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È tempo di dire addio al diesel. Non ci sono più scuse. Dopo il dieselgate, l’indagine che ha dimostrato come le emissioni delle auto fossero falsificate da “ingegnosi” software, ora anche un’analisi condotta da Transport & Environment, rete europea che rappresenta 50 organizzazioni per il trasporto sostenibile, dimostra come le auto alimentate a diesel emettano
È tempo di dire addio al diesel. Non ci sono più scuse. Dopo il dieselgate, l’indagine che ha dimostrato come le emissioni delle auto fossero falsificate da “ingegnosi” software, ora anche un’analisi condotta da Transport & Environment, rete europea che rappresenta 50 organizzazioni per il trasporto sostenibile, dimostra come le auto alimentate a diesel emettano durante l’intero ciclo di vita 3,65 tonnellate di emissioni di CO2 in più rispetto ad un’equivalente auto a benzina. Esattamente il contrario di ciò che alcune case automobilistiche hanno sempre dichiarato.
Il rapporto Diesel: the true (dirty) story esamina dettagliatamente l’impatto climatico della auto alimentate a diesel e dimostra come questo sia dovuto principalmente al processo di raffinazione del diesel che risulta essere più energivoro rispetto a quello della benzina, ad un utilizzo maggiore dei materiali di produzione dei motori, alle maggiori emissioni dei biodiesel di prima generazione presenti nella miscela e ai maggiori chilometri percorsi a causa della maggiore economicità del carburante.
“L’Europa deve ora guardare avanti e accelerare la transizione verso i veicoli puliti ed elettrificati e consegnare i diesel ai musei”
“Il Dieselgate ha già svelato che le automobili diesel sono la causa principale della produzione di biossido di azoto tossico nelle città europee, che sta uccidendo 68mila europei ogni anno”, ha dichiarato Julia Poliscanova, clean vehicles manager. “Contrariamente a quanto affermato dal settore, abbiamo appreso che le automobili diesel sono peggiori per il clima rispetto alle versioni a benzina e non concorrono a raggiungere i target di taglio delle emissioni di CO2. L’Europa deve ora guardare avanti e accelerare la transizione verso i veicoli puliti ed elettrificati e consegnare i diesel ai musei”.
Nonostante ciò, il mercato parla chiaro: sette auto su 10 vendute in Europa sono a diesel, dove circa il 50 per cento del numero totale di macchine è alimentata da questo tipo di carburante. Numeri enormi se paragonati agli altri Paesi: il 2 per cento in Cina, l’1 per cento negli Stati Uniti, il 15 in India. Secondo il rapporto la causa andrebbe ricercata sulla diversa tassazione del diesel (dal 10 per cento al 40 per cento in meno rispetto alla benzina), alla possibilità data dalle leggi europee di emettere più NOx in confronto alla benzina e a regolamenti inadeguati sulla CO2 che hanno applicato misure più deboli alle case automobilistiche che producono veicoli diesel più grandi e pesanti.
Non solo nemiche del clima. Le auto a diesel sono responsabili di migliaia di morti premature. E l’Italia, in particolare la pianura padana, è il paese più colpito. A rivelarlo lo studio “Impact of excess NOx emissions from diesel cars on air quality, public health and eutrophication in Europe”, uscito in simultanea col rapporto di Transport & Environment. La ricerca dimostra con i dati gli impatti degli eccessi di emissioni di biossodo di azoto sulla salute degli europei. E i numeri sono eclatanti: 10mila morti premature a causa del particolato fine (pm2,5).
“Circa il 50 per cento di queste potrebbe essere stato evitato se i limiti si fossero studiati anche durante la guida su strada. E se le emissioni di NOx fossero state come quelle dei veicoli a benzina, le morti premature si sarebbero ridotte dell’80 per cento”, si legge sul rapporto. Un eccidio consapevole e reiterato, tenuto all’oscuro dell’opinione pubblica.
“Serve uno scatto d’orgoglio in due direzioni. Da un lato, il governo e, in particolare, il ministero dei Trasporti devono favorire l’uso di mezzi alternativi ai veicoli diesel e, in generale, alle auto private e rendere i controlli e gli incentivi davvero effettivi ed efficaci”, spiega Anna Gerometta dell’associazione Cittadini per l’Aria. “Dall’altro, i Comuni devono ripulire le loro strade da questi motori, favorendo diverse abitudini e prassi di trasporto in collaborazione con i cittadini e con le imprese e non solo con semplici divieti , salvaguardando così la salute dei loro cittadini”. Non c’è altra alternativa se vogliamo proteggere la nostra salute.
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