Il giornalista dissidente russo Arkady Babchenko “ucciso” in Ucraina, è vivo

L’omicidio di Arkady Babchenko, reporter e scrittore russo critico nei confronti di Vladimir Putin, è stata una messa in scena: è apparso in una conferenza stampa con il capo dei servizi di sicurezza ucraini a Kiev.

Aggiornamento in corso: Arkady Babchenko, il giornalista russo dato ieri sera vittima di un assassinio a Kiev, è vivo ed è apparso in una conferenza stampa con il capo dei servizi di sicurezza ucraini a Kiev. La sua morte, ha detto quest’ultimo, è stata una messa in scena. Secondo l’intelligence ucraina, “è stato scoperto un piano per assassinare Babchenko ed è stata presa la decisione di organizzare un’operazione speciale durante la quale siamo riusciti a raccogliere prove inconfutabili dell’attività terroristica dei servizi speciali russi nel territorio ucraino”.

Il procuratore generale ucraino e i vertici dei servizi segreti hanno spiegato che l’operazione era destinata ad incastrare il sicario e il mandante dell’omicidio del giornalista. Il primo sarebbe stato ingaggiato a fronte di un pagamento di 40.000 dollari: ora starebbe collaborando con la polizia. Il secondo è stato invece arrestato. “Ma dovevamo far credere ai servizi segreti russi che l’assassino aveva portato a termine il compito assegnatogli”, ha affermato Vassili Gritsak, capo dell’intelligence ucraina.

Nel corso della conferenza stampa anche Babchenko ha preso la parola, scusandosi con la famiglia per aver dovuto mantenere il segreto e affermando che l’operazione era stata avviata due mesi fa: “Ho seppellito amici e colleghi: so cosa si prova in quei momenti”, ha dichiarato. “Spiace che Babchenko abbia partecipato ad una provocazione dei servizi speciali ucraini, che fa parte di una serie di azioni folli delle autorità di Kiev contro la Russia”, ha replicato Konstantin Kosachev, presidente della commissione Affari esteri del Consiglio federale di Mosca, citato dall’agenzia Interfax.

Anche l’organizzazione non governativa Reporter senza frontiere ha condannato la messa in scena: il segretario generale Christophe Deloire, raggiunto dall’agenzia Afp, ha spiegato che benché la ricomparsa del giornalista rappresenti “un grande sollievo”, è “deplorevole e triste che si sia deciso di giocare con la verità, quale che sia il motivo”.

 


 

Arkady Babchenko era un giornalista e scrittore russo. Aveva 41 anni ed era papà di una bambina. È stato ammazzato con ogni probabilità per il lavoro che svolgeva. Aveva combattuto nell’esercito russo nel corso dei due conflitti in Cecenia (nel 1994-1996 e nel 1999-2000). Quindi aveva cominciato a lavorare come reporter di guerra per il giornale Moskovsky Komsomolets e per l’emittente Ntv. Poi ha collaborato con la Novaia Gazeta, la testata per la quale lavorava un’altra giornalista assassinata, Anna Politkovskaia. https://www.youtube.com/watch?v=fzGEgS8mEBs

Arkady Babchenko si era schierato contro l’annessione della Crimea da parte della Russia

Da tempo critico nei confronti della presidenza guidata da Vladimir Putin, è stato freddato a Kiev, in Ucraina. Secondo numerose fonti, tra le quali il quotidiano Ukrainskaia Pravda, Arkady Babchenko è stato colpito da tre pallottole alla schiena, mentre saliva le scale del suo appartamento nel quartiere Dniprovski. È riuscito a raggiungere l’abitazione, dove la moglie ha chiamato i soccorsi. È morto nell’ambulanza che tentava di trasportarlo in ospedale.

Nel 2014 si era schierato apertamente contro l’annessione della Crimea e la guerra avviata da Mosca nell’Ucraina dell’Est. Di conseguenza, aveva criticato con forza lo stesso Putin. Nel febbraio del 2017 la decisione di fuggire dalla Russia, dopo aver ricevuto numerose minacce di morte: su internet, ma anche in alcune trasmissioni televisive, era stato etichettato come un traditore e un fascista. “Sono dieci anni che vivo nella paura – aveva spiegato al momento della partenza -. Essere un dissidente in Russia significa poter essere imprigionato, o fatto fuori».

Dal 2016, una serie di attentati contro dissidenti russi in Ucraina

Da un anno, partecipava ad un programma dell’emittente televisiva ucraina Atr, storico media dei Tatar di Crimea, la minoranza etnica turca. E continuava a coprire la guerra del Donbass. Anche da lontano, probabilmente ciò che scriveva dava fastidio: secondo la polizia ucraina, è proprio la sua attività professionale la probabile causa del suo omicidio.

Arkady Babchenko non è il solo dissidente esiliato ad essere stato assassinato. Dall’estate del 2016, una serie di attacchi effettuati anche con autobombe hanno preso di mira ex combattenti del conflitto russo-ucraino, operatori dei media e politici. Nel mese di luglio, il direttore esecutivo dell’Ukrainskaia Pravda – Pavel Cheremet, anche lui di nazionalità russa – è saltato in aria mentre guidava la sua auto. E nel mese di marzo del 2017 Denis Voronenkov, ex deputato russo rifugiato a Kiev, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco nel centro della capitale ucraina.

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