Fukushima oggi. Dall’11 marzo 2011 all’11 marzo 2018

7 anni dopo il terribile tsunami che ha sconvolto il Giappone, l’11 marzo 2011, i suoi effetti sono, ancora oggi, presenti nella mente e sulla pelle dei giapponesi. Una calamità naturale a cui è seguita la tragedia del disastro nucleare. Qui tutti gli aggiornamenti LifeGate sulla situazione di Fukushima oggi.

Sono passati sette anni esatti dal terremoto che ha sconvolto il nordest del Giappone e dallo tsunami che ha fatto sparire circa ventimila persone, devastando l’intera costa per più di cento chilometri, penetrando fino a dieci all’interno e ricoprendo d’acqua salata un’area di oltre cinquecento chilometri quadrati. A questo s’è subito aggiunto l’incidente ai reattori nucleari della centrale di Daiichi che ha costretto oltre centomila persone a scappare dalle proprie case, ha lasciato un territorio vastissimo da bonificare, messo in ginocchio l’economia della regione basata su agricoltura e pesca e un’eredità di effetti di lungo periodo che ancora è difficile misurare. Questa è Fukushima, oggi.

LifeGate ha visitato questa regione per raccogliere e raccontare le storie dei protagonisti su cui grava il peso di tutto ciò e per rendere loro una giusta testimonianza.

Alle radiazioni si può essere esposti per contaminazione esterna ed interna. Nel caso di Fukushima, la quasi immediata evacuazione dei residenti nell’area di circa 40 chilometri attorno al reattore, ha fatto sì che questo rischio sia stato praticamente azzerato. La radiazione interna è invece quella che viene assorbita attraverso l’alimentazione ed è la più subdola.

Ecco perché si può transitare nelle aree ancora contaminate ma non risiedervi e tutta la preoccupazione, che poi è uno dei drammi di questa regione, è legato alla sicurezza alimentare. Nonostante dal 2012 tutta la produzione agricola ed alimentare di Fukushima immessa sul mercato sia al di sotto dei limiti di legge (100 Bq per kg, in Europa il limite è dieci volte superiore: 1250 Bq/kg) e tutta la produzione di riso dal 2014 sia totalmente non affetta da inquinamento radioattivo, la diffidenza dei consumatori rimane elevata.

L’incidente di Fukushima

Un’onda di 14 metri s’è abbattuta sulla centrale nucleare di Fukushima alle 15:35 dell’11 marzo 2011. Dei sei reattori solo i primi tre erano attivi in quel momento. Dei 12 generatori delle pompe di raffreddamento 11 sono andati fuori uso. E la centrale è andata in crisi. Le esplosioni che dopo lo tsunami hanno polverizzato le gabbie esterne di contenimento del reattore 4 sono state causate dall’idrogeno: si era accumulato dal vapore caldo entrato in contatto con barre di combustibile nucleare surriscaldate. Queste barre erano ricoperte da un rivestimento in lega di zirconio, il materiale utilizzato in tutti i reattori raffreddati ad acqua, che costituiscono oltre il 90% dei reattori delle centrali nucleari.

4 Sievert di esposizione alle radiazioni per un breve periodo di tempo porta una persona alla morte nell’arco di un mese. 10 Sievert entro tre settimane.

Un dato raggelante per far capire quanto è caldo, incandescente, bruciante quel che sta accadendo a Fukushima, nel maledetto, dannato reattore numero 2. I livelli di radiazione al suo interno sono tuttora su valori preoccupanti. Si parla di 530 Sievert per ora, una quantità che gli esperti hanno definito “inimmaginabile” e sufficiente a uccidere un essere vivente in pochi minuti; ma lì anche i robot “muoiono” in poche ore.

Il disastro di Fukushima Dai-ichi è stato innescato da una serie di incidenti, incluse quattro distinte esplosioni, presso la centrale nucleare omonima situata presso Naraha nella Prefettura di Fukushima, in Giappone, a seguito del terremoto e tsunami dell'11 marzo 2011. I gruppi elettrogeni di sicurezza alimentati da motori diesel vennero allagati perché erano posizionati ad una quota di pochi metri sul livello del mare; questo causò la mancanza di corrente elettrica e il blocco dei principali sistemi di raffreddamento in tre reattori. I reattori erano stati fermati automaticamente al momento della scossa, ma il loro corretto spegnimento avrebbe richiesto la dissipazione del calore residuo di reazione per un periodo di vari giorni, invece non si riuscì a riprenderne il controllo e nel corso dei due giorni successivi, in momenti diversi, i noccioli di tutti e tre i reattori subirono la completa fusione. Inizialmente classificato come grado 5, fu poi innalzato al grado 7 della Scala Ines dall'11 aprile 2011, quindi l'unico incidente nucleare la cui gravità è stata classificata dello stesso grado di Chernobyl.
Il disastro di Fukushima Dai-ichi è stato innescato da una serie di incidenti, incluse quattro distinte esplosioni, presso la centrale nucleare omonima situata presso Naraha nella Prefettura di Fukushima, in Giappone, a seguito del terremoto e tsunami dell’11 marzo 2011. I gruppi elettrogeni di sicurezza alimentati da motori diesel vennero allagati perché erano posizionati ad una quota di pochi metri sul livello del mare; questo causò la mancanza di corrente elettrica e il blocco dei principali sistemi di raffreddamento in tre reattori. I reattori erano stati fermati automaticamente al momento della scossa, ma il loro corretto spegnimento avrebbe richiesto la dissipazione del calore residuo di reazione per un periodo di vari giorni, invece non si riuscì a riprenderne il controllo e nel corso dei due giorni successivi, in momenti diversi, i noccioli di tutti e tre i reattori subirono la completa fusione. Inizialmente classificato come grado 5, fu poi innalzato al grado 7 della Scala Ines dall’11 aprile 2011, quindi l’unico incidente nucleare la cui gravità è stata classificata dello stesso grado di Chernobyl.

Cosa sta succedendo ancora dentro i reattori della centrale nucleare di Fukushima

A picchi, durante tutti questi anni, il valore delle radiazioni all’interno dei reattori della centrale di Fukushima – in particolare, allarmante la situazione del n.2 – è arrivato a essere addirittura sette volte superiore rispetto a quelli registrati subito dopo lo tsunami nel 2011. I tecnici al lavoro per capirne il motivo temono che, come del resto a Chernobyl, ci siano tuttora barre di combustibile nucleare che continuano a bruciare. Si è scoperto anche un cratere di due metri di profondità che prima non c’era, forse scavato nel terreno dai materiali che si fondono per il perdurante calore.

Per avere un’idea del valore in atto si pensi che la dose di radiazioni naturale è di circa 2,4 milliSievert all’anno. Vengono inviati dei robot dotati di telecamere per cercare le barre di combustibile nucleare ma vengono fritti in due ore dagli alti livelli di radiazioni.

Tokyo Electric Power Co., Tepco, è riluttante a trarre conclusioni. “Un livello così alto di radiazioni all’interno dell’impianto, se la misurazione è esatta, sta a indicare che il materiale fuso in seguito all’incidente non è lontano e, soprattutto, non è immerso nell’acqua”, spiegava alla tv pubblica Nhk Hiroshi Miyano, docente all’Università Hosei e a capo di una commissione di studio sullo smantellamento della centrale giapponese. La situazione potrebbe complicare il piano per smantellare il reattore nucleare che ipotizza l’inizio dei lavori entro il 2021, con un impegno che avrebbe potuto richiedere anche 50 anni di lavori. Ma la situazione impedisce di avvicinarsi al reattore numero 2.

Cosa sta succedendo nel mare davanti a Fukushima oggi

Dal disastro avvenuto in Giappone nel 2011 sono diminuiti i livelli di radioattività nell’Oceano ma i fondali marini vicino alla centrale nucleare risultano ancora molto contaminati. Secondo il rapporto del comitato che riunisce numerosi esperti internazionali, l’incrocio dei dati di venti studi sulla radioattività generata dalla centrale giapponese ha messo in luce che i livelli di radioattività sono ridiscesi rapidamente dopo essere stati decine di milioni di volte superiori alla normalità subito dopo l’incidente. “Ad esempio, nel 2011, circa la metà dei campioni di pesci nelle acque costiere al largo di Fukushima conteneva tassi pericolosi di sostanze radioattive – ha spiegato Pere Masque, coautore della ricerca pubblicata dalla rivista annuale di scienze del mare –  mentre nel 2015 questo numero è crollato a meno dell’uno per cento sopra al limite”.

L’acqua contaminata dalle radiazioni proviene sia da perdite nei serbatoi in acciaio in cui è stata stoccata, che da contaminazione nel terreno. Per anni, dopo l’incidente, sono state versate in mare 300 tonnellate di acqua radioattiva al giorno. Poi la Tepco ha costruito un muro di ghiaccio. Costato 35 miliardi di yen (quasi 290 milioni di euro) e lungo un chilometro e mezzo, ora circonda gli edifici del reattore in quella che può essere considerata come una grande barriera rettangolare di permafrost artificiale, una sorta di bastione ghiacciato.

Il muro di ghiaccio è stato capace di ridurre la quantità di acqua contaminata dalla radioattività a 95 tonnellate al giorno, considerando solo le acque al di sotto della pianta del complesso. Il computo complessivo dell’acqua contaminata da radiazioni si alza comunque di molto se si considerano tutte le falde acquifere nei pressi della centrale.

Questo sistema sta mantenendo la situazione abbastanza stabile nonostante il governo sia ben conscio che ulteriori passi dovranno essere fatti per riportare la situazione alla norma o a un livello perlomeno accettabilmente simile alla normalità.

D’altronde il problema relativo al nucleo radioattivo della centrale è ancora irrisolto, nonostante siano passati sette anni dal giorno dell’incidente.

Cosa sta succedendo nelle città intorno a Fukushima oggi

Se questa è la situazione all’interno dell’impianto nucleare, vediamo qual è quella all’esterno. Complessivamente furono fatte evacuare circa 180mila persone. Secondo il governo giapponese ora il livello delle radiazioni nel territorio evacuato si avvicina a essere sicuro in molte aree, e dal 2016 sta progressivamente rimuovendo il divieto di evacuazione imposto in alcune aeree della prefettura. Per esempio la riapertura della città di Minamisoma, a ridosso dei 20 km dall’impianto di Fukushima Daichi, potrebbe comportare il ritorno di oltre 10.000 residenti; tuttavia le aspettative di effettivo rientro sono di gran lunga inferiori.

L'orientamento governativo di revocare a breve gli ordini di evacuazione dal villaggio di Iitate e da altre aree, a un anno dalla fine dell’erogazione dei risarcimenti per le famiglie di quelle zone, ha causato proteste. in quanto si pensa che sia una misura volta a annullare il sostegno per l’alloggio a chi è stato evacuato al di fuori delle zone designate. Una decisione che, per chi dipende economicamente da questo supporto, potrebbe significare il ritorno forzato in aree contaminate.
L’orientamento governativo di revocare a breve gli ordini di evacuazione dal villaggio di Iitate e da altre aree, a un anno dalla fine dell’erogazione dei risarcimenti per le famiglie di quelle zone, ha causato proteste. in quanto si pensa che sia una misura volta a annullare il sostegno per l’alloggio a chi è stato evacuato al di fuori delle zone designate. Una decisione che, per chi dipende economicamente da questo supporto, potrebbe significare il ritorno forzato in aree contaminate.

Nella prefettura sono ancora otto le municipalità con aree in cui non è consentito abitare, e le zone sono divise in 3 categorie in base al livello di radiazioni presenti nell’atmosfera o sulle superfici del terreno e delle case.

La vicina città di Tomioka è tuttora abbandonata. Il livello di radiazioni è al di sopra dei limiti consentiti. Ma c’è un ma. Secondo Green Cross, il governo starebbe spingendo al rientro nelle loro case gli sfollati anche per ridurre i risarcimenti loro dovuti. La ong afferma che bisognerebbe almeno lasciare ai cittadini la possibilità di decidere. Togliere l’indennizzo costringe di fatto molte famiglie indigenti a tornare in un ambiente pericoloso e nocivo, reso tale dalla colpevole leggerezza dei vertici della Tepco, gestore della centrale nucleare di Fukushima. Ad aggravare la situazione concorre anche l’acqua di raffreddamento radioattiva rilasciata a più riprese, volontariamente (inevitabilmente?) nell’ambiente circostante e nei mari. La revoca del provvedimento di sgombero dalle aree contaminate potrebbe insomma frenare i risarcimenti che la compagnia elettrica Tepco è o era obbligata a corrispondere ad almeno 50.000 evacuati.

Fukushima, piantando i semi della rinascita

Nel 2017 abbiamo aggiornato l’amplissima fotogallery del fotografo Massimo Colombo, che ha accompagnato LifeGate nella visita di un anno prima a Fukushima. Lo scenario non è post-apocalittico come ci si potrebbe aspettare. Molte zone della prefettura di Fukushima, ora, sembrano un posto normale – sottopopolato ma normale.

A Fukushima ci sono più di 150 sorgenti termali, dette “onsen” in giapponese. Il turismo non è più una fetta importante dell’economia della prefettura come lo era prima del terremoto, ma comunque in città come Nihonmatsu approdano ricercatori che ispezionano il livello di radioattività. Siamo a 50 chilometri da Fukushima Daiichi, appena fuori dalla zona di evacuazione, dove i venti di nordovest trasportano le radiazioni dalla centrale. Qui si può approfittare dell’ospitalità calda e generosa di contadini del luogo, come Tatsuhiro e Miwako Ono.
A Fukushima ci sono più di 150 sorgenti termali, dette “onsen” in giapponese. Il turismo non è più una fetta importante dell’economia della prefettura come lo era prima del terremoto, ma comunque in città come Nihonmatsu approdano ricercatori che ispezionano il livello di radioattività. Siamo a 50 chilometri da Fukushima Daiichi, appena fuori dalla zona di evacuazione, dove i venti di nordovest trasportano le radiazioni dalla centrale. Qui si può approfittare dell’ospitalità calda e generosa di contadini del luogo, come Tatsuhiro e Miwako Ono.

La catastrofe di Fukushima costerà 170 miliardi di euro ai giapponesi

I costi legati alla catastrofe nucleare di Fukushima erano, si sapeva, incalcolabili. Come riportato dal quotidiano economico Nikkei nel novembre del 2016 infatti, il governo del Giappone ha rivisto per l’ennesima volta al rialzo il dato relativo alle spese che occorrerà sostenere per bonifiche, indennizzi, smaltimento del sito e altre voci. Il conto non sarà inferiore alla cifra mostruosa di 170 miliardi di euro, ovvero quattro volte di più rispetto a quanto annunciato qualche mese dopo l’incidente.

Ma a Fukushima il cibo è sicuro. La conferma arriva dagli studenti che vivono in Giappone

I livelli di radiazioni riscontrati nel cibo prodotto nel distretto di Fukushima, sono gli stessi che si possono riscontrare a Parigi, o Roma. Ovvero praticamente nulli. A quattro anni dell’incidente alla centrale nucleare giapponese, in seguito al terremoto e al conseguente tsunami dell’11 marzo 2011, le misurazioni effettuate su riso, acqua, pesce e mele risultano essere al di sotto dei rigidi limiti imposti dal Governo giapponese (10 volte più bassi che in Europa o negli Usa).

Fukushima oggi, un viaggio di rinascita tra i suoi abitanti

2016, viaggio a Fukushima. La gente che vive nella prefettura di Fukushima è motivata, piena di risorse e pronta a rialzarsi. Non è in preda alla disperazione e all’abbandono. Mentre il resto del mondo non riesce a dimenticare le immagini delle esplosioni della centrale nucleare di Fukushima Daiichi e continua a temere il diffondersi di radiazioni per via aerea o marina, la maggior parte dei residenti è più proiettata al futuro.
LifeGate ha prodotto un docufilm sul viaggio a Fukushima per incontrare i contadini, i produttori di cibo e i ristoratori a distanza di anni dal terremoto, dallo tsunami e dal disastro nucleare che hanno sconvolto il Giappone nel marzo del 2011. La vera preoccupazione degli abitanti di Fukushima oggi è l’appetibilità dei propri prodotti indipendentemente dal fatto che i rischi per la sicurezza siano reali o meno. La presenza nel terreno e nell’acqua di sostanze radioattive come il cesio-137 e -134 e lo iodio-131 comporta gravi problemi alla salute, tra cui un maggiore rischio di contrarre il cancro. Ma la gente del posto lancia un messaggio rassicurante: le ispezioni sono sistematiche e i livelli delle radiazioni non superano i limiti previsti dalla legge giapponese. Un chilo di cibi generici (esclusi prodotti specifici come il latte per neonati) non può contenere più di 100 becquerel (Bq) di cesio-137, mentre nell’Unione europea il limite è di 600 e negli Stati Uniti di 1.200.

Sono trascorsi sette anni dal terribile tsunami che ha sconvolto la costa orientale del Giappone, l’11 marzo 2011. Una calamità naturale a cui è seguita un’altra tragedia: il disastro nucleare di Fukushima. I suoi effetti sono, ancora oggi, presenti nella mente e, soprattutto, visibili sulla pelle dei giapponesi. Qui tutti gli aggiornamenti LifeGate.
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