Investimenti sostenibili

Le grandi banche nel 2017 hanno speso 115 miliardi di dollari per la distruzione della Terra

Lo scorso anno sono aumentati i finanziamenti a carbone, petrolio da sabbie bituminose, trivelle offshore. Il totale è di 115 miliardi di dollari.

Non è bastato l’Accordo di Parigi sul clima. Non sono bastati gli studi che sottolineano in modo sempre più marcato le tragiche conseguenze dei cambiamenti climatici: dai milioni di profughi interni, agli eventi meteo estremi, all’estinzione di innumerevoli specie animali. Non è bastato nemmeno sapere in modo ormai inequivocabile che l’energia del futuro sarà sempre più dominata dalle rinnovabili. Evidentemente, tutto questo non è ancora abbastanza per convincere le grandi banche a tenersi alla larga dai combustibili fossili. Nel corso del 2017 non solo hanno continuato a finanziarli ma, non contente, hanno addirittura aumentato il loro sostegno ai progetti più dannosi, in primis il carbone e il petrolio da sabbie bituminose.

La passione delle grandi banche per i combustibili fossili

L’allarme arriva dal report “Banking on climate change 2018”. Giunto ormai alla sua nona edizione, è stato pubblicato il 28 marzo da Rainforest Action Network, BankTrack, Indigenous Environmental Network, Oil Change International, Sierra Club e Honor The Earth, con il supporto di una cinquantina di altre ong in tutto il mondo. Lo studio prende in analisi 36 tra i più grandi e famosi gruppi bancari del mondo, per scoprire quanti finanziamenti hanno erogato ad alcune categorie di combustibili fossili. Nello specifico, l’estrazione di petrolio da sabbie bituminose, nell’Artico e in mare aperto a grandi profondità; e ancora, le miniere e le centrali a carbone; infine, l’export di gas naturale liquefatto in Nord America.

cina carbone
Una centrale a carbone in Cina © Kevin Frayer/Getty Images

115 miliardi di dollari in un anno per distruggere l’ambiente

I numeri emersi dal report lasciano a bocca aperta. Sommando i finanziamenti erogati dalle grandi banche, si arriva a un totale di 115 miliardi di dollari. In controtendenza rispetto alla volontà delle istituzioni e della popolazione, questa somma è aumentata dell’11 per cento rispetto al 2016. Un anno che, al contrario, aveva fatto ben sperare perché all’indomani dell’Accordo di Parigi per la prima volta si era assistito a un calo degli investimenti.

Senza dubbio una delle motivazioni principali va ricercata nel primo anno di presidenza di Donald Trump, che ha azzerato il Clean Power Plan e ha ridato slancio a progetti che sembravano ormai sepolti: oleodotti, miniere, carbone, trivelle. Particolarmente attraente per le grandi banche sembra l’estrazione di petrolio da sabbie bituminose: gli investimenti hanno raggiunto i 47 miliardi di dollari, con un aumento pari addirittura al 111 per cento tra il 2016 e il 2017. Gli investimenti in carbone invece hanno vissuto tre anni stagnanti, anche se il totale resta comunque il più alto (94 miliardi di dollari dal 2015 al 2017). Restano ancorate al carbone soprattutto le grandi banche cinesi.

protesta shale gas
Una protesta contro l’estrazione di shale gas nel Regno Unito, nel 2011 © Christopher Furlong/Getty Images

Le grandi banche europee migliorano, quelle americane e cinesi arretrano

Per dovere di cronaca, bisogna chiarire che le 36 grandi banche prese in analisi non sono tutte uguali. Sono soprattutto i gruppi europei ad aver fatto grandi passi avanti per il clima negli ultimi anni. Bnp Paribas a ottobre 2017 ha detto basta a gas e petrolio da scisto, sabbie bituminose e trivellazioni nell’Artico; la londinese Hsbc, l’olandese Ing e la spagnola Bbva hanno stabilito di recente degli obiettivi sui finanziamenti a progetti sostenibili a livello ambientale e sociale, riducendo parallelamente la propria esposizione verso alcuni combustibili fossili.

Altrove, nel mondo, le cose sono molto diverse. In cima alla graduatoria dei finanziatori dei combustibili fossili figura China Construction Bank, che però investe quasi esclusivamente nel carbone, come la sua connazionale Bank of China (al quarto posto). Gli altri due gradini del poco invidiabile podio spettano a Royal Bank of Canada – che da sola ha stanziato 21 miliardi di dollari per le sabbie bituminose – e JPMorgan Chase, con 10,8 miliardi alle sabbie bituminose e 6,8 alle trivelle offshore.

 

Foto in apertura © kris krüg / Flickr

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