Il giorno del sovrasfruttamento cade sei giorni più tardi rispetto al 2025, ma non è un miglioramento: lo spostamento dipende dalla revisione dei dati sugli oceani, mentre l’impronta ecologica reale continua a crescere.
L’Unione europea ha avviato un progetto per tutelare una specie di tartaruga palustre ligure, la Emys orbicularis ingauna, ritenuta addirittura estinta in natura fino a qualche tempo fa, e la sua parente diretta, la tartaruga palustre europea. Il motivo: la concorrenza con la “cugina” americana, altrettanto carina, ma che compete per lo stesso cibo.
L’Unione europea ha avviato un progetto per tutelare una specie di tartaruga palustre ligure, la Emys orbicularis ingauna, ritenuta addirittura estinta in natura fino a qualche tempo fa, e la sua parente diretta, la tartaruga palustre europea.
Il motivo: la concorrenza con la “cugina” americana, altrettanto carina, ma che compete per lo stesso cibo. Quando i proprietari di questa specie di tartaruga, solitamente acquistata nei negozi di animali “nostrani”, non possono più occuparsene perché diventa troppo grossa, spesso la abbandonano in natura: un atteggiamento oltre che poco etico, anche deleterio per la fauna selvatica europea.
Ecco perché Bruxelles ha deciso di cofinanziare il progetto LIFEEMYS, che prosegue il lavoro di conservazione e reinserimento coordinato da Costa Edutainment, la società che gestisce l’Acquario di Genova, in collaborazione con Arpal, Parco Montemarcello-Magra, Zoo di Pistoia e Università di Genova.
Grazie al progetto, sono già state liberate nell’area di Albenga circa settanta testuggini palustri locali l’anno scorso e una quarantina quest’anno, tutte dotate di microchip che consente di tracciarle; nel contempo, è iniziata anche la “bonifica” dalle specie straniere, aggressive e difficili da gestire. Circa 160 esemplari non autoctoni hanno infatti già trovato una nuova casa nello Zoo di Pistoia.
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