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Il Canada ha organizzato incontri tra le imprese petrolifere e capi delle tribù indigene per cercare di ottenere il sostegno per la costruzione di oleodotti e gasdotti sulle loro terre.
Un accordo siglato oltre due secoli fa rischia oggi di essere infranto. Il proclama reale emanato da Giorgio III d’Inghilterra aveva stabilito che gli indiani canadesi potevano disporre di un’enorme area tra il Mississippi e i monti Appalachi, il cosiddetto “territorio indiano”, in cui erano assolutamente proibiti acquisti di terre.
Oggi il governo canadese guidato da Stephen Harper sta cercando di ottenere dalle Prime Nazioni, i popoli aborigeni del Canada, i diritti sulle loro terre per costruirvi gasdotti e oleodotti in cambio di parte dei guadagni derivati dallo sfruttamento del suolo.
Nell’autunno del 2014 si sono svolte riunioni private tra i rappresentanti di Enbridge, Syncrude e altre compagnie petrolifere e i capi delle popolazioni indigene. Secondo un comunicato del governo lo sfruttamento delle risorse è di interesse nazionale, senza però considerare le proteste di molte popolazioni autoctone contro gli oleodotti e altri progetti industriali che devasterebbero le terre ancestrali degli antenati.
“L’opposizione a questi progetti da parte dei gruppi aborigeni può condannare lo sviluppo del petrolio e del gas naturale e delle relative infrastrutture, né l’industria né i nostri partner commerciali sono disposti ad aspettare a oltranza i risultati dei procedimenti giudiziari”, ha dichiarato Douglas Eyford, rappresentante federale delle infrastrutture energetiche.
“Il governo e le compagnie petrolifere sono ben consapevoli che i movimenti per i diritti dei nativi si batteranno contro i loro progetti distruttivi e inquinanti – ha affermato Clayton Thomas Mueller, attivista delle Prime Nazioni. – Harper sta disperatamente cercando di manipolare l’assemblea delle Prime Nazioni e convincere alcuni dei nostri capi a sacrificare i nostri diritti e le nostre terre sull’altare del profitto”.
Il primo ministro canadese non si arrende e continua a cercare di persuadere i rappresentanti delle Prime Nazioni illustrando loro le opportunità economiche delle operazioni petrolifere e minerarie. Dall’altra parte i nativi chiedono che più organizzazioni aborigene vengano coinvolte nelle riunioni che potrebbero decidere il futuro delle terre dove riposano gli spiriti dei padri.
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