La Groenlandia ha deciso di vietare le attività petrolifere

Il governo della Groenlandia ha annunciato che non saranno più sfruttate riserve petrolifere sul proprio territorio, per ragioni economiche e climatiche.

La Groenlandia ha deciso di vietare le attività di ricerca di petrolio su tutto il territorio nazionale. Ad annunciarlo è stato il governo guidato da Mute Egede, nella giornata di venerdì 16 luglio: secondo l’esecutivo dell’immensa isola nordica, lo sfruttamento delle fonti fossili è poco redditizio e troppo pericoloso per clima e ambiente.

Allo studio un divieto anche sull’estrazione di uranio

Si tratta della prima grande riforma approvata sulla questione dal governo, retto da una coalizione composta da sinistra ed ecologisti. I dirigenti della Groenlandia stanno riflettendo anche ad una seconda legge, che vieterebbe anche l’estrazione di uranio. Già è stato congelato, in questo senso, un vasto progetto della società australiana Geeenland Minerals. Una scelta in linea con l’orientamento della popolazione: un sondaggio indica che il 63 per cento degli abitanti dell’isola è contraria allo sfruttamento dell’uranio.

Il cambiamento è epocale: numerosi studi hanno indicato infatti la Groenlandia come una terra ricchissima di risorse naturali. Una stima dell’Istituto per gli studi geologici degli Stati Uniti ha valutato in 51 miliardi di barili la quantità di petrolio che potrebbe essere presente nella regione. Ovvero un quinto delle riserve petrolifere non ancora sfruttate nel Pianeta.

La scoperta del petrolio in Groenlandia rischia di compromettere il complesso ecosistema locale
Lo sfruttamento del petrolio in Groenlandia rischierebbe di compromettere il complesso ecosistema locale © robas/GettyImages

“Troppi rischi per il clima e scarsa redditività economica”

Dal punto di vista politico, inoltre, si tratta di una scelta diametralmente opposta rispetto a quella assunta nel 2010, quando vennero concesse sette autorizzazioni per l’esplorazione alla ricerca di greggio a diverse grandi imprese petrolifere, tra cui l’inglese Shell e la scozzese Cairn Energy.

Ma il governo, secondo quanto riferito dall’agenzia Afp, è stato chiaro: “Una nuova analisi economica della redditività petrolifera in Groenlandia mostra chiamante che essa è pari alla metà di ciò che era stato previsto dalle compagnie”. La ministra delle Risorse naturali Naaja Nathanielsen ha quindi aggiunto che “si tratta di una tappa logica, poiché per noi la crisi climatica è una questione seria”.

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