Glifosato, per eliminarlo dalla Terra bisogna agire insieme. Il caso di Coop Italia

Il glifosato non ha bisogno di leggi per essere “vietato”. Coop Italia ha deciso di andare oltre un modello di produzione obsoleto e velenoso. Per il benessere nostro e dell’ambiente.

Il principio di precauzione, anche noto come “approccio” precauzionale, non è qualcosa di astratto, una sensazione. È quanto di più concreto ci possa essere per salvaguardare la nostra salute e quella di chi ci ospita, la Terra. Nato negli anni Ottanta come concetto, oggi è – o almeno dovrebbe essere – qualcosa di “intrinseco” nelle politiche ambientali internazionali.

Al fine di proteggere l’ambiente, gli stati applicheranno largamente, secondo le loro capacità, il principio di precauzione. In caso di rischio di danno grave o irreversibile, l’assenza di certezza scientifica assoluta non deve servire da pretesto per differire l’adozione di misure adeguate ed effettive, anche in rapporto ai costi, dirette a prevenire il degrado ambientale.Dichiarazione di Rio sull'ambiente e lo sviluppo, principio 15

Ed è semplice da intuire, qualcosa di “naturale”. Questo principio dovrebbe scattare ogniqualvolta ci sia un rischio di causare danni seri e irreversibili alle specie che abitano il pianeta e quando è evidente che questo rischio sta già causando effetti negativi prima che la scienza prenda una decisione. L’importante è che queste misure di protezione abbiano un tempo limitato nell’attesa di trovare la “pistola fumante”. Una premessa che fa capire quanto sia necessario applicare questo approccio alla “questione glifosato”. E finalmente esistono realtà che si stanno muovendo in questo senso. Come Coop Italia che ha annunciato l’inizio di un percorso per eliminare il glifosato e altri tre fertilizzanti chimici dalla filiera ortofrutticola, a cominciare dalle ciliegie.

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I campi di ciliegie a Vignola coltivati da Apofruit per Coop Italia © Tommaso Perrone/LifeGate

Il glifosato è diventato onnipresente

Il glifosato è uno degli erbicidi più diffusi in campo agricolo. La ricerca sul glifosato in agricoltura è iniziata negli anni Cinquanta, ma la sua commercializzazione attraverso il prodotto Roundup da parte della Monsanto (ora di proprietà della tedesca Bayer) è partita nel 1974 negli Stati Uniti. Oggi il glifosato è usato in tutto il mondo e il brevetto è scaduto quasi ovunque, Italia compresa dove è uno dei prodotti fitosanitari più venduti. Si usa in agricoltura, ma anche per la cura dei giardini, degli spazi verdi e vicino alle ferrovie per tenere puliti i binari.

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Anche se non c’è ancora convergenza scientifica sugli effetti del glifosato sulla salute umana – l’Agenzia per la ricerca sul cancro (Agency for research on cancer – Iarc) ha riscontrato una correlazione epidemiologica tra l’esposizione al glifosato e il linfoma di non-Hodgkin con “prove convincenti che possa causare il cancro negli animali da laboratorio”, mentre l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ritiene “improbabile che il glifosato costituisca un pericolo di cancerogenicità per l’uomo e propone nuovi livelli di sicurezza che renderanno più severo il controllo dei residui negli alimenti” – è invece evidente come questa sostanza, insieme all’uso massiccio di pesticidi e altri fitofarmaci, causi alla terra dei danni insostenibili dal punto di vista ambientale quali la contaminazione dei suoli, l’inquinamento delle falde acquifere e la perdita di biodiversità. Un rapporto dell’Ispra ha evidenziato che in Lombardia e in Toscana, le uniche due regioni dove si effettuano le rilevazioni, il glifosato è presente nelle acque superficiali in modo molto esteso. Anzi, rappresenta il motivo principale del superamento dei limiti in queste regioni.

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Per iniziare a rispondere alle esigenze delle persone che chiedono sempre più insistentemente di proteggere la terra e la Terra per le generazioni di oggi e di domani, un esempio concreto arriva da Coop Italia che ha deciso di anticipare la scienza e soprattutto la politica e introdurre nei reparti dedicati all’ortofrutta dei 1.100 punti vendita ciliegie completamente libere dal glifosato. Come quelle celeberrime di Vignola, in provincia di Modena, dove il gruppo Apofruit coltiva per Coop ciliegie di qualità cercando di puntare sull’innovazione grazie all’agricoltura di precisione. Secondo Coop si tratta della prima di 35 filiere di ortofrutta che saranno progressivamente coinvolte nell’ulteriore riduzione dei pesticidi cominciata da tre anni, fino all’eliminazione, per un totale di 116 fornitori e di oltre 7.000 aziende agricole. Quindici di queste filiere dovrebbero essere interessate da questa rivoluzione già nel 2019. Dopo le ciliegie sarà la volta dei meloni, dell’uva e delle clementine, solo per citarne alcune.

Per Coop andare oltre il glifosato significa volere il bene dell’ambiente, quindi il nostro

“Abbiamo iniziato con la riduzione dei pesticidi del 70 per cento rispetto a limiti di legge grazie a tecnologie che ci hanno permesso di usare quantitativi strettamente necessari di pesticidi”, ha osservato Renata Pascarelli, direttore della qualità di Coop Italia. “Il nostro obiettivo è di eliminare gli erbicidi che fanno male alla salute e anche quelli che fanno male alla terra. Ogni coltura ha bisogni diversi e quindi la tecnologia è fondamentale anche per agire a livello di precauzione”.

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Le ciliegie coltivate per Coop, i cultivar sono diversi per adattarsi meglio ai cambiamenti climatici © Tommaso Perrone/LifeGate

Un progetto che prende il nome di Coltiviamo il futuro e che ha bisogno di tempo per essere raccontato, ma anche capito perché “cambiare costa fatica e a volte anche soldi. Ma significa migliorare l’efficienza”, ha affermato il presidente di Coop Italia Marco Pedroni. Per questo è importante supportare tutti i fornitori: “Il glifosato è un problema ambientale oltre che di salute e fa parte di una politica cominciata con la riduzione o l’eliminazione degli antibiotici in allevamento. La sicurezza alimentare è fondamentale, ma lo è anche quella dell’ambiente e la nostra vuole essere una risposta ai tanti giovani che chiedono azioni per il clima”.

Pedroni ha partecipato alla serata che si è tenuta il 24 maggio alla Triennale di Milano, in occasione del secondo sciopero mondiale per il clima. Una serata dove i giovani del movimento Fridays for future hanno incontrato esponenti dell’impresa e della cultura per confrontarsi e dialogare. Un’occasione per ribadire la connessione tra la salute dell’ambiente e il benessere delle persone: “Non basta avere prodotti che non contengano pesticidi, ci vuole anche una modalità produttiva che eviti l’inquinamento del suolo, che eviti una eccessiva emissione di gas serra, come la CO2, e che quindi dia un contributo concreto alla minaccia del riscaldamento globale, il tema dei prossimi 20 anni”, continua Pedroni, che conclude: “Noi pensiamo che le due cose siano strettamente collegate e i nostri progetti vanno in questo senso: collegare la salute dell’ambiente con quella delle persone”.

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La stagione che si è appena conclusa è stata drammatica per le ciliegie italiane, con punte di perdita del racconto fino all’80 per cento, secondo gli agricoltori di Apofruit. Una dramma dovuto al verificarsi di eventi meteorologici estremi, come nubifragi (più violenti e tardivi) che hanno enfatizzato fenomeni come quello del cracking, cioè la rottura del frutto per via della pioggia in eccesso. L’agricoltura di precisione è utile anche a questo. Per le ciliegie, ad esempio, sistemi di protezione con coperture personalizzate sono una valida azione di contrasto ai cambiamenti climatici e riparano dagli insetti. Un investimento sul campo oggi, si traduce in un investimento sul futuro di tutti noi grazie alla tutela di una tradizione, come quella agricola, che per sopravvivere ha bisogno di adattarsi. Mettiamoci alle spalle la rivoluzione verde basata su tecnologie obsolete e velenose e puntiamo veloci verso l’agroecologia.

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