Perché il 16 settembre è la Giornata mondiale per la protezione dello strato di ozono

La Giornata mondiale dell’ozono si celebra nell’anniversario della firma del Protocollo di Montreal. Un successo ambientale della comunità internazionale.

Si celebra oggi la Giornata internazionale per la protezione dello strato di ozono, che difende la Terra e gli esseri viventi che la abitano dai raggi ultravioletti. La data non è stata scelta a caso dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite: il 16 settembre è infatti anche l’anniversario dell’approvazione del Protocollo di Montreal, siglato dalla comunità internazionale nel 1987 proprio al fine di adottare politiche in grado di promuovere il riassorbimento del cosiddetto “buco dell’ozono” al di sopra della regione antartica.

Ban Ki-moon Onu
Il segretatio generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ©John Moore/Getty Images

“In questa Giornata internazionale – ha commentato il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon – è utile ricordare tutti i passi avanti che abbiamo compiuto in questi anni, al fine di impegnarci a farne degli altri per proteggere la nostra atmosfera. Solo così potremo costruire un mondo più sicuro, più prospero, più sano e più resiliente”.

Il buco dell’ozono in via di riassorbimento

L’adozione del Protocollo di Montreal, in effetti, ha rappresentato un autentico successo per il mondo intero. Il buco nel “cuscino protettivo” del nostro pianeta, che si estende tra venti e quaranta chilometri di altitudine rispetto alla superficie terrestre, risulta infatti diminuito di più di quattro milioni di chilometri quadrati rispetto ai rilevamenti effettuati nel 2000.

La conferma è arrivata all’inizio di luglio da uno studio pubblicato dalla rivista americana Science, effettuato nel corso del mese di settembre del 2015. Nell’analisi si sottolineano le dimensioni estremamente significative del fenomeno: la porzione di strato di ozono “recuperata” negli ultimi quindici anni è pari alla superficie degli Stati Uniti.

 

Buco ozono 1998
Il buco dell’ozono come si presentava alla fine degli anni Novanta ©SSPL/Getty Images

 

“Il mondo ha saputo proteggere la salute umana e gli ecosistemi”

Ciò proprio grazie al fatto che la concentrazione di clorofluorocarburi (Cfc) legati ad attività antropiche nell’atmosfera risulta in diminuzione del 10-15 per cento rispetto ai picchi dei primi anni Novanta. Un dato confermato anche dall’ultimo rapporto quadriennale curato dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale e dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente.
“L’abbandono progressivo degli agenti inquinanti – sottolineano le Nazioni Unite – ha non soltanto aiutato a proteggere lo strato di ozono attorno alla Terra, ma ha anche contribuito in modo significativo agli sforzi effettuati dalla comunità internazionale nel tentativo di combattere i cambiamenti climatici. Inoltre, in questo modo si è potuto proteggere la salute umana e quella degli ecosistemi”.

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