Harvey Weinstein è stato condannato a 23 anni di reclusione per violenza sessuale e stupro

La Corte suprema di New York ha condannato l’ex produttore cinematografico Harvey Weinstein per stupro e violenza sessuale. Nonostante l’assoluzione per altre accuse, il verdetto è un punto di svolta per i diritti delle donne.

Ultimo aggiornamento: 12 marzo 2020

“Con le sue manipolazioni, le sue risorse, i suoi avvocati, i suoi addetti stampa e le sue spie ha fatto tutto quello che poteva per fare tacere le vittime. Ma non sono state messe in silenzio. Hanno parlato con il cuore, e sono state ascoltate”. L’ex produttore cinematografico statunitense Harvey Weinstein, da anni al centro dello scandalo delle molestie sessuali nei confronti di decine di donne, è stato giudicato colpevole di violenza sessuale di primo grado e di stupro di terzo grado dalla Corte suprema di New York lunedì 24 febbraio, per poi essere condannato a 20 anni di reclusione per il primo reato e 3 anni per il secondo l’11 marzo.

Leggi anche: Caso Weinstein. Cosa è accaduto per 30 anni e perché le molestie sessuali sono state denunciate ora

Alla fine di un processo durato settimane è arrivata la condanna per il magnate hollywoodiano, giudicato colpevole per due delle cinque accuse imputategli: violenza sessuale e stupro, ai danni di Miriam Haleyi e Jessica Mann rispettivamente. Le due donne erano coinvolte nel processo dalla parte dell’accusa, che ha poi visto partecipare come testimoni altre 27 donne. Weinstein, ora 67enne, dovrà scontare le pene di 20 anni (su un massimo di 25) e 3 anni (su un massimo di 4) una di seguito all’altra.

L’ex produttore cinematografico statunitense Harvey Weinstein
L’ex produttore cinematografico statunitense Harvey Weinstein è da anni al centro dello scandalo delle denunce di molestie sessuali da parte di decine di donne © Spencer Platt/Getty Images

Per quali reati è colpevole Harvey Weinstein

  • Violenza sessuale di primo grado su Miriam Haleyi

Miriam Haleyi era assistente di produzione del programma Project runway quando il 10 luglio 2006 Weinstein l’ha portata nel suo appartamento a Soho con la scusa di un meeting. Lì, l’ha approcciata, spinta in camera da letto dove si è imposto fisicamente forzandola a subire sesso orale.

L’ho rifiutato ma ha insistito. Continuavo a dire di no. Ogni volta che provavo ad alzarmi dal letto mi ributtava giù e mi tratteneva. A quel punto ho capito cosa stava per accadere. Mi ha obbligata a ricevere sesso orale. Ero sotto shock, ho disconesso.Miriam Haleyi

Per violenza sessuale di primo grado, l’accusa più grave per cui Weinstein è stato giudicato colpevole, si intende quando una persona ha sesso orale o anale con qualcuno non consenziente o se è stata usata la forza o delle minacce per compiere il crimine. È punibile dai 5 ai 25 anni di carcere.

  • Stupro di terzo grado su Jessica Mann

Jessica Mann nel 2013 era un’aspirante attrice e a quel tempo aveva una relazione “vera ma umiliante e oppressiva” con Weinstein. Dopo aver cercato di porre fine alla loro relazione nella hall del Midtown East hotel, Weinstein ha chiesto a Mann di recarsi nella sua stanza, dove Weinstein l’ha costretta a spogliarsi per poi abusare di lei.

Arrivata in stanza ho iniziato a litigare con lui. Sembrava un sergente: duro, arrabbiato. È venuto verso di me ordinandomi di spogliarmi. Ero in panico, il mio peggior incubo stava per accadere. Ero arrabbiata e spaventata. Mi sono arresa.Jessica Mann

Per stupro di terzo grado si intende un rapporto sessuale non consenziente con un’altra persona. Secondo il codice penale di New York, ci sono tre gradi di stupro: il terzo è il meno grave, il primo il più grave. Viene punita con un massimo di 4 anni di libertà vigilata.

Dopo il verdetto, Weinstein è stato portato via in manette in prigione, dove aspetterà la sentenza finale l’11 marzo.

Harvey Weinstein alla corte suprema di New York
L’ex produttore cinematografico Harvey Weinstein alla Corte suprema di New York il 24 febbraio 2020 © Scott Heins/Getty Images

Per cosa è stato scagionato

Proprio dallo stupro di primo grado è stato scagionato Weinstein, accusa che oltre a un rapporto non consenziente prevede l’uso della forza. Weinstein è stato inoltre non giudicato colpevole per due accuse di aggressione sessuale predatoria, la più grave accusa della categoria (è un reato penale classificato AII) che infatti prevede come pena l’ergastolo. Una persona è colpevole di aggressione sessuale predatoria se la giuria determina che ha anche commesso uno stupro di primo grado, violenza sessuale o abuso sessuale aggravato su più di un’altra persona.

Come si è arrivati fin qui

Le vittime presenti al processo non erano le uniche. Quasi 100 donne del mondo del cinema e dello spettacolo hanno denunciato negli ultimi anni di essere state vittima di molestie sessuali da parte di Weinstein, inclusi nomi celebri come Gwyneth Paltrow e Uma Thurman, tra le altre. Le accuse, inoltre, si riferiscono a un lasso temporale molto ampio della vita lavorativa di Weinstein: fin dagli anni ‘80. Infatti nel 2017 un’inchiesta del New York Times ha rivelato numerosi casi di molestie da parte di Weinstein.

Leggi anche: #MeToo. La persona dell’anno 2017 del Time è chiunque abbia rotto il silenzio sulle violenze sessuali

Da quel momento, in pochissimi giorni, sempre più vittime hanno iniziato a denunciare i fatti, incoraggiando altre a farlo e facendone emergere sempre di più. Una dopo l’altra hanno iniziato a parlare, come se un vaso di Pandora fosse stato aperto. A dar loro ancora più forza, la nascita del movimento #MeToo, fino ad arrivare alla prima causa intentata dallo stato di New York per chiedere risarcimento alle vittime e che il magnate risponda di violazione dei diritti umani.

Weinstein molestie sessuali new york
Il caso Weinstein ha dato il via a una serie di denunce nei confronti di altri personaggi del mondo dello spettacolo. È nato l’hashtag #MeToo, con cui le donne hanno avuto il coraggio di rompere il silenzio sulle molestie sessuali © David McNew/Getty Images

Il lascito del verdetto

Allora come oggi Weinstein si è proclamato innocente, dichiarando di non aver mai avuto rapporti sessuali non consenzienti portando come prova a sostegno – come presentato dalla sua difesa in tribunale – il fatto che alcune donne abbiano mantenuto i rapporti con lui anche dopo i fatti, uno scenario in realtà comune nei reati a sfondo sessuale, come confermato in udienza alla giuria dalla psichiatra Barbara Ziv: “È normale avere contatti con l’aggressore”.

Conosco la storia della mia relazione con lui. Ma questo non cambia il fatto che mi ha violentata.Jessica Mann

Proprio questo è un punto su cui l’accusa, guidata dai legali Joan Illuzzi-Orbon e Meghan Hast, si è concentrata molto: creare un precedente in cui si abbia questo tipo di relazioni tra vittime e aggressore. Inoltre, l’accusa ha tracciato in maniera impeccabile la colpevolezza dell’accusato: grazie alla presenza di decine di testimoni e ai loro racconti, si è profilato il personaggio di Weinstein come un freddo e calcolatore predatore sessuale, che sceglieva le proprie vittime per necessità o debolezza addescandole e abusandone con lo stesso metodico approccio nel corso del tempo e degli anni.

Il coraggio delle donne

Non solo. Nonostante sia stato liberato da tre capi d’accusa su cinque, il verdetto è stato il primo banco di prova per il movimento per i diritti delle donne. Un punto di svolta perché forse la prima conferma – tardiva, ma tanto mai aspettata – che sì, è possibile dichiarare responsabili gli uomini, a prescindere dalla loro posizione di potere nella società, per molestie, aggressioni e violenze sessuali sul posto di lavoro e non, ed essere condannati per questo. Una ricompensa al coraggio e alla forza delle donne che hanno lottato e che si sono esposte, una mano tesa verso il silenzio di quelle che ancora devono farlo.

Non importa quanto possa essere potente una persona, o quanto fango venga lanciato a chi ha il coraggio di farsi avanti. I tempi sono cambiati. L’era del movimento #MeToo ha iniziato a smascherare questi sistemi di abuso di potere. Ora le donne possono essere ascoltate e credute.Michelle Simpson Tuegel, avvocato

Articoli correlati