Cooperazione internazionale

Save the Children. 100 anni di storia al fianco dei bambini, e contro le guerre

Compie 100 anni Save the Children, l’organizzazione che si occupa di progetti per i bambini in tutto il mondo. Nata dopo la Prima guerra mondiale, continuerà a battersi contro ogni tipo di conflitto finché non ce ne sarà più bisogno.

Sei un bambino. Sei a scuola. La maestra ti ha chiesto di fare un disegno a tema, il tuo mondo dei sogni, e ti ha suggerito di chiudere gli occhi e iniziare a immaginarlo, il mondo dei sogni. Mentre cerchi la concentrazione, però, in lontananza inizi a sentire un rumore: aerei che si avvicinano. Sono sempre di più, il rumore è sempre più forte, l’immaginazione diventa paura, la maestra ora ti urla di rifugiarti sotto il banco, con le mani sulla testa. Poi c’è un rumore nuovo, una bomba che esplode, poi un’altra, la terra che trema, e ora ti dicono di correre, di scappare fuori. La tua scuola tra poco non c’è più. Tutti giù per terra, una vera e propria esperienza immersiva, permette ai partecipanti di essere trasportati in un paese di guerra, uno dei tanti, e attraverso una performance teatrale ad alto impatto emotivo di vivere in prima persona cosa significa essere un bambino in un’area di conflitto.

La performance, visitabile (anzi: vivibile) fino al 19 maggio al Museo nazionale delle arti del XXI secolo a Roma, fa parte delle celebrazioni di Save the Children, l’organizzazione non governativa che da cento anni in tutto il mondo si occupa dei diritti dei minori. Un compleanno in cui Save the Children si fa un augurio del tutto particolare, per bocca del presidente Carlo Tesauro: “Vorremo che fosse l’ultimo centenario. Vorremmo che al più presto non ci fosse più bisogno nel mondo di organizzazioni come la nostra”.

centenario Save the Children
Tutti giù per terra è un’esperienza immersiva vivibile fino al 19 maggio al Museo nazionale delle arti del XXI secolo a Roma © Maxxi

Il ringraziamento di Mattarella

Nata nel 1919 in Inghilterra su iniziativa della signora Eglentyne Jebb proprio per un’emergenza post-conflitto, per salvare i bambini europei che facevano la fame per via del blocco alimentare imposto dalle potenze vincitrici sui paesi sconfitti, Save the Children ha continuato a brandire come arma lo stesso motto del tempo: “Ogni guerra è una guerra contro i bambini”. Tanto che alle celebrazioni per il centenario anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha legato il tema della tutela dei minori a quello dei conflitti. “Tutti rimaniamo colpiti dalle immagini fotografiche dei bambini sotto i bombardamenti – ha detto il capo dello Stato –. Occorre che la commozione e la sollecitazione che questi fatti determinano non siano effimere e che non si dimentichi in poco tempo, senza risultati concreti e permanenti. È a questo che puntano i membri di Save the Children e per questo dico loro grazie”.

Save the Children, una storia lunga un secolo

Save the Children, come ha ricordato il presidente Carlo Tesauro, “è l’unica ong laica a essere stata citata in una enciclica papale”, la Paterno Iam Diu emessa da Benedetto XV nel 1919 contro la carestia, ed è stata fautrice della Dichiarazione dei diritti del fanciullo redatta dalla Società delle nazioni, che in seguito avrebbe ispirato la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza adottata nel 1989.

Leggi anche: Cos’è la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

Non si contano poi le azioni sul campo: dai programmi di scolarizzazione e lotta alla fame nelle aree più povere degli Stati Uniti durante la Grande depressione agli interventi per fornire supporto ai bambini e alle popolazioni colpiti dalla Seconda guerra mondiale – compresi i sopravvissuti ai campi di concentramento – in Italia, Germania, Austria e Grecia.

Nel 2019 Save the Children compie cento anni
Nel 2019 Save the Children compie cento anni © Pixabay

E poi la tragedia dei bambini del Biafra, divenuti ormai allegoria di povertà e malnutrizione, la campagna del 1979 per combattere la poliomelite, l’intervento contro la carestia in Etiopia, quelli per i genocidi degli anni Novanta nella ex Jugoslavia (dove 885mila minori hanno sofferto le conseguenze del conflitto) e in Ruanda (per il ricongiungimento di migliaia di bimbi ai loro familiari). Oggi, cento anni dopo, è ancora soprattutto la guerra a negare ai più piccoli in tutto il mondo il diritto al cibo, all’istruzione, alla serenità: secondo il nuovo dossier di Save the Children, La guerra sui bambini, ancora oggi un minore su cinque – ovvero 420 milioni di bambine e bambini – vive attualmente in aree di conflitto, sempre più esposto a violazioni dei propri diritti, tra cui gli attacchi contro le scuole: solo nel 2017 sono stati bombardati oltre 1.400 edifici scolastici e sono 27 milioni i bambini sfollati a causa delle guerre che non hanno più accesso all’istruzione.

100 anni di guerre e “il mondo non ha imparato niente”

Oggi “l’emergenza è cambiata solo perché la guerra è cambiata – spiega Valerio Neri, direttore generale di Save the Children –. Non è più quella delle grandi potenze che si fronteggiano, ma è una guerra continua, diffusa, in cui muoiono molti più civili, e bambini, che soldati. In Yemen ci sono combattimenti quotidiani, ma le bombe arrivano dagli aerei, arrivano dal cielo e uccidono i bambini nelle scuole. È incredibile che dopo 100 anni ci troviamo ancora a parlare di guerra, che è un po’ la madre di tutte le povertà: bisognerebbe che il mondo in 100 anni avesse imparato qualcosa, ma qui non impara niente nessuno…”.

Proprio nello Yemen lo scorso marzo Save the Children ha vissuto una delle pagine più tristi della propria storia ormai secolare, il bombardamento dell’ospedale di Kitaf, che ha provocato la morte di una decina di persone tra cui proprio dei bambini. “Le bombe che oggi vanno nelle Yemen partono dall’Italia – sottolinea Neri -, quindi il governo potrebbe fermare l’esportazione di bombe fatte in Sardegna che finiscono sulle teste dei bambini. Se tutti i paesi facessero un po’ più di attenzione a chi danno le armi e perché, anziché pensare solo ai soldi, forse qualche bambino avrebbe ancora un braccio, una mano, un occhio…”.


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“Nel Giambellino, quartiere popolare nel sud-ovest milanese, con il Laboratorio di Quartiere Giambellino Lorenteggio proviamo a promuovere la partecipazione e lo sviluppo di comunità. Vedere le operatrici di Save the Children sedute al tavolo con noi a progettare e realizzare percorsi di coesione sociale è stupendo. I compleanni di chi ha deciso di fare comunità con noi li festeggiamo tutti e allora auguri a Save the Children perché da 100 anni ha deciso da che parte stare! Ho proposto a Tommaso di fare un disegno come dono per i 100 anni. E lui ha subito accettato.” Luca Sansone, Laboratorio di Quartiere Giambellino partner del nostro Punto Luce Giambellino. “Con la mia vignetta ho voluto dare un contributo personale nella lotta quotidiana per i diritti dei bambini. Credo sia importante sensibilizzare gli adulti su questo tema. I bambini sono i soggetti più deboli della società, ma hanno la forza di renderti contento anche senza motivo. Aiutarli è la cosa più grande che si possa fare. Ringrazio Save the Children per quello che fa ogni giorno”. Tommaso Rossi . . . . . @tommyred_art #100annidisavethechildren #savethechildrenitalia #stopthewaronchildren #savethechildren #100anni #100years

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Povertà educativa e migranti: le due questioni italiane

La storia di Save the Children Italia inizia invece negli anni Quaranta, all’indomani della Seconda guerra mondiale. Qui per fortuna non c’è una guerra, ma oggi gli interventi si muovono lungo una doppia direttrice: il primo è quello della povertà educativa che, spiega Neri, “in Italia è un problema molto grave, che sta crescendo. Sono oltre un milione, il dieci per cento del totale, i bambini italiani che soffrono di povertà seria che impedisce di studiare e di andare a scuola: che cittadini avremo nel futuro se non avranno la capacità di integrarsi nella loro stessa società?”.

L’altro filone è appunto quello dell’integrazione, e prima ancora dell’accoglienza, dei migranti minori non accompagnati. “Noi lavoriamo sui migranti che sono riusciti ad arrivare, ma – ammette il direttore generale – la nostra preoccupazione è per la situazione drammatica di quelli rimasti nei campi libici, che vengono torturati tutti i giorni senza che il mondo faccia alcunché: ragazzi, ragazze, donne incinte, chiunque. È una delle oscenità più vicine a noi tutti, accanto alla grande Europa abbiamo questo supplizio di gente innocente”.

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