L’offensiva del governo Meloni contro le famiglie omogenitoriali

Il governo ha bloccato la registrazione delle famiglie omogenitoriali e un regolamento Ue sul tema. Cresce la protesta della società civile.

  • Il Comune di Milano ha annunciato il blocco alla registrazione all’anagrafe dei figli di coppie omogenitoriali.
  • La decisione è frutto di una circolare di diffida del governo, che ha votato contro a un regolamento sul tema dell’Ue.
  • Quello che era un contesto già molto difficile per le famiglie omogenitoriali si è arricchito di nuovi ostacoli.

Da qualche giorno in Italia si è tornati a parlare di famiglie omogenitoriali. Il governo Meloni ha in effetti lanciato un’offensiva, non più solo ideologica ma istituzionale, a favore della famiglia tradizionale: prima la circolare con cui si è chiesto ai comuni di smettere di registrare i genitori non biologici negli atti di nascita di bambini con due padri o con due madri, poi l’opposizione a una proposta di regolamento europeo sul tema.

Quello che era un contesto già molto difficile per le famiglie omogenitoriali, dove in assenza di una legge si era costretti a muoversi tra regolamenti locali e sentenze giudiziarie, ora si è arricchito di nuovi ostacoli. E la società civile ha fatto sentire la propria voce, scendendo in piazza in migliaia.

Le famiglie omogenitoriali in Italia

In Italia la procreazione assistita è consentita nella forma della fecondazione eterologa, cioè quella in vitro con successivo trasferimento dell’embrione nell’utero. Ma questo vale solo per le coppie eterosessuali sposate o conviventi, come stabilisce la legge 40 del 2004.

Il risultato è che molte coppie omosessuali vanno all’estero per fare un figlio, affrontando percorsi molto complessi dal punto di vista burocratico e anche costosissimi. Una volta tornati in Italia, si pone il tema del riconoscimento dei loro figli nei registri nazionali e anche qui sorgono problemi: manca una legge relativa al riconoscimento genitoriale delle famiglie omogenitoriali, che significa che il genitore riconosciuto è solo quello biologico e che quello non biologico ha bisogno di deleghe e altri permessi per avere a che fare con un figlio che ha fatto nascere e che sta facendo crescere.

Manifestazione
La manifestazione a Milano dopo lo stop alla registrazione delle famiglie omogenitoriali © Vittorio Zunino Celotto/Getty Images

Diverse amministrazioni comunali consentono da alcuni anni di riportare i nomi di entrambi i genitori al momento della firma del certificato di nascita all’ufficio di stato civile, in quello che funzione come riconoscimento vero e proprio ma che, in assenza di una legge ad hoc, mantiene uno status giuridico precario. L’alternativa è la stepchild adoption, cioè l’adozione dei figli dei compagni da parte dei genitori non biologici, che richiede però un processo molto lungo e accidentato, la cui decisione finale spetta a un giudice. 

La circolare del governo

La scorsa settimana il Comune di Milano ha annunciato il blocco alla registrazione all’anagrafe dei figli di coppie omogenitoriali. Una non-decisione da parte del sindaco Beppe Sala, nel senso che non è dipesa dalla sua volontà ma è stata di fatto obbligata.

Con una circolare della prefettura inviata per iniziativa del ministero dell’Interno, il governo di destra guidato da Giorgia Meloni ha di fatto diffidato il comune meneghino, tra quelli più all’avanguardia nel riconoscimento delle cosiddette famiglie arcobaleno. La prima presa di posizione del governo sui diritti civili pone così fine al riconoscimento per i figli di due padri nati da maternità surrogata e per i figli di due madri che hanno partorito in Italia facendo ricorso alla procreazione assistita all’estero, che come detto è consentita in Italia solo alle coppie eterosessuali. Una direttiva non retroattiva, ma che d’ora in poi priverà dei pochi diritti acquisiti tantissime famiglie omogenitoriali italiane.

“La registrazione non dipende solo dalla volontà politica: è un atto che ha a che fare con l’apparato legislativo del comune e io, vista anche la presa di posizione della procura, non posso esporre un funzionario comunale a rischi personali di natura giudiziaria”, ha sottolineato il sindaco Sala, rammaricandosi per quello che ha definito “un passo indietro”. Ma ha annunciato che farà una battaglia sul tema, mentre il deputato del Partito Democratico Alessandro Zan ha denunciato le “pressioni inqualificabili che confermano l’ostilità del governo Meloni contro i diritti della comunità lgbtqia+”.

Il blocco alla normativa Ue

Più o meno in contemporanea alla diffida inviata al sindaco di Milano, è arrivata una nuova presa di posizione del governo contro le famiglie omogenitoriali. Questa volta, a livello internazionale.

La commissione Politiche europee del Senato ha bocciato la proposta di regolamento Ue sul riconoscimento dei figli da genitori dello stesso sesso, in vista della creazione di un certificato europeo unico di filiazione. Quest’ultimo consentirebbe alle famiglie, una volta rilasciato l’atto di nascita nello stato membro di appartenenza, di esibirlo e farne uso negli altri stati, di fatto uniformando indirettamente le legislazioni comunitaria, o quanto meno promuovendo il mutuo riconoscimento

“Era inammissibile che il certificato dei figli delle coppie gay potesse diventare automaticamente valido e quindi accettato anche in Italia”, ha esultato a margine del voto Mario Scurria, segretario di Fratelli d’Italia alla commissione Politiche europee.

La società civile alza la voce

Le opposizioni si sono opposte compattamente alle prese di posizione del governo degli ultimi giorni. Simona Malpezzi, capogruppo del Pd al Senato, ha sottolineato che lato diritti civili l’Italia sta diventando “come la Polonia e l’Ungheria”. “Il mondo va da una parte, Fdi va dall’altra”, ha tuonato Riccardo Magi di Più Europa. E anche Italia Viva-Azione e il Movimento Cinque Stelle sono stati critici.

A farsi sentire è poi stata la società civile. A Milano 10mila persone sono scese in piazza nella giornata di sabato 18 marzo, simbolicamente davanti al Comune, per protestare contro lo stop alla trascrizione degli atti di nascita dei figli di coppie omogenitoriali. C’era il sindaco Beppe Sala, ma c’erano anche la nuova segretaria del Pd Elly Schlein, il deputato Pd Alessandro Zan e molte altre personalità politiche e non solo. Un presidio durante il quale c’è stato un flashmob con migliaia di penne alzate al cielo, per richiamare l’attenzione sui nuovi ostacoli per i sindaci di tutta Italia a firmare i certificati di riconoscimento. E proprio Elly Schlein ha annunciato che è pronta una legge, scritta insieme alle associazioni e che dovrebbe essere presto calendarizzata in parlamento, per il riconoscimento dei diritti delle coppie omogenitoriali.

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