Per aghi, garze e altri rifiuti sanitari, le procedure sono molto delicate. EcoEridania gestisce questa macchina complessa, essenziale per tutelare ambiente e salute.
La Banca mondiale fa il punto sui costi del traffico illecito di legname, pesce e animali: dai servizi ecosistemici compromessi alle tasse non incassate.
Ogni mezz’ora un elefante viene trucidato per le sue zanne. Ogni otto ore un rinoceronte africano viene ucciso per il suo corno. Tra i pesci che finiscono in commercio, uno su cinque è fuorilegge. In Africa e Sudamerica, una percentuale compresa fra il 50 e il 90 per cento del legname viene tagliato e commerciato senza le dovute autorizzazioni. È chiaro a tutti che questi traffici illegali depredano il nostro Pianeta di risorse inestimabili. Ora la Banca mondiale fa un passo in più con un report, finanziato dal Global wildlife program, che fa una stima dei danni economici che ne derivano. La cifra totale è stratosferica: dai mille ai duemila miliardi di dollari, ogni anno.
Scaly, shy, and sensitive, pangolins are believed to be the world’s most trafficked mammals—and all eight species are threatened with extinction https://t.co/hqe7Z7KgPd
— National Geographic (@NatGeo) November 3, 2019
Più del 90 per cento di questa somma è rappresentato dai servizi ecosistemici forniti da foreste, animali selvatici e risorse costiere. Funzioni come lo stoccaggio di CO2, la protezione dalle inondazioni o la purificazione dell’acqua, infatti, sono fondamentali per la vita sulla Terra, ma vengono erroneamente considerate come “gratuite”. Secondo la Banca mondiale, il fatto che non venga loro attribuito un valore monetario è un “fallimento del mercato” che “pone una grande sfida di carattere politico per gli sforzi globali di conservazione della biodiversità”.
Leggi anche: Il valore economico della biodiversità e quanto ci fa guadagnare
“I governi dei paesi d’origine di tali risorse dovrebbero riuscire a cogliere i vantaggi finanziari legati alla tutela degli ecosistemi e promuovere la gestione locale e sostenibile delle foreste e del legname, la pesca legale e il commercio legale di animali, al fine di accrescere i mezzi di sostentamento della popolazione e incrementare il proprio gettito fiscale”. In merito a quest’ultimo aspetto, il report stima che ogni anno non vengano incassate potenziali entrate fiscali comprese fra i 7 e i 12 miliardi di dollari. Un buco finanziario che compromette la crescita economica e acuisce le tensioni sociali.
Se questi traffici illegali sono così diffusi, è per via di un contesto di diffusa corruzione che coinvolge il settore pubblico e quello privato. Per smantellare un sistema così vasto, sottolinea il report, serve uno sforzo congiunto che metta sullo stesso fronte le grandi organizzazioni sovranazionali, G20 e Ocse in primis. Per ora, tuttavia, gli sforzi fatti appaiono largamente insufficienti. Per avere un termine di paragone, ogni anno a livello globale si investono 100 miliardi di dollari nella lotta al narcotraffico (e più di un terzo di questa cifra arriva dal solo governo statunitense). Viceversa, tra il 2010 e il 2018, 24 grandi donatori internazionali hanno stanziato complessivamente 2,4 miliardi di dollari per combattere il contrabbando di animali selvatici in 67 paesi africani e asiatici. Il che equivale ad appena 261 milioni di dollari ogni anno. Troppo poco per sradicare una piaga di portata planetaria.
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