Quanto costa l’inquinamento da combustibili fossili

Da Greenpeace cifre drammatiche sull’inquinamento, per la salute ma anche per l’economia: 4,5 milioni di morti premature, 2.900 miliardi di euro bruciati. Un modo per convincere gli Stati che riconvertire conviene.

L’inquinamento atmosferico minaccia la nostra salute ma anche la nostra economia. Causando milioni di morti premature ogni anno e aumentando i rischi di infarto, cancro ai polmoni e asma, con un costo economico di migliaia di miliardi di dollari. Ogni anno, inoltre, circa 40mila bambini al di sotto dei cinque anni muoiono per malattie dovute all’esposizione alle pm 2.5, le polveri sottili di dimensioni medie, derivato dalla combustione di combustibili fossili. E, sempre tra i più piccoli, sono 4 milioni i nuovi casi di asma che si registrano ogni anno.

Smog stati uniti diesel
Un avviso di inquinamento da smog in una strada di Atlanta: le città degli Stati Uniti sono tra le più inquinate al mondo ©Erik S. Lesser/Getty Images

Due miliardi di giorni di assenze dal lavoro

Ma non è tutto: l’inquinamento comporta anche quasi 2 miliardi di giorni di assenze da lavoro per malattia, con una perdita economica pari a circa 101 miliardi di dollari all’anno. È questo il prezzo che tutti noi paghiamo per colpa dei combustibili fossili: a rivelarlo sono i dati del nuovo rapporto di Greenpeace Aria tossica: il costo dei combustibili fossili, realizzato con il supporto del Centre for Research on Energy and Clean Air (Crea).

Dati estremamente allarmanti: si stima infatti che nel mondo si registrino 4,5 milioni di morti premature ogni anno, 56 mila delle quali in Italia, anche se il costo maggiore in termini di vite umane ricade su nazioni lontane dell’Europa (la Cina, l’India, ma anche gli Stati Uniti).

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Ma non è tutto: Greenpeace e Crea hanno provato a quantificare, per la prima, i danni derivanti dalle fonti fossili anche da un punto di vista strettamente economico. Il che dovrebbe far comprendere anche imprese e governi, magari interessati più al profitto che alla salute dell’uomo e del pianeta, che è comunque vantaggioso trovare delle alternative “pulite”.

Un costo anche economico elevatissimo

Secondo Greenpeace, infatti, le perdite economiche sono pari a 2.900 miliardi di dollari, equivalenti al tre per cento del prodotto interno lordo mondiale. Qualcosa come cioè 8 miliardi di dollari al giorno. La Cina continentale, gli Stati Uniti e l’India sostengono i costi più elevati dell’inquinamento dell’aria causato dai combustibili fossili, pari rispettivamente a 900, 600 e 150 miliardi di dollari all’anno. L’Italia arriva “solamente” a 61 miliardi. Incentivi al carbone, distruzione di habitat naturali, spese mediche sono tutti fattori che contribuiscono al conto salato che i singoli stati pagano all’inquinamento.

Anche per questo motivo, spiega Greenpeace Italia “è essenziale che il governo italiano non faccia passi indietro sull’abbandono del carbone al 2025, come invece l’ultima versione del Pniec, il Piano nazionale integrato energia e clima, sembrerebbe suggerire. Occorre andare con coraggio e decisione verso le energie rinnovabili, abbandonando false soluzioni come il gas. E i grandi attori privati come banche e assicurazioni devono smettere di elargire finanziamenti ai combustibili fossili”. Transizione verso le rinnovabili, forme di mobilità pubblica e meno impattanti sono alcune delle soluzioni future prospettate dall’associazione ambientalista.

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