A porsi la domanda è la Corte dei Conti: dal 2019 a oggi tutti i dati diffusi riguardano vendite e incentivi, ma non i risultati raggiunti per l’ambiente.
Una campagna di sensibilizzazione per sostenere le popolazioni che vivono in aree dove l’acqua è un dei beni più preziosi e più rari.
La diamo per scontata. La buttiamo. La sporchiamo. La beviamo. È l’acqua, diventata oggi una delle risorse più importanti dell’intero pianeta. Per questo l’associazione Green Cross e Giorgio Armani lanciano l’edizione 2015 della campagna internazionale “Acqua for Life”, a sostegno dei bambini e delle comunità che vivono in zone con scarsità d’acqua.
La campagna si ricollega ad uno dei progetti più importanti dell’associazione fondata da Mikhail Gorbaciov, chiamato Smart Water for Green School e lanciato nel 2010. Una serie di attività sul campo con l’obiettivo di garantire l’accesso sostenibile all’acqua potabile e ai servizi igienici di decine di migliaia di persone in Asia, Africa, America Latina ed Europa.
Ad oggi il progetto ha portato l’acqua potabile a più di 70.000 persone in Argentina, Bolivia, Cina, Ghana, Costa d’Avorio, Kenya, Messico e Ucraina. Mentre solo in Senegal saranno oltre 6.000 gli studenti interessati dagli interventi. Studenti che, ancora oggi per cercare acqua, devono percorrere in media 3 chilometri al giorno.
Non sono solo questi i numeri della disparità tra il Nord e il Sud del mondo. Basti pensare che, mentre un europeo consuma in media tra i 100 e i 150 litri di acqua al giorno, nelle zone più fragili dell’Africa si arriva a stento a 10 litri.
Per questo Giorgio Armani e Green Cross quest’anno lanciano la sfida #1dayon10Liters, ovvero chiedono di vivere un intero giorno con soli 10 litri d’acqua, dieci volte in meno di quanto consumiamo giornalmente. Così da toccare con mano la difficoltà di dover centellinare ogni singola goccia. La sfida diventerà globale e social, perché Green Cross e Armani chiederanno a giornalisti, blogger e influencer di tutto il mondo di provare loro stessi l’esperienza, così da raccontarla nei social network e creare una consapevolezza condivisa. Perché senz’acqua non c’è futuro.
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