Un team di ricercatori in Portogallo ha analizzato i polifenoli nell’olio extravergine d’oliva biologico e in quello da agricoltura integrata osservando che sono più elevati in quello bio.
L’impatto ambientale è più importante del prezzo o del marchio, è quanto emerso da un’analisi globale sul consumo di pesce.
Il 72 per cento delle persone che consuma pesce ritiene la sostenibilità un fattore chiave per i propri acquisti, più importante del prezzo e della marca, e concorda sulla necessità di consumare solo pesce proveniente da fonti sostenibili per salvaguardare gli oceani. È quanto emerso dalla più grande analisi globale sul consumo di pesce mai condotta, effettuata in ventuno paesi dalla società di ricerca GlobeScan, per conto del Marine Stewardship Council (Msc), organizzazione no profit indipendente che verifica il rispetto di pratiche di pesca ecosostenibili assegnando certificazioni a chi rispetta i criteri di valutazione. La ricerca ha valutato le preferenze di oltre 16mila consumatori provenienti da Australia, Austria, Belgio, Canada, Cina, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Giappone, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Singapore, Sud Africa, Spagna, Svezia, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti d’America.
Oltre la metà degli intervistati, il 54 per cento, ha dichiarato di essere disposto a pagare di più per un prodotto certificato e sostenibile. Questo è in contrasto con gli acquisti di altri beni di largo consumo, dove il prezzo e la marca guidano solitamente le decisioni di acquisto.
“Questi dati dimostrano che i consumatori di pesce sono in sintonia con l’esigenza di sostenibilità e che sono disposti a cambiare abitudini di acquisto per proteggere gli oceani – ha commentato Rupert Howes, ceo di Msc. – I cittadini sentono il potere di scegliere la sostenibilità con i loro portafogli”. Proprio la mancanza di questa consapevolezza è una delle cause dell’attuale situazione, i consumatori hanno infatti spinto il mercato a produrre cibo a costi sempre più bassi. Solitamente il basso prezzo degli alimenti non tiene però conto dei costi esternalizzati, come l’impatto ambientale, i sussidi ad allevamento, pesca e agricoltura, i nuovi batteri resistenti agli antibiotici creati dall’allevamento intensivo e il benessere degli animali.
Oltre due terzi degli intervistati, il 68 per cento, ritiene necessario che marchi di distribuzione del pesce e supermercati verifichino in modo indipendente l’effettiva sostenibilità dei propri prodotti. Il 62 per cento dei consumatori considera la certificazione Ecolabel importante per preservare le popolazioni ittiche per le generazioni future e contribuisce ad aumentare la loro fiducia nel marchio. Il maggior ricorso a tecniche di pesca meno impattanti potrebbe tuttavia non bastare a preservare la vita negli oceani, molti scienziati prevedono infatti la scomparsa del pescato in meno di cinquanta anni, attualmente su dieci grandi predatori marini (come tonni o squali) che popolavano i nostri oceani tra cinquanta e cento anni fa ne resta soltanto uno.
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