La Cina sta vivendo l’ondata di caldo più intensa ed estesa mai registrata prima

Sono ormai più di 70 giorni che la Cina è stretta nella morsa del caldo, con temperature diurne sopra i 40 gradi. In crisi il settore idroelettrico.

  • La Cina sta vivendo la peggior ondata di caldo mai registrata prima.
  • La produzione di energia da idroelettrico è in crisi a causa della siccità.
  • Diverse città stanno razionando l’elettricità e diverse fabbriche hanno sospeso le attività.

La Cina sta vivendo la peggior ondata di calore della sua storia recente. Secondo le rilevazioni del Beijing climate centre (Bcc), tenendo conto dell’intensità media, dell’impatto e della durata, l’ondata di calore che interessa la Cina dal 13 giugno ha raggiunto il suo massimo da quando esistono le osservazioni meteorologiche, ovvero dal 1961.

Finora era stato il 2013 l’anno più caldo della Cina: all’epoca, una tremenda ondata di calore aveva colpito il territorio cinese per ben 62 giorni continuativi. L’ondata del 2022 ha già superato i 70 giorni.

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La Cina è alle prese con la peggiore ondata di caldo di sempre © Getty Images

Nella Cina centrale toccati i 45 gradi

La lista dei record di temperature assolute toccati da città e regioni in tutta la Cina è lunga ma è la provincia di Chongqing, nella Cina centrale, ad aver toccato i massimi: il distretto di Beibei ha toccato 45 gradi centigradi per il secondo giorno consecutivo, mentre nel distretto di Shapingba le massime diurne hanno registrato 43,7 gradi e le minime notturne non sono scese sotto i 34,9 gradi.

E sulla costa non va meglio. Baoshan, distretto di Shangai, ha raggiunto i 40 gradi battendo il precedente record di 39,9 del 2013. Le previsioni per il sud della Cina dicono che l’ondata potrebbe continuare fino a settembre.

In crisi la produzione di energia da idroelettrico

Il 19 agosto è stata dichiarata l’emergenza siccità a livello nazionale e la situazione sta generando una grave crisi energetica, soprattutto per la Cina continentale. La perdita di flusso d’acqua nell’ampio sistema idroelettrico cinese ha innescato una grave situazione nelle province del Sichuan e Hubei, dove vivono circa 140 milioni di persone, e che ottengono oltre l’80 per cento dell’energia elettrica dagli impianti idroelettrici.

Il Sichuan ha razionato l’uso pubblico di energia elettrica e, in particolare, ha limitato e in alcuni casi sospeso la fornitura di energia a migliaia di fabbriche. Toyota, Foxconn e Tesla sono tra le società che hanno dovuto interrompere le proprie attività. Ancora non è dato sapere quando verranno rimosse tali restrizioni.

Il quarto fiume più lungo al mondo, lo Yangtze, si sta prosciugando

La carenza d’acqua è evidente osservando i bacini idrici. Lo Yangtze è il quarto fiume più lungo del mondo e fornisce acqua potabile a oltre 400 milioni di cinesi. È una delle principali rotte commerciali del paese ed è pure fondamentale per la catena di approvvigionamento globale. Quest’estate ha raggiunto livelli d’acqua negativi da record, con intere sezioni e dozzine di affluenti in fase di prosciugamento. Il flusso d’acqua sul tronco principale dello Yangtze è inferiore di oltre il 50 per cento alla media degli ultimi cinque anni.

Per garantire la continuità nella produzione di riso e soia, le autorità hanno riversato quasi 1 miliardo di metri cubi d’acqua nei bacini idrici, nel tentativo di ristabilire i livelli medi dello Yangtze. Un altro tentativo “antropico” è stato quello di generare piogge “artificiali”: blocchi militari sono stati avvistati nella provincia di Hubei per operazioni di “semina delle nuvole” (cloud seeding): nelle nuvole, in pratica, vengono iniettate sostanze chimiche perché fungano da nuclei di condensazione e favorire le precipitazioni. Ma i risultati non si sono ancora visti.

Infine, il lago Poyang è il più grande lago d’acqua dolce della Cina ed è entrato nella stagione secca prima del previsto a causa dell’ondata di calore.

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Una miniera di estrazione di carbone a Shanxi, Cina © Kevin Frayer/Getty Images

La soluzione per la Cina è più carbone

Se l’idroelettrico è in affanno, ecco che la Cina pensa di risolvere i suoi problemi con il carbone, il combustibile fossile più inquinante in assoluto. L’unica modo per far ripartire le aziende e rimuovere i razionamenti nelle grandi città, quindi, è bruciare più carbone la cui produzione media giornaliera nazionale ad agosto è stata maggiore del 19,4 per cento rispetto alla base annua. Secondo la National energy administration (Nea), le centrali a carbone svolgono un ruolo centrale nell’offerta e nella domanda di energia durante il picco estivo. Questo mette in discussione il ruolo fondamentale che la Cina assume nel processo di decarbonizzazione e incremento delle energie rinnovabili.

Se vogliamo che l’aumento delle temperature a livello globale rimanga entro gli 1,5 gradi centigradi entro fine secolo, come chiedono gli scienziati per evitare conseguenze imprevedibili, la Cina – che è allo stesso tempo il maggior produttore di emissioni di gas serra al mondo e il primo paese per potenza installata da energia rinnovabile – non può permettersi di aumentare la produzione di carbone. Eppure gli eventi climatici estremi che stanno colpendo il gigante asiatico e gran parte del mondo stanno mettendo in discussione il nostro futuro energetico.

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