A Strasburgo approvata una risoluzione che adeguerebbe la definizione di violenza sessuale a quella della Convenzione di Istanbul. L’Italia a che punto è?
Il glifosato non riceverà più un euro. Succede in Calabria dove la giunta ha deciso di non finanziare più le aziende agricole che utilizzano l’erbicida.
La Calabria è la prima regione italiana ad aver deciso di bloccare i finanziamenti alle pratiche agricole che prevedono l’utilizzo dell’erbicida glifosato. La giunta regionale calabrese ha deciso di escludere dal piano di sviluppo rurale (Psr) le aziende agricole che utilizzano l’erbicida più “spruzzato” al mondo (con delibera n. 461/2016).
L’utilizzo e gli effetti del glifosato sulla salute e sull’ambiente hanno sollevato un dibattito che si fa, ogni giorno che passa, più acceso. Hanno addirittura messo in contrapposizione due agenzie, Iarc (International agency for research on cancer che fa capo all’Organizzazione mondiale della sanità, Oms) e Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare). L’agenzia Iarc lo ha classificato come “probabile cancerogeno per l’uomo” e per questo in Europa molti partiti e associazioni stanno facendo una battaglia per la sua messa al bando. Mentre l’Istituto per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) lo ha definito il principale inquinante delle acque superficiali e sotterranee in Italia.
L’Unione europea, dal canto suo, non è riuscita a trovare una maggioranza per decidere se rinnovare o meno l’autorizzazione all’utilizzo del glifosato, commercializzato per la prima volta nel 1974 con il nome di Roundup da parte della Monsanto. Così la Commissione di Bruxelles ha dovuto sopperire alla mancanza dei 28 paesi europei e ha deciso di prolungare per 18 mesi, fino al 31 dicembre 2017, l’autorizzazione all’erbicida in modo unilaterale.
“Siamo fiduciosi – dice Vincenzo Vizioli, presidente dell’Associazione italiana per l’agricoltura biologica, Aiab – che sul solco della regione Calabria si muoveranno molte altre regioni. La scelta della Calabria, inoltre, rompe il fronte di omertà mantenuto da tutte le altre regioni, che invece di tutelare i consumatori e l’ambiente, si trincerano, per pavidità nei confronti della multinazionale Monsanto, dietro le scelte scellerate e piratesche dell’Unione europea”.
Lo stesso ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina aveva dichiarato in un’intervista a LifeGate che il piano italiano è “Glifosato Zero per i prossimi anni. Abbiamo diverse possibilità che possono essere seguite in modo concreto e che possono aiutare l’Italia a prepararsi a un’eventuale uscita da questo scenario”.
La Calabria è l’esempio concreto, finalmente, della possibilità degli enti di agire in attesa dei tempi delle organizzazioni internazionali. È possibile, fin da subito, chiudere con il glifosato in Italia chiudendo il flusso di soldi che hanno favorito le pratiche agronomiche che lo prevedono.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
A Strasburgo approvata una risoluzione che adeguerebbe la definizione di violenza sessuale a quella della Convenzione di Istanbul. L’Italia a che punto è?
Il Pnr è stato posto in consultazione pubblica dai ministeri di Ambiente e Agricoltura e dall’Ispra. Si tratta di un documento atteso da decenni.
Energy2act è il progetto che crea un modello di transizione energetica, a partire dalle comunità di quartiere.
Dal 24 al 29 aprile, la Colombia ospita la prima Conferenza internazionale della società civile per l’abbandono dei combustibili fossili: l’Italia c’è.
Situazione in miglioramento, con criticità persistenti in pianura padana, Valle del Sacco, Campania. Ma le nuove direttive obbligano a fare ancora meglio.
Il fenomeno che ha coinvolto il Molise, con forti ripercussioni anche in Puglia, era noto da tempo. Secondo i geologi si sarebbe potuto intervenire.
L’esposizione alle microplastiche ridurrebbe la fertilità. Anche se, ora, un documentario e un’esperta dimostrano che è un processo reversibile.
Dal 28 marzo c’è allarme in Abruzzo, si rischia un nuovo caso Niscemi: gli esperti parlano di “paleofrana”. Sullo sfondo lacune non locali ma nazionali.
Con il decreto Bollette slitta la dismissione definitiva, che doveva arrivare già a fine 2025: ecco come si è arrivati alla situazione di oggi.