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Seimon è un ragazzino di 16 anni che frequenta il terzo anno della scuola secondaria e vive a Huachipa, un distretto periferico di Lima, capitale del Perù. Fino all’anno scorso, nonostante le scarse risorse della sua famiglia, la sua vita è stata allegra, gli amici non mancavano e ogni giorno ci si inventava qualcosa per divertirsi.
Seimon è un ragazzino di 16 anni che frequenta il terzo anno della scuola secondaria e vive a Huachipa, un distretto periferico di Lima, capitale del Perù. Fino all’anno scorso, nonostante le scarse risorse della sua famiglia, la sua vita è stata allegra, gli amici non mancavano e ogni giorno ci si inventava qualcosa per divertirsi. Poi ha iniziato ad avere dolori alla testa, mancanza di appetito, stanchezza e tosse.
Portato al centro di salute i medici gli hanno detto che sarebbe stato meglio che si ricoverasse all’ospedale. La situazione non era chiara, ma i suoi hanno pensato che fosse qualcosa di transitorio, la tosse ce l’hanno tutti i bambini che vivono in quella zona a causa della polvere che invade strade e case. A Lima, infatti, non piove quasi mai. Qualche settimana dopo la febbre sale e lo ricoverano d’emergenza. Qui a Seimon viene diagnosticata la leucemia. Da quel giorno deve sottoporsi per due volte al mese a un trattamento di chemioterapia e a frequenti trasfusioni di sangue.
Le cause dell’insorgere della malattia non sono note ma sicuramente le condizioni ambientali in cui vive Seimon non hanno avuto un effetto positivo. Per il grave inquinamento e la deturpazione del territorio Huachipa è una “Terra dei fuochi” latinoamericana. Qui, migliaia di persone vivono in mezzo ai fumi tossici dei forni di mattoni disseminati per tutta la zona.
Per cuocere i rudimentali mattoni fatti a mano i forni bruciano carbonella e rifiuti per 24 ore al giorno, e le ciminiere non sono dotate di alcun filtro. Il ritmo di produzione è serrato, adeguandosi a quelli frenetici dell’edilizia, in enorme espansione: negli ultimi dieci anni Lima è diventata una megalopoli immensa e molto inquinata. Con dieci milioni e mezzo di abitanti, la città si affaccia sull’oceano Pacifico e ha un clima praticamente desertico.
Le favelas dove si sono riversate milioni di persone emigrate dalle zone più povere del paese sono costituite di baracche costruite con materiali di riciclo (lamiere, assi di legno, perfino cartone) piantate su declivi e terreni polverosi grigi, privi di vegetazione.
Venti anni fa, invece, Huachipa era una delle poche aree verdi, i suoi fertili campi agricoli rifornivano la capitale di ottimi ortaggi e frutta e una bella rete di canali forniva l’acqua per coltivare. Ma il boom immobiliare ha reso preziose quelle terre argillose che, nel giro di qualche anno, sono state scavate in modo del tutto indiscriminato da miriadi di disperati migranti andini. Non solo: date le paghe da fame, per avere un reddito di sopravvivenza hanno coinvolto anche i figli nella fabbricazione manuale dei mattoni e, in tempi più recenti, anche per la coltivazione intensiva di grass, i tappeti erbosi per giardini e strutture sportive.
Ora la devastazione del territorio è totale. Il terreno pelato è costellato da profondi crateri che hanno portato in superficie la falda acquifera, che viene contaminata dallo scarico di rifiuti di ogni tipo. Sui grigi terreni argillosi incombe per molti mesi l’anno il grigio insistente del cielo di questa costa del Perù, dove raramente il vento riesce a spazzare la garúa, la nebbiolina che si mischia agli scarichi industriali e a quelli dei camion, penetrando nei polmoni degli abitanti del luogo, come Seimon e José Armando.
A José Armando, un ragazzino di 17 anni, è stato scoperto di recente un sarcoma (cancro alle ossa) e deve sottoporsi alla chemioterapia. La famiglia, come quella di Seimon, vive dell’industria dei mattoni: entrambi i padri sono scaricatori, ma non hanno molte risorse. Per questo, Terre des Hommes si è fatta carico di alcune delle spese correlate ai trattamenti, dato che i due ragazzini erano inclusi da qualche anno nel progetto di lotta al lavoro minorile finanziato attraverso il programma di sostegno a distanza.
L’obiettivo finale di questi progetti è offrire ai bambini e alle bambine un supporto per poter prolungare la loro frequenza a scuola e migliorare il loro rendimento, con la prospettiva di dar loro maggiori possibilità professionali e spezzare il circolo vizioso che dalla povertà della famiglia condanna a una scarsa istruzione e quindi di nuovo alla povertà. Purtroppo, per Seimon e José Armando le chance di avere un futuro migliore si affievoliscono ogni momento che passa. Ma per gli altri bambini speriamo di aver seminato in quell’ambiente brullo un’accresciuta consapevolezza dell’importanza del rispetto dell’ambiente e dei propri diritti, perché possano scegliere la loro strada e dare il loro contributo perché non nascano più nuove Huachipa.
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