Chitè Milano, lingerie slow couture per le donne che amano il proprio corpo

La startup di lingerie artigianale su misura Chitè promuove una bellezza consapevole con un motto semplice ma efficace: tits up!

Tutti i corpi sono diversi e tutti i corpi sono belli. Da questa idea fondamentale sono partite Chiara Marconi e Federica Tiranti nel 2018 quando hanno deciso di dar vita a Chitè Milano, l’innovativo brand di lingerie artigianale su misura, personalizzabile grazie a una piattaforma online. Non solo: tutti i corpi devono essere portati con fierezza e l’empowerment delle donne parte proprio dall’amore per se stesse. Da qui nasce il motto Tits up! che è un modo tutto femminile di dire “sii orgogliosa di te, avanza nel mondo a testa alta e petto in fuori, comunica disinvoltura e sicurezza in te stessa attraverso la tua postura”.

Chiara Marconi e Federica Tiranti 3
Chiara Marconi (Ceo) e Federica Tiranti (Direttore Creativo), co-founders di Chitè Milano © Chitè Milano

“Tutto nasce dalla consapevolezza che i fisici delle donne sono diversi e non è pensabile che si adattino a taglie predefinite. Per questo abbiamo pensato di creare un brand di lingerie che al contrario sappia esprimere le mille sfaccettature della femminilità, possa adattarsi al corpo di ognuna e farla sentire bene”, spiega Chiara Marconi, Ceo, mentre ci racconta le mille pieghe di questo progetto.

Chitè infatti è il primo brand ad aver digitalizzato il servizio sartoriale grazie a MyChitè, una piattaforma di personalizzazione 3D online che offre alle donne la possibilità di realizzare un intimo su misura, secondo il proprio gusto e le proprie necessità. Chitè unisce l’artigianato e l’innovazione, un prodotto tradizionale fatto a mano a una customer experience completamente rivoluzionata, con un’attenzione particolare alla sostenibilità.

Per questo, è entrata a far parte dell’ecosistema di LifeGatew Way, la controllata di LifeGate che supporta e mette in rete le startup naturalmente sostenibili.

I pilastri della filosofia Chitè

La startup si fonda su ideali molto caratterizzanti: in primis il made in Italy e l’artigianalità che, oltre ad essere garanzia di qualità, esprimono l’impegno quotidiano nel portare avanti la tradizione della corsetteria, l’arte di realizzare lingerie che si sta perdendo a causa dell’attuale configurazione del mercato, globalizzato e delocalizzato. Chitè lavora con laboratori indipendenti di artigiane nel distretto delle Langhe così da avere un controllo verticale sulla filiera produttiva e un modello scalabile che dà valore al lavoro di ogni sarta. In questo modo Chitè riesce a realizzare prodotti su misura a un prezzo accessibile che posiziona il marchio in una nicchia di affordable luxury. Le fondatrici hanno puntato all’enorme vuoto che c’è sul mercato tra la lingerie fast fashion e quella di lusso, esclusiva e costosissima, e lo hanno conquistato, innovandolo con il loro modello di business direct-to-consumer. Il risultato è un artigianato made in Italy su misura, definito come slow couture, che viene inviato a casa in due settimane a un prezzo che garantisce la sostenibilità da diversi punti di vista.

Le sarte Chitè lavorano in laboratori indipendenti nelle Langhe © Chitè Milano

Slow couture e sostenibilità

Abbiamo già citato la sostenibilità dal punto di vista sociale e umano, legata alla lavorazione artigianale realizzata in Italia secondo tradizioni tessili tramandate da generazioni. I capi, realizzati con cura e su richiesta o in capsule collection di piccola tiratura, dureranno a lungo ed eviteranno di finire tra l’immensa quantità di rifiuti tessili che caratterizza il settore della moda. A proposito di tessuti, oltre a utilizzare materiali certificati e sostenibili (come il cotone 100 per cento organico), a basso impatto ambientale e rispettosi della pelle di chi li indossa, Chitè ha scelto di non utilizzare la tradizionale seta per rimanere fedele alla propria filosofia della filiera corta.

“La seta in Italia è un filato che non esiste più, i bachi esistono solo per finalità didattiche e usare la seta voleva dire importarla dalla Cina”, racconta Chiara Marconi. “Per questo abbiamo scelto di rivolgerci a un setificio storico del distretto comasco, Boselli, che per lo stesso nostro motivo si è convertito al raso di poliestere e recentemente ha iniziato a realizzare anche prodotto riciclato. In questo modo riusciamo a fornire un prodotto con la stessa qualità e la stessa mano della seta ma italiano, certificato e sostenibile.”

Chitè utilizza tessuto italiano, certificato e sostenibile © Chitè Milano

Chitè, società benefit che punta a diventare B-corp, realizza anche piccole collezioni upcycled realizzate con tessuti di scarto dalle precedenti stagioni così da ridurre ulteriormente il proprio impatto ambientale, e consegna i capi acquistati in una confezione completamente plastic-free.

Amare se stesse e il proprio corpo

Il terzo pilastro di Chitè è la bellezza consapevole, la bellezza cioè legata a un messaggio di body positivity, accettazione del proprio corpo e amore per esso. “Vogliamo contribuire all’autostima di tutte le donne della nostra comunità”, raccontano le fondatrici. “Per noi, ispirare le donne è stato sin da subito uno dei motivi che ci ha spinto a creare Chitè, un brand concretizzatosi poi attraverso il mondo dell’intimo”.

Bastano 35 secondi ogni giorno perché ogni donna si connetta con se stessa quando al mattino si guarda riflessa nello specchio e indossa il proprio intimo, spiegano le fondatrici. “Crediamo nel valore immenso di questo tempo minuscolo, perché ognuna si possa sentire amata da se stessa, per essere in grado di amare il mondo. Chitè invita le donne a sperimentare questa abitudine tanto semplice quanto preziosa per portare l’attenzione sul benessere mentale che ne deriva”.

Indipendenza, inclusività e autenticità sono i valori che Chitè si impegna a trasmettere attraverso le proprie campagne in modo educativo e sensibile. Un brand fatto da donne e per le donne, un’azienda 100 per cento al femminile nelle sue molte sfaccettature: il team è costituito da ragazze under 30 e femminile è anche la maggioranza delle quote della società e la rappresentanza in cda; le corsettiste sono artigiane indipendenti, i messaggi di empowerment sono rivolti alla community delle donne che scelgono Chitè; alle associazioni che si occupano di donne va il supporto e la solidarietà della startup e le campagne di comunicazione promuovono l’uguaglianza di genere. Tutto questo è la manifestazione di un’attenzione all’universo donna a trecentosessanta gradi, che però non esclude gli uomini.

Body positivity e bellezza consapevole sono valori promossi da Chitè © Chitè Milano

In occasione della festa di San Valentino nel 2020, quando il lockdown aveva fatto registrare un picco di violenza domestica e il Covid aveva monopolizzato l’attenzione mediatica, Chitè ha lanciato una campagna di sensibilizzazione contro la violenza di genere, a favore dell’inclusività e del rispetto. All’inizio di quest’anno invece, ha celebrato l’uguaglianza tra uomo e donna con il primo boxer genderless pensato sia per lui sia per lei. Inoltre, Chitè offre supporto a iniziative e associazioni rivolte al benessere femminile come la ricerca contro il tumore al seno e vari progetti di sartoria e giustizia economica per le donne in Italia e Gran Bretagna.

Presente e futuro del mondo Chitè

Le donne Chitè hanno tipicamente tra i 28 e i 45 anni e si possono caratterizzare in tre modi differenti. La donna all’inizio della propria carriera con una forte consapevolezza di ciò che la fa sentire bene, che acquista la lingerie per piacere a se stessa e senza necessariamente un partner. Una donna più adulta, con una maggiore sensibilità e comprensione del proprio corpo di cui percepisce i cambiamenti dopo la gravidanza, più attenta ai prodotti di qualità e che si rispecchia nel motto “buy less, buy well”, ovvero compra meno ma compra bene. La terza, sempre più in linea con i tempi, è una giovane donna che sceglie Chitè per il suo forte carattere di sostenibilità.

La community di Lovers, come Chitè ama chiamare le proprie clienti, rimandando proprio all’idea di chi sa amare se stessa, è distribuita in dieci paesi del mondo: in Italia, Europa ma anche Canada, Emirati Arabi e Stati Uniti, mercato in cui l’anno prossimo la startup conta di espandersi ulteriormente.

Nel 2022 il brand punta ad aprire canali offline direct-to-consumer attraverso pop-up e flagship store, ad ampliare la propria gamma con il lancio di costumi e beachwear e rafforzare ancora di più la propria sostenibilità passando al 100 per cento della collezione realizzata con tessuti riciclati per ottenere quanto prima la certificazione B-corp.

Articoli correlati