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Esasperata da inflazione e corruzione, la popolazione di Haiti protesta da una settimana nella capitale. Violenti scontri con la polizia.
Cortei, manifestazioni, violenti scontri. Da giovedì 7 febbraio Haiti è attraversata da un’ondata di proteste contro il presidente Jovenel Moïse, dopo la pubblicazione di un rapporto che accusa il governo di aver sperperato denaro pubblico.
Il documento – riferisce il quotidiano francese Le Monde – è stato redatto dalla Corte dei conti haitiana. Secondo la quale parte dei fondi che il Venezuela, a partire dal 2008, ha prestato alla nazione caraibica, sarebbe stata utilizzata in modo improprio. Ovvero a scopri diversi rispetto a quello di sostenere lo sviluppo economico e sociale della nazione, una delle più povere del mondo.
Haiti president silent in the face of protests that have paralyzed Port-au-Prince
? @hectorretamal pic.twitter.com/27wItyBUbs
— AFP news agency (@AFP) 12 febbraio 2019
Chi è sceso in piazza, infatti, lo ha fatto anche e soprattutto per via della situazione dell’economia nazionale. Già particolarmente fragile, quest’ultima deve fare i conti con un’inflazione ad oltre il 15 per cento da ormai due anni. La moneta nazionale è stata inoltre svalutata enormemente rispetto al dollaro, il che pesa sull’approvvigionamento di generi di prima necessità, in gran parte importati nell’isola centro-americana di Hispaniola, territorio condiviso con la Repubblica Dominicana.
“Non ce la facciamo più. Non abbiamo elettricità, non c’è sicurezza. E ora chi vende farina e pane ha deciso di chiudere per via dell’inflazione. Siamo vicini ad una nuova rivolta per la fame”, ha affermato un uomo, in testa al corteo che ha attraversato la capitale Port-au-Prince. Inoltre, a far salire la collera sono anche i sospetti legati ad un’impresa diretta all’epoca dall’attuale presidente Moïse. Essa avrebbe ricevuto finanziamenti destinati alla costruzione di un’infrastruttura senza che fosse firmato alcun contratto.
Haiti prison break: All inmates escape from Aquin – BBC News https://t.co/qBHiLL9kRl pic.twitter.com/1hPTja37la
— dromografos News (@dromografosNews) 13 febbraio 2019
Le manifestazioni sono sfociate anche in violenti scontri, in particolare nei quartieri popolari della città. Qui le forze dell’ordine hanno risposto con fermezza: secondo quanto riferito dall’agenzia Afp, il totale dei morti dall’inizio della contestazione è arrivato a sei. Molte delle vittime hanno perso la vita a causa di colpi d’arma da fuoco.
Un’altra conseguenza della protesta è stata l’evasione di 78 detenuti del penitenziario di Aquin, piccola città della costa meridionale. La circostanza è stata confermata dalla polizia nazionale di Haiti, che tuttavia non ha precisato in che modo i prigionieri siano riusciti a scappare.
Nelle strade, inoltre, sono state incendiate automobili e alcuni negozi sono stati saccheggiati. Il precipitare della situazione ha anche convinto il governo degli Stati Uniti ad ordinare il ritiro di tutto il personale diplomatico non essenziale, nonché delle loro famiglie.
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