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L’obiettivo del progetto Pica, acronimo di piattaforma integrata cartografica agri-vitivinicola, è quello di assistere i viticoltori aiutandoli a ottimizzare la produzione e a ridurre gli sprechi.
La coltivazione della vite per la produzione del vino in Trentino Alto Adige è antica, documentata fin dalla seconda metà del primo millennio avanti Cristo, e pertanto indissolubilmente legata alla storia di questa terra che sorge tra le montagne. Il vino rappresenta ancora oggi una preziosa risorsa per questa regione, le sfide che il settore deve affrontare naturalmente sono mutate e occorrono soluzioni moderne e rispettose dell’ambiente. Per proteggere gli antichi vigneti trentini a garantire un futuro sostenibile alla viticoltura, Cavit, un consorzio di cantine sociali di secondo grado, che riunisce oggi 10 cantine sociali presenti in Trentino collegate ad oltre 4.500 viticoltori distribuiti su tutto il territorio regionale, ha dato vita al progetto Pica.
Pica, acronimo di Piattaforma integrata cartografica agriviticola, rappresenta oggi la più avanzata piattaforma tecnologica in Italia per il raggiungimento di una viticoltura intelligente ed ecosostenibile. Il progetto Pica, inaugurato nel 2010 da Cavit in collaborazione con la Fondazione Edmund Mach e la Fondazione Bruno Kessler, è nato con l’obiettivo di assicurare la migliore gestione e resa delle coltivazioni. In concreto Pica è, come suggerisce il nome, una piattaforma altamente innovativa in grado di aiutare i viticoltori a gestire l’intero processo di produzione vitivinicola. Pica integra automaticamente i dati provenienti dai software di gestione delle diverse cantine e la consultazione dei modelli previsionali, offrendo preziose informazioni, ad esempio, sul clima e sulla composizione del suolo, rendendo possibile sapere con precisione scientifica cosa è meglio fare, a partire dalla scelta del vitigno più adatto ad ogni terreno e a ogni clima senza sprechi di risorse.
A sette anni dalla sua fondazione, dopo una lunga evoluzione e continui investimenti in ricerca e sviluppo, Pica è oggi uno strumento prezioso per i viticoltori trentini, la cui endemica esperienza viene supportata da strumenti scientifici e dati oggettivi, per attuare una viticoltura intelligente e pienamente sostenibile.
Il progetto Pica, guidato da Andrea Faustini, enologo, coordinatore e responsabile scientifico del team agronomico Cavit, dispone di una grande varietà di dati ottenuti tramite la scrupolosa mappatura di tutti i vitigni presenti nella regione. Di ogni ettaro coltivato sono state registrate la conformazione geologica, la tipologia di terreno, la radiazione solare, l’altitudine e l’esposizione. Queste informazioni consentono oggi, tramite computer, tablet o smartphone, di visualizzare in maniera dettagliata i diversi vigneti, con la possibilità di ricevere utili consigli per la coltivazione. La piattaforma permette di pianificare le tecniche agronomiche, monitorare patologie fungine e insetti per effettuare in modo mirato i trattamenti protettivi, o ancora, controllare le condizioni meteoclimatiche e lo stato di maturazione delle uve per la corretta organizzazione della vendemmia.
Pica, come tutti i buoni strumenti, è al tempo stesso complesso e semplice. La grande mole di dati sugli appezzamenti dei viticoltori che compongono la filiera Cavit (estremamente vari, considerata la grande eterogeneità del territorio e del clima trentino), vengono costantemente rilevati da appositi sensori, per essere poi registrati e controllati quotidianamente dai software delle cantine associate. Dopodiché queste informazioni vengono elaborate e messe a disposizione dei viticoltori in modo immediato e semplice, tramite sms o email che avvisano in tempo reale ogni singolo agricoltore sui modi migliori per procedere nel suo lavoro.
Pica è, come detto, uno strumento sostenibile perché consente di ridurre al minimo gli sprechi. Ad esempio, incrociando le caratteristiche del terreno con le previsioni metereologiche si può programmare al meglio l’irrigazione dei vigneti, calcolando i reali fabbisogni della pianta, senza sprechi d’acqua. Il futuro della viticoltura trentina, parte integrante della stessa identità regionale, è dunque in buone mani, grazie al sapere antico degli agricoltori e alle moderne tecnologie.
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