In Brasile le violenze contro i popoli indigeni che si oppongono alle miniere

La violenza contro i popoli indigeni Munduruku e Yanomani del Brasile è in aumento a causa degli attacchi da parte dei cercatori d’oro.

Sono arrivati armati. Hanno invaso il villaggio e sparato alle case. Hanno dato fuoco a un’abitazione, quella di Maria Leusa Kaba, coordinatrice dell’associazione per le donne Munduruku Wakoborũn. Era il 26 maggio 2021, solo poche settimane fa, quando un gruppo di minatori armati ha attaccato la comunità di indigeni nel villaggio di Fazenda Tapajós, nella regione del fiume Tapajós, una delle zone più ricche d’oro del Brasile.

“Sono arrivati con benzina in bottiglie di bibite, armati e sparando”, ha affermato Leusa in un video diffuso la settimana scorsa attraverso l’associazione Munduruku Ipereg Ayu, riferisce Al Jazeera. “Abbiamo ricevuto dei messaggi audio che dicevano che dovevamo essere uccisi perché ci stavamo mettendo in mezzo, che stavamo denunciando” i crimini alle autorità. Negli ultimi mesi, le popolazioni indigene Munduruku, che si oppongono al disboscamento illegale e all’estrazione mineraria nei territori indigeni nel sud-ovest del Pará, hanno subito attacchi e minacce da parte dei minatori. Spesso, protagonisti sono indigeni stessi, legati ai gruppi illegali minerari. Adesso, le violenze stanno aumentando.

Membri della tribù Ka’apor in Brasile difendono il proprio territorio dall’attività di disboscamento illegale © Mario Tama/Getty Images

Gli attacchi da parte dei minatori illegali sono in aumento

Gli attacchi vedono coinvolte anche le comunità dello Yanomami, un gruppo di popolazioni indigene al confine tra Brasile e Venezuela. Sempre a maggio, due bambini yanomami sono stati trovati morti nel fiume Urarucoera dopo un attacco armato. E sette agenti della polizia federale, che stavano indagando su episodi di violenza nella zona, sono stati uccisi in una sparatoria. Nel villaggio di Maikohipi, gli aggressori armati sono arrivati durante la notte in barca, lanciando candelotti di gas lacrimogeni per tutto il villaggio.

“Non c’è pace”, ha detto ad Al Jazeera Junior Hekurari, capo di Condisi-YY, un consiglio sanitario Yanomami, spiegando che l’ondata di attentati è iniziata dopo che un gruppo di uomini della tribù ha creato una barriera per ostacolare la navigazione lungo il fiume da parte di un gruppo minerario illegale, impossessandosi della benzina e di altre attrezzature.

Yanomami, una regione ricca di minerali

La riserva dei Yanomami si estende per più di 96mila chilometri quadrati e si trova a cavallo tra gli stati brasiliani di Roraima e Amazonas. Poiché è ricca di minerali, è storicamente nel mirino dei cercatori d’oro. Negli anni Ottanta, circa 40mila minatori hanno invaso la riserva, portando violenza e malattie e uccidendo circa il 15 per cento dei membri della tribù.

Sulla strada per l’oro, Minas Gerais, Brasile, 1825 circa © Three Lions/Hulton Archive/Getty Images

Ma la violenza nell’area non riguarda solo il passato. Secondo gli esperti, la recente impennata di estrazione illegale e, conseguentemente, il picco di violenza, sono il risultato della proposta di legge del presidente Bolsonaro che punta a legalizzare l’estrazione nelle riserve indigene del paese. A contribuire all’aumento degli attacchi, ci sono poi il calo del controllo da parte dello stato e il prezzo dell’oro, attualmente a più di 60mila dollari al chilogrammo. L’Istituto socioambientale del Brasile (ISA) ha stimato che circa 20mila minatori illegali sono attualmente in attività nella riserva. Secondo il vicepresidente Hamilton Mourão, che ha contestato questo numero, si tratterebbe di non più di 3.500 individui.

“L’estrazione mineraria illegale è diventata più pericolosa e il rapporto con le comunità indigene è diventato ancora più violento”, ha dichiarato Alisson Marugal, un procuratore federale di Roraima ad Al Jazeera. “Abbiamo sofferto per la presenza di minatori illegali nella riserva Yanomami per quasi sei anni”, ha aggiunto Dario Kopenawa, un leader Yanomami, all’agenzia di stampa regionale Amazonia Real. “I nostri leader locali sono stati minacciati. La nostra terra è stata completamente invasa. Molti dei nostri parenti, i nostri anziani, sono morti. La gente di città vuole fare soldi senza pensare ai rischi per la vita delle persone. Questa corsa all’oro deve urgentemente finire, affinché la nostra gente non venga finita prima”.

Una madre Yanomami con il suo bambino © Andressa Anholete/Getty Images

La denuncia delle Nazioni Unite e l’allarme mercurio

Nel corso del mese di giugno, a causa dell’intensificarsi dei violenti attacchi, le Nazioni Unite hanno denunciato il fenomeno, ribadendo la necessità di una protezione federale per le comunità indigene. “I popoli Yanomami e Munduruku sono altamente vulnerabili e sono tra le comunità indigene più colpite dalla pressione delle miniere illegali in Amazzonia”, hanno affermato gli esperti delle Nazioni Unite. “Il governo brasiliano dovrebbe prendere misure immediate per proteggere la sicurezza dei popoli indigeni Munduruku e Yanomani e dei difensori dei diritti umani, comprese le donne leader, e condurre indagini su tutti gli attacchi contro i popoli indigeni Munduruku, e consegnare i colpevoli alla giustizia”.

Dalle Nazioni Unite è arrivato anche un allarme sulla contaminazione da mercurio nelle terre indigene. Il mercurio, una sostanza altamente tossica che può causare gravi danni neurologici e alla salute, è usato nel processo di amalgamazione dell’oro e inquina i fiumi e le catene alimentari locali da cui dipendono le comunità indigene. Nel 2020, uno studio pubblicato dall’istituto brasiliano per la salute Fiocruz in collaborazione con il Wwf ha scoperto che il 58 per cento degli indigeni Munduruku testati nella regione del fiume Tapajós presentava livelli di mercurio superiori a quelli considerati sicuri. Anche il pesce locale, la principale fonte di proteine nelle comunità indigene, è contaminato.

Una casa Yanomami, Roraima, Brasile © Andressa Anholete/Getty Images

L’impunità della rete illegale

Uno dei grandi problemi è l’elemento di impunità. Da anni, gran parte dell’estrazione mineraria illegale nell’Amazzonia brasiliana, specialmente nelle riserve indigene dei Yanomami o dei Munduruku, è nelle mani di gruppi criminali che gestiscono reti logistiche complesse, con ingenti finanziamenti e altamente redditizie. Nonostante questo, le conseguenze a livello legale sono rare e, spesso, circoscritte.

A metà maggio, un tribunale federale ha preso in carico le accuse dei procuratori contro sette membri di un gruppo che controllava gran parte delle miniere illegali sul territorio. Al Jazeera riferisce che, secondo i documenti del tribunale, il gruppo aveva accesso a grandi quantità di denaro e muoveva grandi quantità d’oro attraverso società di comodo. Il clan sarà processato per crimini ambientali, racket ed estrazione illegale dell’oro. Anche cinque uomini indigeni che, secondo i documenti del tribunale, ricevevano finanziamenti dal gruppo e terrorizzavano i membri della comunità che, invece, si opponevano all’estrazione illegale, saranno processati per gli stessi crimini.

Il costo dell’estrazione illegale di minerali

Solo l’anno scorso, l’estrazione illegale dell’oro ha creato circa 429 milioni di dollari di danni sociali e ambientali nella riserva indigena Yanomami, secondo un nuovo strumento lanciato questa settimana dalle autorità, in collaborazione con il Conservation Strategy Fund Brazil (CSF-Brasil).

Ma il costo dell’estrazione illegale va ben oltre quello monetario. L’attività è causa, infatti, di gravi impatti ambientali come la deforestazione, i cui livelli, negli ultimi anni sono saliti vertiginosamente sia nelle riserve Yanomami che in quelle Munduruku.

A maggio, la deforestazione nella foresta amazzonica brasiliana è aumentata per il terzo mese consecutivo ed è anche cresciuta del 67% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, secondo l’Istituto nazionale di ricerca spaziale brasiliano (INPE). Il fenomeno  ha, solitamente, un picco durante la stagione secca – da maggio a ottobre – quando è più facile per i taglialegna che praticano un disboscamento illegale accedere alla foresta, ma quest’anno è aumentata anche durante i mesi della stagione delle piogge.

Un’area deforestata a Roraima, Brasile © Andressa Anholete/Getty Images

La Corte Suprema del Brasile ha avviato un processo che potrebbe costringere il governo a rimuovere i minatori illegali e i taglialegna dalle due riserve, così come da altri cinque territori indigeni. Ma nel frattempo, gli attacchi continuano. E Bolsonaro continua una politica di negazionismo e greenwashing. A parole, si è impegnato durante il vertice dei leader della Giornata della Terra a raddoppiare i finanziamenti all’ambiente e porre fine alla deforestazione illegale entro il 2030. Ma, il giorno dopo, il governo Bolsonaro, ha approvato un taglio significativo al bilancio del ministero dell’ambiente.

Secondo Amazon Watch, questi ripetuti attacchi contro gli Yanomami e altre comunità indigene sarebbero, infatti, un genocidio incoraggiato proprio da Bolsonaro.

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