La tempesta invernale negli Usa non è segno che il riscaldamento globale non esiste, come lasciano intendere i negazionismi climatici.
Si chiama Unea, United Nations environment assembly. È l’Assemblea delle Nazioni Unite per l’ambiente creata dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep) dopo che alla Conferenza sullo sviluppo sostenibile (Rio+20) che si è tenuta a Rio de Janeiro, in Brasile, nel 2012, è emersa la necessità di creare un consiglio e un’agenda programmatica globale. A
Si chiama Unea, United Nations environment assembly. È l’Assemblea delle Nazioni Unite per l’ambiente creata dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep) dopo che alla Conferenza sullo sviluppo sostenibile (Rio+20) che si è tenuta a Rio de Janeiro, in Brasile, nel 2012, è emersa la necessità di creare un consiglio e un’agenda programmatica globale. A distanza di due anni questa esigenza è diventata realtà.
La prima sessione dell’Unea si è tenuta dal 23 al 27 giugno 2014 a Nairobi, in Kenya, e ha posto le basi per qualcosa di grande, qualcosa che può portare a risultati importanti nel prossimo futuro. Anche se oggi il lavoro dei rappresentanti delle Nazioni Unite e dei delegati di 160 tra paesi membri e osservatori non hanno avuto grande copertura da parte dei mezzi d’informazione, il contributo che questo nuovo istituto internazionale può dare all’ambiente e allo sviluppo sostenibile è enorme.
http://youtu.be/gy6uNDaitdY
Per costruire una nuova forma di sviluppo economico che rispetti l’ambiente c’è bisogno di dialogo, concertazione, dello scambio di idee e parole, della partecipazione e della condivisione di esperienze tra governi che si trovano ad affrontare problemi ambientali spesso opposti ma che sono legati da un fatto semplice: viviamo tutti sullo stesso pianeta. L’esigenza è creare un “quadro istituzionale e una piattaforma programmatica che definisca l’agenda per il mondo che verrà” ha detto il presidente di turno dell’Unea e ministro dell’Ambiente della Mongolia Oyun Sanjaasuren.
Un’assemblea, a dispetto di ciò che si pensa dell’utilità degli organi sovranazionali, è quindi fondamentale per avere uno sguardo d’insieme e riuscire ogni due anni (come stabilito dallo statuto dell’Unea) a fare il punto sulla salute della Terra. Come ha detto il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon nel suo intervento a chiusura dei lavori “c’è bisogno di cambiare la relazione che l’umanità ha con il pianeta”.
Il primo tentativo in questo senso è andato a buon fine. Al termine dei cinque giorni di attività l’assemblea è riuscita ad adottare 16 decisioni e risoluzioni che chiedono alla comunità internazionale di agire su diversi fronti: l’inquinamento dell’aria, il commercio illegale di specie animali, le isole di plastica che infestano gli oceani e i rifiuti chimici.
Inquinamento dell’aria
Lo smog provoca 7 milioni di morti premature ogni anno secondo gli ultimi dati dell’Organizzazione mondiale della sanità che lo ha identificato come un problema urgente che ha bisogno di una risposta immediata. “La scarsa qualità dell’aria è una questione sempre più importante da affrontare, specialmente nelle città, che compromette la salute di milioni di vite in tutto il mondo” ha detto Achim Steiner, direttore esecutivo dell’Unep. Così i delegati hanno deciso all’unanimità di chiedere ai governi di stabilire limiti e politiche in diversi settori (trasporti, inquinamento indoor) per ridurre le emissioni inquinanti e gestire al meglio l’impatto negativo dello smog sulla salute e sull’economia.
Commercio illegale della fauna selvatica
La risoluzione adottata dall’Unea chiede azioni più decise da parte dei governi e un coordinamento internazionale per fermare il bracconaggio e il mercato nero di specie protette. Secondo un rapporto di Unep e Interpol presentato durante l’assemblea, questo tipo di crimini ambientali finanzia il terrorismo per 213 miliardi di dollari ogni anno, minacciando anche la sicurezza e lo sviluppo dei paesi che ne sono vittime.
Plastica e microplastica negli oceani
In questo caso, la risoluzione adottata chiede che vengano raccolte maggiori informazioni tecniche da parte degli scienziati in forza all’Unep per cercare di trovare la soluzione migliore in vista della prossima assemblea. Il problema delle isole di plastica che si sono create negli oceani mette in pericolo la biodiversità marina e causa danni per 13 miliardi di dollari all’anno.
Gestione dei rifiuti chimici
La chimica è parte integrante della nostra vita. Attualmente vengono usate più di 100mila sostanze che contribuiscono allo sviluppo industriale ed economico. Ma alcune di queste causano effetti negativi alla salute umana e all’ambiente (come successo allo strato d’ozono) oltre a ingenti danni all’economia di un paese. L’Unea ha quindi chiesto una collaborazione tra settori, con particolare attenzione allo smaltimento, per una migliore gestione dei rifiuti chimici. Questo è stato dichiarato uno dei punti fondamentali per l’agenda ambientale del dopo 2015 che può contribuire in modo sostanziale al raggiungimento dello sviluppo sostenibile.
Il prossimo appuntamento è fissato per il 2016 quando molte cose, si spera, saranno cambiate. Forse avremo un nuovo accordo internazionale e vincolante sul clima. Forse saremo riusciti a fermare la deforestazione e il bracconaggio. Del resto Ban Ki-moon lo ha detto chiaramente: “Questo è solo l’inizio. Il cambiamento è nell’aria. Le soluzioni esistono”.
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