Un po’ di chiarezza sulla presunta messa al bando del glifosato in Francia

Molte testate hanno rilanciato la notizia della messa al bando del glifosato in Francia entro il 2022, ma le cose non stanno esattamente così. Facciamo un po’ di chiarezza.

In principio sembrava che la Francia, attraverso una posizione netta del governo guidato dal primo ministro Édouard Philippe, volesse bandire il glifosato nel giro di cinque anni (quindi entro il 2022), agendo in totale autonomia ed ergendosi a baluardo della campagna europea che vorrebbe che l’erbicida più diffuso in agricoltura venisse bandito al più presto dal territorio europeo e che anche LifeGate sostiene. Poi però è arrivata la rettifica che ha tenuto conto della realtà dei fatti: su questo tema decide l’Unione europea. È questo, in sintesi, quanto accaduto venerdì 25 settembre. Una confusione creatasi anche per via della fretta con cui molte testate hanno pubblicato la notizia senza verificare come stanno davvero le cose.

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Secondo la ricostruzione fatta dall’agenzia di stampa Reuters, Philippe avrebbe chiesto ai ministri di Ambiente e Agricoltura di proporre entro la fine dell’anno “un piano per abbandonare il glifosato a seguito delle ricerche e delle alternative a disposizione degli agricoltori”. E fin qui la posizione del governo francese assomigliava molto a quella italiana. Il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina aveva dichiarato a LifeGate che “per quel che ci riguarda, il governo va avanti con l’obiettivo ‘glifosato zero’ da raggiungere entro i prossimi anni. Ci sono delle scelte a livello nazionale che possono essere prese a prescindere dall’autorizzazione europea. È ciò che stiamo facendo con il piano nazionale che abbiamo promosso”.

La Francia è contraria al glifosato, ma sui tempi c’è incertezza

La richiesta del primo ministro francese, però, è stata tradotta frettolosamente dal portavoce del governo Christophe Castanerin in una sentenza pronunciata al canale allnews Bfm Tv: “La Francia è contraria al rinnovo del glifosato” aggiungendo che “verrà vietato da qui alla fine del quinquennato” della presidenza di Emmanuel Macron sia per uso domestico che agricolo. Va detto che Castanerin aveva anche precisato nella stessa intervista che il governo francese – come quello italiano – vuole “modernizzare le pratiche agricole […] fornendo agli agricoltori i mezzi per trovare dei prodotti che sostituiscano il glifosato” attraverso l’investimento di 5 miliardi di euro.

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La dichiarazione, però, ha creato comunque confusione e ha costretto il governo a una parziale rettifica, tanto che il ministro dell’Agricoltura Stéphane Travert ha parlato di un periodo di 5-7 anni per dire addio al glifosato, avvicinandosi dunque ai 10 anni che servirebbero nel caso in cui l’Unione europea decidesse (entro la fine dell’anno, come sembra) per un rinnovo, di dieci anni appunto, sull’utilizzo dell’erbicida glifosato. Tutto questo per l’avvocato ambientale nonché ex ministro Corinne Lepage dimostra non solo “l’incompetenza del governo” sulla questione che ha una dimensione europea e non nazionale, ma anche le sue “pipeau”, le bugie (in italiano diremmo “sparate”) in tema ambientale.

Sull’erbicida più diffuso al mondo commercializzato dalla multinazionale Monsanto a partire dagli anni Settanta, sulla sua autorizzazione per altri dieci anni o sulla sua messa al bando devono decidere i paesi che fanno parte dell’Unione europea entro la fine dell’anno.

Il glifosato è cancerogeno?

L’opinione pubblica è sempre più interessata al tema dopo che l’Agenzia per la ricerca sul cancro (International agency for research on cancer, Iarc), che fa capo alle Nazioni Unite, ha riscontrato una correlazione epidemiologica tra l’esposizione al glifosato e il linfoma di non-Hodgkin con “prove convincenti che possa causare il cancro negli animali da laboratorio”. Una conclusione che ha portato l’agenzia a definirlo “probabilmente cancerogeno” per gli esseri umani.

In teoria la discussione finale e il voto sono programmati per il 5-6 ottobre, ma secondo fonti interne alla Commissione dovrebbero essere posticipati di un mese. È in quella sede che paesi contrari al glifosato, come dichiarato dai governi francese e italiano, devono far sentire la loro voce affinché venga vietato.

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