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Leonard Nimoy, l’interprete del signor Spock nella celeberrima serie di fantascienza Star Trek, ideata da Gene Roddenberry nel 1966, ci ha lasciato all’età di 83 anni per una malattia polmonare causata dal fumo. Sulla plancia dell’astronave Enterprise, l’attore deceduto stamattina ricopriva il ruolo dell’ufficiale scientifico mezzo umano e mezzo vulcaniano, che assieme al Capitano Kirk,
Leonard Nimoy, l’interprete del signor Spock nella celeberrima serie di fantascienza Star Trek, ideata da Gene Roddenberry nel 1966, ci ha lasciato all’età di 83 anni per una malattia polmonare causata dal fumo. Sulla plancia dell’astronave Enterprise, l’attore deceduto stamattina ricopriva il ruolo dell’ufficiale scientifico mezzo umano e mezzo vulcaniano, che assieme al Capitano Kirk, al dottor “Bones” McCoy, a Scotty, Uhura, Cecov e Sulu esplorava la galassia per arrivare “coraggiosamente là dove nessun uomo è mai giunto prima”.
Lo ricordiamo perché fu proprio lui a ideare il soggetto (con Harve Bennett) e a dirigere il film più ambientalista di tutta la saga, Star Trek IV: Rotta verso la Terra. Una delle “ultime frontiere” esplorate da Nimoy – non con l’astronave, ma con la macchina da presa – riguarda infatti il tema della caccia selvaggia data dall’uomo ai cetacei.
Ecco la trama del film in breve: mentre Kirk e i suoi cercano di tornare sulla Terra, vengono avvisati che il pianeta è sotto attacco da parte di una misteriosa sonda aliena in grado di destabilizzare l’atmosfera terrestre. Dopo aver compreso che i segnali della sonda altro non sono che un tentativo di comunicare con le balene megattere, ormai estinte nel XXIII secolo, l’equipaggio intraprende un viaggio disperato e pericolosissimo per tornare indietro nel tempo, prelevare due balene dal XX secolo e tornare per salvare la Terra.
Il film fu girato nel 1986: all’epoca la situazione di questi grandi cetacei era davvero critica, dopo secoli di caccia selvaggia per i motivi più svariati. Nella pellicola questa pratica, che per un certo tempo rappresentò anche un motore dell’economia nordamericana (come ricorda il libro Moby Dick di Melville), viene aspramente criticata così come viene criticato l’atteggiamento irrispettoso dell’uomo verso tutta la natura in generale.
Una certa parte della critica non amò la pellicola, perché gli effetti speciali erano troppo pochi e perché venne considerata una divagazione rispetto ai temi originari. Eppure Nimoy aveva rispettato in pieno il genere fantascientifico, almeno nel suo senso più alto: aveva preso un problema del presente (il rischio di estinzione di alcune specie di animali, tra cui le megattere), lo aveva portato in un tempo diverso e aveva dato una sua possibile soluzione.
Una curiosità su Star Trek
Anche se il quarto episodio cinematografico della saga è l’unico dichiaratamente ambientalista, la serie si è sempre occupata, sin dalle origini, di temi sociali e politici: per esempio il razzismo, con il primo bacio interraziale della televisione tra un uomo bianco e una donna di colore (cosa impensabile nel 1966). Nichelle Nichols, che all’epoca interpretava Uhura, fu anche contattata da Martin Luther King in persona che le chiese espressamente di non lasciare la serie perché il suo personaggio rappresentava una speranza per gli afroamericani.
Le megattere oggi
Dal 2008, l’Iucn, Unione mondiale per la conservazione della natura, ha deciso di togliere dalla Lista Rossa delle specie in via d’estinzione alcuni cetacei, tra cui la balena megattera che nel 1986 era invece inserita nella categoria peggiore, quella “a rischio” e che nel 1990 passò a “vulnerabile”. Da oltre sei anni la specie è classificata sotto la categoria “minima preoccupazione”. Significa che le megattere non rischiano più l’estinzione, almeno per il momento, nonostante due sue sottopopolazioni restino comunque in pericolo.
Possiamo dire, forse, che se le megattere continueranno ad avere una vita lunga e prospera il merito di tutto questo è anche un po’ di Nimoy?
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