E-jiao, cos’è il rimedio cinese che sta facendo strage di asini in Africa

Per la medicina tradizionale cinese la pelle d’asino racchiude un rimedio importante per la salute: l’e-jiao. Una gelatina dai numerosi benefici che sta però portando all’uccisione di milioni di asini.

In Cina, a partire dal 2011, è divenuta sempre più popolare una medicina tradizionale conosciuta come e-jiao che si ottiene utilizzando il collagene estratto dalla pelle dell’asino e che viene venduta sotto forma di dolci, gelatine, pillole o polveri da diluire nelle bevande e che, secondo i consumatori, previene l’invecchiamento, arricchisce il sangue e migliora le difese immunitarie.

L’e-jiao inizialmente era un prodotto di lusso, utilizzato dai regnanti della dinastia Qing che governò l’impero cinese dal 1644 al 1912, ma negli ultimi anni la richiesta della colla d’asino ha subito un’accelerazione vertiginosa da parte della crescente classe media cinese, soprattutto dopo che il suo utilizzo è divenuto popolare attraverso la serie televisiva “Imperatrice nel palazzo”.

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L’e-jiao si trova in capsule, gelatine e dolcetti © The donkey sanctuary / Facebook

La produzione dell’e-jiao

L’utilizzo dell’e-jiao non è solo tradizione o moda, questo fenomeno culturale e di costume cela anche una realtà drammatica, sia per quel che concerne gli animali, nel caso specifico gli asini che continuano ad essere uccisi per la produzione della medicina tradizionale, ma anche per quel che riguarda le condizioni di vita di migliaia di famiglie che vivono in aree rurali in Africa poiché sono state costrette a cedere il proprio asino, un animale fondamentale per lo sviluppo delle comunità rurali africane, per rispondere all’esigenze del mercato cinese.

Per rendersi conto di quanto sta accadendo in Cina e anche in Africa prima di tutto è necessario osservare i dati pubblicati dall’associazione britannica che si batte per il benessere degli animali, The donkey sanctuary, che mostrano come l’industria dell’e-jiao abbia provocato un massacro di asini nella Terra del dragone e ora, vista la drastica diminuzione degli equini nella nazione asiatica, stia mettendo le mani sugli animali dell’Africa dove si concentra la più alta popolazione mondiale di asini.

Secondo un rapporto pubblicato a febbraio da The donkey sanctuary, l’industria dell’e-jiao, il cui costo secondo i media statali cinesi, è aumentato di trenta volte negli ultimi dieci anni, passando da cento yuan per 500 grammi a 2.986 yuan (420 dollari), richiede circa 5,9 milioni di pelli di asino all’anno. Tra il 2013 e il 2016 la produzione annuale è aumentata da 3.200 a 5.600 tonnellate, dal 2016 al 2021 è aumentata poi del 160 per cento e se le tendenze continueranno in questa maniera si ritiene che potrà essere registrato un incremento del duecento per cento entro il 2027. Una domanda impressionante le cui conseguenze senza precedenti si sono rivelate estreme e drammatiche. La popolazione di asini in Cina è scesa infatti dell’ oltre l’ottanta per cento, passando dagli undici milioni del 1992 a poco meno di due milioni, e in Africa, dove oggi la Cina si rifornisce di pelli d’asino, si sta assistendo a una distruzione dei sistemi di sviluppo, come ha spiegato alla Bbc Solomon Onyango del Donkey Sanctuary in Kenya: “Gli asini fanno la differenza tra la miseria e un modesto sostentamento”.

Raphael Kinoti, direttore regionale dell’organizzazione a favore della difesa degli animali The Brooke, ha affermato, sempre all’emittente britannica: “La macellazione degli asini per la loro pelle ha eroso i mezzi di sussistenza in Africa, derubando il continente della sua cultura, biodiversità e identità”.

In Africa si concentra metà della popolazione globale di asini e l’asino, oltre ad essere impiegato nei lavori nei campi, è il mezzo di trasporto più utilizzato negli spostamenti dai centri più remoti ai villaggi dove si trovano le scuole e anche in condizioni estreme l’animale riesce comunque a percorrere lunghe distanze con carichi pesanti. L’asino è quindi un animale necessario per lo sviluppo delle comunità agricole in Africa.

“A parte il benessere degli asini e i rischi per l’approvvigionamento, le conseguenze per gli abitanti delle zone rurali in Africa sono strazianti e contrarie agli obiettivi di sviluppo”. Ha spiegato alla Reuters Lauren Johnston, esperta di relazioni Cina-Africa.

La domanda cinese di pelli di asino per la produzione dell’e-jao sta sconvolgendo l’Africa perché in moltissimi contesti gli asini non sono ancora stati sostituiti con mezzi motorizzati quindi la loro sottrazione alle comunità dell’Etiopia, del Ciad, del Niger e di moltissimi altri Paesi non solo minaccia lo sviluppo, ma potrebbe anche comportare un ritorno a una povertà estrema. Soprattutto tra le donne.

Lauren Johnston

A fronte di questa emergenza l’Unione africana a febbraio ha vietato la macellazione degli asini per la loro pelle in tutto il continente e la notizia è stata inizialmente accolta con entusiasmo dai gruppi animalisti e ambientalisti. Permangono però molti dubbi e il timore è che alla dichiarazione dell’Unione africana non segua poi una reale applicazione del divieto da parte dei governi nazionali. Inoltre, negli ultimi anni, la Cina ha cercato altri Paesi da cui esportare pelli di asini, nello specifico il Pakistan e l’Afghanistan e il rischio è che quindi la strage degli asini, con le conseguenti criticità per le comunità locali, anziché essere interrotta venga soltanto delocalizzata.

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