortage is NOT a crisis. https://t.co/zGh9Z16rKL
— Allan Risk (@hudsonshuman) April 28, 2020
Il principale sindacato agricolo degli Stati Uniti, il Farm Bureau, ha spiegato infine che ad oggi la capacità di trasformazione della carne di maiale a livello nazionale è scesa del 20 per cento.
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