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di Giulia Fulghesu, psicologa e dietista Durante la prima infanzia, nel periodo che va dalla nascita ai due anni di età, il fabbisogno proteico giornaliero è abbastanza elevato: dal 6° al 12° mese ad esempio, il livello di assunzione raccomandata va da 1,11 a 1,32 grammi per chilogrammo di peso corporeo, così come viene segnalato nell’ultima versione della tabella di riferimento LARN. (Livelli di
Durante la prima infanzia, nel periodo che va dalla nascita ai due anni di età, il fabbisogno proteico giornaliero è abbastanza elevato: dal 6° al 12° mese ad esempio, il livello di assunzione raccomandata va da 1,11 a 1,32 grammi per chilogrammo di peso corporeo, così come viene segnalato nell’ultima versione della tabella di riferimento LARN. (Livelli di Assunzione giornalieri Raccomandati di Nutrienti) che risale al 2014.
Nelle età successive il fabbisogno proteico necessario a garantire una buona crescita si riduce. Nella seconda e terza infanzia, vale a dire nel periodo dai due ai sei anni e nel periodo dai sei ai dodici, la quota proteica deve corrispondere all’età e alla taglia del bambino e deve fornire un apporto adeguato di proteine animali e vegetali.
Le proteine, dopo l’acqua, costituiscono la parte maggiore dei tessuti, per questo sono uno dei principi alimenti indispensabili nella dieta dell’uomo. Hanno una funzione prevalentemente plastica (servono per lo sviluppo, la conservazione e il ripristino delle cellule) e, in misura minore, energetica.
Benché le proteine siano certamente fondamentali in età pediatrica, negli ultimi anni i livelli di fabbisogno proteico giornaliero, soprattutto nel primo anno di vita, è stato drasticamente ridotto.
È stato ampiamente dimostrato (leggi lo studio How much protein is safe? pubblicato su International Journal of Obesity o lo studio pubblicato per National Library of MedicineNational Institutes of Health) che un elevato apporto di proteine aumenterebbe il rischio di sviluppare obesità negli anni successivi.
Oltre a un aumento delle cellule di grasso (adipociti), l’eccessiva assunzione di proteine può portare anche a problematiche acute nel breve periodo come un sovraccarico renale e un minor assorbimento di calcio.
Contrariamente a quanto veniva consigliato fino a qualche tempo fa, il divezzamento del bambino è consigliabile non prima del sesto mese d’età, proprio per evitare un precoce ed eccessivo apporto di proteine.
Per lo stesso motivo, sin dai primi tempi di divezzamento, è consigliabile introdurre nella dieta del bambino alimenti proteici di origine non animale – primi fra tutti i legumi – stando attenti a non cadere nei due errori più comuni: aggiungere uno o più cucchiai di parmigiano alla pappa in cui è già presente una proteina (il cucchiaio di parmigiano coprirebbe già da solo il fabbisogno proteico del pasto) e introdurre il latte vaccino prima dell’anno di età.
Negli alimenti gli aminoacidi essenziali sono spesso insufficienti o in proporzioni non idonee, perciò si usa distinguere in proteine complete e proteine carenti. Tra le migliori fonti di proteine complete troviamo gli alimenti di origine animale (latte, uova, pesce, carne). Gli alimenti di origine vegetale (legumi, cereali) sono di solito più carenti di aminoacidi essenziali. Le proteine dei legumi sono carenti di aminoacidi solforati come metionina e cistina, a volte il triptofano; mentre abbondano in lisina, aminoacido carente nei cereali.
Tuttavia è possibile ovviare alle insufficienze dei singoli alimenti combinando i legumi con i cereali; questo permette di rispettare, nella preparazione dei pasti, i rapporti adeguati fra gli aminoacidi essenziali. Pasta e fagioli, riso e ceci, pasta e lenticchie e altri piatti tipici della tradizione mediterranea, offrono una valida alternativa vegetale al consumo di alimenti di
origine animale.
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